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Mamma Giulia e Chiara

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La storia di mammaGiuliafigliaChiara inscindibile duo comico formato da una mamma e una figlia piccola e nato postando filmini casalinghi fatti col telefonino su TikTok durante la pandemia, nel solito tran tran familiare fra compiti, giochi, pranzi e cene, racconta a pieno la rivoluzione compiuta in questi anni dai social network.

Giulia e Chiara da un paesino della provincia di Savona a 5 minuti dal mare ma a 1000 anni luce di distanza dal mondo dello spettacolo, senza santi in paradiso e senza spostarsi dal salotto di casa sono diventate un piccolo fenomeno del web, beniamine di mamme e bambini. Tanto che Giulia, 28 anni, sposata con Antonio e mamma di due figli, Chiara, quasi 8 anni e Diego, 5, impiegata come cassiera al Conad del paese, ha mollato il lavoro per puntare tutto sulla rete. E sulle ali del successo e con i guadagni che ripagano gli sforzi, l’intera famiglia ha deciso di cambiare vita e sta per trasferirsi dalla Liguria a Roma per sfruttare al meglio la grande occasione. Chiedo a mamma Giulia:

Quando hai postato i primi video, ti aspettavi di raggiungere la popolarità in così poco tempo?

«La risposta è no. Finché non sei all’interno del sistema non ti rendi conto che il web è un posto estremamente democratico dove se vali, vai avanti, sia che tu venga dal centro o dalla periferia del mondo, sia che tu abbia conoscenze, soldi, oppure no. Quello che conta è il talento».

Parliamo del talento. Voi l’avete?

«Mia figlia Chiara. Ha iniziato a 5,6 anni: prendeva il telefono da sola e faceva come i grandi: parlava, ballava. La gioia di prendersi ogni volta la scena. Impossibile ignorare questa cosa».

E quindi?

«Avevo un profilo su TikTok e ho pensato di postare dei video spiritosi tra me e lei. Mal che vada è un ricordo che rimane nostro, ho pensato. Mio marito era titubante: era preoccupato di mostrare nostra figlia in rete. Questo è un mondo che crea molta diffidenza. Invece, da subito, questa cosa ci ha portato un sacco di emozioni positive. I video sono diventati virali e ci hanno permesso di salire in poco tempo fino a 300 mila iscritti. Eravamo in pieno lockdown e chiusi in casa, pubblicavamo due o tre TikTok al giorno, in quei mesi che sono stati come una bolla, abbiamo davvero vissuto la nostra quotidianità su TikTok. Oggi posso dire: accidenti, durante la pandemia c’è gente che ha perso il lavoro e io ne ho acquistato uno ottimo».

Poi però vi siete spostati su YouTube.

«Il 25 luglio 2020 ho aperto anche il canale YouTube. È stato incredibile: quando ho annunciato l’apertura, ho fatto 5000 iscritti in un giorno. Andavo a curiosare ogni mezz’ora e vedevo i numeri salire. Non ci credevo. Due mesi dopo mi ha contattato il mio attuale manager Vincenzo Spinelli di What the Factory che mi ha detto: “Vedo in voi un diamante grezzo, basta solo lucidarlo. Vi metterei un po’ di persone dietro a perfezionare la qualità dei vostri video”. Mi sono affidata. Poi, proprio in quei giorni in cui ero in trattativa con l’agenzia, TikTok mi ha bloccato il profilo. Ero a quasi 800.000 seguaci».

Come mai TikTok vi ha bloccato?

«C’era appena stato il terribile caso della bimba di Palermo rimasta soffocata con una corda mentre faceva una challenge e quindi tutti i profili con bambini in quel momento erano attenzionati dalla piattaforma. Io e Chiara non facciamo niente di pericoloso, ma in ogni caso abbiamo avuto problemi. Il canale ci è stato restituito, ma poi è stato messo in rielaborazione. Alla fine il mio agente mi ha consigliato di lasciar perdere e continuare solo su YouTube. Insomma: in un anno e due mesi siamo arrivate a quasi mezzo milione di followers».

