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Sergio Mattarella

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di OSVALDO VETERE

Caro Presidente della Repubblica, cari Giudici della Corte Costituzionale, in virtù dei vostri poteri e doveri, fermatelo voi! Siete i tutori della Repubblica e dell’ordine costituzionale, dei diritti e delle libertà per il cui riconoscimento i nostri padri –e nonni, per i più giovani come me- hanno sacrificato la loro vita, dello Stato di Diritto e della democrazia. Siete i soli a poterci salvare dalla deriva autoritaria, siete gli unici in grado di opporvi al “decreto insicurezza”, solo voi potete cancellare dalla nostra coscienza le macchie rosse intrise del sangue di migliaia di persone che muoiono e continueranno a morire nella speranza di poter arrivare nel nostro paese e condurre una vita al limite della dignità; perché il colore della pelle sarà anche diverso, ma il loro sangue è del nostro stesso colore.

Non siamo tutti spietati e cinici come i leghisti, ma non siamo neanche come i pentastellati. Proprio loro in questa triste pagina della nostra Repubblica hanno una grave responsabilità: proprio loro, quelli che invocavano al cambiamento e pretendevano onestà, quelli che denigravano e combattevano la vecchia politica, proprio loro, pur di non far cadere il governo e dover ritornare a casa, si sono piegati, per l’ennesima volta, al volere di Salvini. Cosa non si fa pur di non lasciare il proprio posto in Parlamento? Si è disposti a barattare la propria dignità, i propri valori, la propria umanità. È bastato il paventarsi della possibilità di andare al governo prima, e di mantenere la poltrona poi, per buttare al vento quanto professato e sostenuto per 10 anni. È questo il cambiamento tanto invocato?

E il paradosso è che, adesso, dopo esser stati usati dal leader leghista per l’approvazione del decreto, questi pare li abbia definitivamente scaricati: il governo cadrà –si andrà presto ad elezioni anticipate- e insieme ad esso verrà giù tutto il Movimento. Il decreto sicurezza bis è una chiara minaccia per lo Stato di diritto. Mai, e ripeto mai, nella storia della nostra Repubblica, un ministro ha goduto di tali e ampi poteri. Ennesima fiducia, ennesima prova di forza, ennesimo sgambetto alla nostra democrazia. Un Parlamento svuotato dei propri poteri con il consenso di una parte della maggioranza che è rimasta silente pur di continuare ad occupare il proprio posto. Io non voglio essere complice, non voglio e non posso tacere davanti a ciò. Per questo invoco il vostro intervento.

Per questo vi chiedo –e credo di parlare a nome di milioni di italiani- di non chiudere un occhio, di non girarvi dall’altro lato. Questo decreto calpesta esplicitamente i principi costituzionali, i trattati internazionali, la nostra civiltà. Art. 10 Costituzione: “L’ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute. La condizione giuridica dello straniero è regolata dalla legge in conformità delle norme e dei trattati internazionali. Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla legge.” È sufficiente leggere tale principio per comprendere quanto la prima parte del decreto sia in palese contrasto con i dettati costituzionale ed internazionale, con la Dichiarazione universale dei diritti umani e con la Convenzione europea dei diritti dell’uomo, ma anche con il Diritto del mare e i trattati internazionali che prevedono l’obbligo di salvataggio in mare e l’obbligo di condurre i soccorsi nel “porto sicuro” più vicino. Queste persone fuggono dalla guerra, da paesi in cui non sono garantite le minime libertà democratiche, figuriamoci quelle garantite dalla nostra Costituzione. Come possiamo respingerli? Come possiamo condannare il senso di umanità di chi mette in salvo queste povere persone?

Questo decreto ha solo una funzione: criminalizzare la solidarietà e fomentare l’odio nei confronti dei più deboli. Non sarebbe stato più saggio, umano e responsabile, anziché varare un simile decreto, partecipare agli incontri tra i Ministri degli Interni dell’UE in cui si discuteva della revisione del Trattato di Dublino e della distribuzione dei migranti all’interno dell’Unione? Ma non è finita qua: dall’articolo 6 al conclusivo articolo 18 il decreto introduce nuove norme e reati in merito alla gestione dell’ordine pubblico durante le manifestazioni di protesta o sportive. Tra le nome introdotte vi è anche il divieto di indossare “caschi o qualsiasi altro dispositivo che renda irriconoscibile una persona” nelle manifestazioni di questo tipo ed un inasprimento delle pene per i reati di violenza o minaccia a un pubblico ufficiale, ma anche per il reato di resistenza nei confronti degli stessi.

Si tratta di norme formalmente incontestabili, soprattutto dopo gli ultimi tristi fatti di cronaca, ma insite di pericolo. Non è forse un modo per mettere nelle mani del Ministro dell’Interno “un’arma” per reprimere ogni forma di dissenso? Questa poteva essere l’occasione giusta per introdurre ad esempio i numeri identificativi per i membri delle forze dell’ordine, affinché anche questi quando sbagliano possano pagare per le proprie azioni e assumersi la responsabilità delle loro condotte. Perché, come in tutte le cose della vita, anche nelle forze dell’ordine ci sono delle “mele marce”, e chi sbaglia deve pagare, sempre. Non sarebbe stato forse più opportuno discutere in aula con tutte le forze politiche e trovare, insieme, un modo per affrontare e risolvere queste questioni anziché porre la fiducia su tematiche cosi delicate e complesse? Caro Presidente, cari Giudici, siamo nelle vostre mani: invoco pertanto un vostro autorevole e risolutivo intervento.


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