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Una lezione con la didattica a distanza

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SE IL SUONO dell’ultima campanella fosse posticipato di qualche settimana? Ha fatto molto discutere la proposta avanzata dal presidente del Consiglio Mario Draghi, durante il suo discorso di fiducia in Senato, di «rivedere il disegno del percorso scolastico annuale».

La declinazione concreta di tale proposito consisterebbe in un prolungamento dell’anno scolastico «per recuperare le ore di didattica in presenza perse lo scorso anno, soprattutto al Sud dove la Dad ha incontrato maggiori difficoltà», come spiegato dallo stesso premier.

PROLUNGAMENTO SOLO PER LE ELEMENTARI

Alle parole di Draghi è seguito un tavolo tecnico al ministero dell’Istruzione, dove il nuovo capo del dicastero Patrizio Bianchi ha invitato esperti, Regioni e sindacati. Come emerso sabato scorso, l’ipotesi al vaglio è di prolungare le lezioni delle sole scuole elementari fino al 30 giugno, così come avviene con le materne. Per medie e superiori rimarrebbe invece invariata l’attuale data di fine anno, anche perché l’inizio della maturità previsto il 16 giugno esclude di fatto l’ipotesi di un allungamento del calendario.

«Eppure», osserva un’insegnante di scuola primaria della Lombardia contattata dal Quotidiano del Sud, «sono semmai le scuole medie e superiori ad aver perso il maggior numero di ore di lezioni in presenza». L’insegnante spiega che «quest’anno le lezioni si stanno tenendo regolarmente. Anzi, mascherine, distanziamento e maggiore propensione dei genitori a tenere i figli a casa non appena presentino qualche sintomo di raffreddore, stanno riducendo molto il numero di assenze per malattia tra gli alunni rispetto agli anni scorsi».

Ma non ovunque è stato così. In Campania, per esempio, i cancelli delle scuole di ogni ordine e grado sono rimasti a lungo serrati nei mesi più recenti. «Per questo, forse, si potrebbe valutare un prolungamento soltanto nelle zone in cui non sono state garantite le ore di lezione», riflette.

CAOS DAD

A tal proposito un’insegnante della Campania rivela: «Stiamo facendo di tutto per recuperare quelle eventuali lacune, sia attraverso un maggiore sforzo attuato quest’anno sia attraverso la didattica a distanza un anno fa». Lezioni da remoto che, sottolinea un’insegnante pugliese che lavora a Roma, «ha comportato un maggior onere, in termini di energie e di orario».

Ma la didattica a distanza, al netto dell’impegno profuso dai docenti, crea gravi diseguaglianze, come sollevato da Draghi nel suo discorso. In Campania è stato oltremodo deleterio il combinato disposto tra alto tasso di dispersione scolastica e diffusa carenza digitale in alcuni territori. «Accogliamo comunque con grande favore», dice l’insegnante campana, «l’attenzione del presidente del Consiglio al tema dell’istruzione e il suo appello al ritorno rapido “a un orario scolastico normale”», perché «la didattica a distanza può essere un’integrazione ma non un surrogato della scuola».

L’INTENZIONE DI BIANCHI

C’è poi un altro aspetto su cui si soffermano gli insegnanti contattati dal Quotidiano del Sud. «Nel periodo prossimo all’estate le temperature roventi delle nostre aule non agevolano la concentrazione dei ragazzi e dei bambini», spiega l’insegnante lombarda. «Già dalla seconda metà di maggio si avverte la stanchezza degli alunni, non vedo come possano riuscire ad avere un apprendimento serio e completo addirittura fino alla fine di giugno», ribadisce un docente romano. L

a proposta fa quindi discutere. Ma il dibattito non è vano, visto che lo stesso ministro Bianchi ha precisato che ogni decisione sarà presa sentendo prima presidi, insegnanti, alunni e rispettando «i diritti e la vita delle persone».


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