Come realizzate i video?

«Pubblichiamo tutti i giorni prendendo spunto da quello che ci accade nella vita quotidiana, cercando sempre di trovare una piccola morale, oppure inventando storie avventurose che piacciono tanto ai bambini. Facciamo tutto in maniera molto improvvisata, come fosse un gioco. C’è poco di costruito, perché penso che i più piccoli si rendano subito conto se manca la spontaneità. Ci riprende mio marito con la videocamera. Mentre all’inizio facevo tutto col telefonino: mi riprendevo e ruotavo la telecamera verso me stessa, mia figlia o mio figlio».

Anche suo figlio più piccolo partecipa ai video?

«Sì, Diego ha solo 5 anni, ma entra nelle nostre storie, lo coinvolgiamo. Prima io pubblicavo tutto così come l’avevo girato. Ora lo invio a un editor della mia agenzia che lo monta aggiungendo musiche e scritte. Il bello è che a ogni video hai tante dimostrazioni d’affetto, senti il calore dei bambini».

Sono soprattutto loro, i bambini, i vostri followers?

«Sì. Abbiamo un pubblico dai 4 anni ai 12. Su Instagram dove abbiamo 60.000 iscritti, invece ci seguono di più le mamme. Alcuni bambini quando magari vengono qui in vacanza d’estate e ci riconoscono, sono super carini. All’inizio si vergognano, ci chiedono: voi siete quelle di YouTube? Oppure mandano i genitori a chiedere. Poi ci abbracciano, vogliono fare la foto, qualcuno si mette a piangere per l’emozione. Sono cose che ci riempiono di felicità».

Chiara percepisce che questa cosa, iniziata come un gioco, è diventata un lavoro?

«No, per lei è un divertimento, anche se ha capito che siamo arrivate ad un buon livello. Noi giriamo molto, andiamo a Roma o a Milano anche per collaborare con altri youtubers e lei è sempre entusiasta, mi dice: “Mamma, vuol dire che piacciamo!”».

YouTube non sottrae tempo alla scuola?

«Chiara non ha mai avuto carenze nello studio, è brava. Altrimenti sarei la prima a toglierle i social. A scuola le maestre la chiamano “la diva”, perché le piace esibirsi. Ma quando le chiedono del suo canale, non ama mettersi in mostra, dice, andate su YouTube a vederlo… Certo, io non la forzo nel fare la youtuber. Quando facciamo i video, li facciamo se lei è d’accordo, altrimenti no. Questo lo spiego sempre anche a quelli che a volte ci criticano. Capita su Instagram».

Su Instagram ti accusano di sfruttare la bambina?

«Precisamente. Mi dicono che una bambina invece di stare sui social dovrebbe studiare, oppure se vedono un video in cui lei finge di piangere, mi chiedono come hai fatto a farla piangere? L’hai minacciata? Io non blocco nessuno, ma cerco di evitare le polemiche non rispondendo alle provocazioni. Però spesso, i followers più affezionati mi difendono, e allora comunque, si creano delle discussioni».

È vero che per dedicarti ai social hai lasciato il tuo impiego?

«Sì. Lavoravo da tre anni al Conad. Quando ho visto che con i social, raggiunto un numero consistente di iscritti, riuscivo a guadagnare anche di più, ho deciso di licenziarmi per dedicarmi a tempo pieno a YouTube».

Ti sei pentita?

«No, affatto. Ora pensiamo anche di trasferirci tutti a Roma, dove si trova la mia agenzia. Per questo stiamo cercando casa in affitto. Certo, abbiamo un po’ di timori, nel piccolo centro dove viviamo ci conosciamo tutti, e la vita è facile. Io e mia figlia non siamo le due youtuber, ma siamo semplicemente Giulia e Chiara».


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