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Nastya Tyman

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La novità di questa guerra in Ucraina è l’utilizzo da parte di tutti gli attori in campo della comunicazione online per diffondere informazioni con lo scopo di denunciare la realtà dei fatti o per modificarli a scopi tattici o propagandistici tramite fake news. In questa guerra parallela che corre sulla rete e alla libera circolazione di notizie, Putin ha reagito introducendo pene fino a 15 anni di reclusione per la diffusione di “fake news” sull’operazione militare in corso in Ucraina e preparandosi a un isolamento russo dal web globale per fare fronte agli attacchi cibernetici, la cybernetic warfare, e per controllare la popolazione e impedire la diffusione di contenuti che arrivano dall’esterno e che possano smentire la propaganda governativa. Una vasta azione di censura che però riuscirà difficilmente ad arginare la penetrazione delle notizie. Intanto la rete, quella globale e libera, è piena di immagini e informazioni su ciò che sta accadendo in Ucraina. E la diffusione di questa mole di materiale solo a volte rientra in strategie governative: molto spesso parte dal basso, dalla gente che diffonde contenuti sulla guerra, eventi a cui assistono o che vivono in prima persona, raccontati ovviamente da un punto di vista.

L’Ucraina al contrario di altri paesi teatro di conflitti recenti è un paese moderno, dove la popolazione possiede cellulari e posta abitualmente sui social. Per questo è un conflitto incredibilmente documentato. In questa narrazione corale e composita, hanno un ruolo fondamentale gli influencer, che non solo condividono contenuti, ma hanno la capacità di influenzare con il loro punto di vista milioni di followers. Dal 24 febbraio centinaia di influencer ucraini che prima si dedicavano ai balletti su TikTok o pubblicavano foto di moda su Instagram, si sono trasformati in influencer di guerra, documentando il conflitto e lanciando appelli. È il caso di tante modelle ucraine che hanno sfruttato la ribalta della fashion week milanese per raccontare l’inferno in cui il loro paese è piombato all’improvviso. E così loro, dalle passerelle ai corridoi umanitari, hanno visto la loro vita stravolta.

Alina Hladkaia, 24 anni, ucraina di Kiev che ha condiviso le passerelle milanesi con colleghe russe, che ha raccontato: «La mia famiglia è a Kiev, mia madre, mio padre, i miei amici sono tutti lì, mentre ho una sorella che vive in Germania da otto anni. I miei genitori per ora stanno al sicuro, chiusi a casa. Il momento peggiore è la notte, quando si sentono esplosioni». «I miei amici mi mandano messaggi, dicono che non riescono a crederci. Sono preoccupata, prego, non avrei mai pensato potesse accadere una cosa del genere nel 2022 né al mio Paese, e specialmente con la Russia, sono praticamente nostri fratelli».

Agne Kulitaite 28 anni è la sexy modella e influencer lituana a favore dell’Ucraina che ha scelto una insolita strategia per combattere la censura russa: all’inizio della guerra si è messa a contattare ragazzi russi su piattaforme dedicate agli incontri come Tinder, Badoo e Bumble per inoltrare informazioni sulla situazione della guerra: «So che per qualcuno può sembrare ingenuo, che gli ucraini muoiano mentre noi stiamo qui a parlare di siti di dating ma ogni strumento è importante».

Valerish

Hanno fatto il giro del mondo anche i video dell’influencer ucraina da più di 800mila followers Nastya Tyman che ha mostrato su TikTok come i volontari civili possono rimettere in moto e utilizzare carri armati russi catturati o abbandonati. «Se ti capita di trovare un veicolo corazzato per il trasporto di personale, libero o abbandonato, ecco un trucco per avviarlo». La TikToker si mostra quindi all’interno del mezzo e mentre preme i pulsanti spiegando la loro funzione.

Valerish invece, è la fotografa e influencer ventenne ucraina di Chernihiv, che dai balletti ai video di vita quotidiana di ragazza normale, ha trasformato il suo seguitissimo account TikTok in un reportage di una vita in guerra: la quotidianità nel rifugio, la spesa al supermercato dove non resta più niente, la paura delle bombe, il tutto raccontato senza perdere la speranza dei vent’anni. A far commuovere il mondo intero ci ha pensato la piccola Meli di 9 anni, che da una piccola città dell’Ucraina ha pubblicato un’emozionante canzone dedicata al suo Paese sul suo canale YouTube che ora conta 4 milioni di iscritti. Meli che canta in ucraino, inglese e italiano ha pubblicato anche un appello: «La situazione tra Ucraina e Russia non è per niente tranquilla, noi non volevamo mai stressarvi con la nostra storia, ma ora questa situazione, fa parte sia della nostra storia che anche vostra! Speriamo di arrivare nel cuore dei militari sia Russi che Ucraini per fermare questo disastro».

Dall’Italia, Vyacheslav Yermak, più conosciuto sui social come il rapper Slava, 27enne di Brescia, originario della città ucraina di Kharkiv pesantemente colpita dai bombardamenti, posta notizie dalla sua pagina Instagram, vista da oltre 150mila persone, e con il suo canale Telegram Slava (Ukraine) da oltre 50mila iscritti, dove pubblica materiale che gli inviano i suoi connazionali. «Non ha mai voluto essere un veicolo di informazione, questa cosa è partita casualmente con qualche storia su Instagram; poi la gente vedendo che avevo fonti e materiale interne al Paese ha iniziato a consultarmi e si è creato un passaparola con i tag nelle mie storie. All’inizio la prima cosa che mi premeva è l’approvazione degli ucraini riguardo questo modo di fare informazione tramite i social», ha spiegato il rapper influencer in un’intervista.

Una voce importante sul web, nonostante la censura, sono anche i giovani russi contrari alla guerra e tra loro soprattutto i figli di importanti esponenti della nomenklatura putiniana, figli di oligarchi e politici influenti che si sono esposti a favore dell’Ucraina, squarciando il velo dell’omertà e mostrando le sacche di dissenso all’interno del Paese e vicino al presidente russo. Tra loro, la 27enne Sofia Abramovich, figlia dell’oligarca Roman Abramovich proprietario del Chelsea, sanzionato dall’Inghilterra e con i beni congelati, che ha scritto in un post: “Putin vuole la guerra contro l’Ucraina, la bugia più grande e di maggior successo della propaganda del Cremlino è che la maggior parte dei russi sta dalla parte di Putin».

Ma c’è anche l’influencer Ksenia Sobciak, figlia dell’ex sindaco di San Pietroburgo Anatoly Sobciak, molto vicino a Putin, che ha sottolineato in un post contro la guerra «le conseguenze che noi russi dovremo pagare per molti anni a venire». Contro la guerra è scesa in campo anche Maria Yumasheva nipote 19enne dell’ex presidente russo Boris Eltsin, figlia di Valentin Yumashev, attuale consigliere del Cremlino. Maria che ha sfilato nelle manifestazioni pacifiste col rischio di essere arrestata, ha condiviso una foto della bandiera ucraina e la scritta “no alla guerra”, con l’emoticon di un cuore spezzato, mentre il suo compagno, Fedor Smolov è stato il primo calciatore della Nazionale russa a condannare l’invasione su Instagram. Elizaveta Peskova, la figlia di Dmitry Peskov, consigliere di Putin, aveva pubblicato una serie di stories con l’hashtag #notothewar su Instagram poi cautamente rimosse dal suo account che è diventato di colpo “privato”. Chissà perché.


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