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Il presidente di Federalberghi Bernabò Bocca

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OMICRON, inflazione e caro prezzi non frenano la voglia di vacanze e dopo i mesi difficili segnati dalle restrizioni per arginare la pandemia, a partire da maggio si è registrato un vero e proprio boom di presenze. I dati di Federalberghi, principale organizzazione imprenditoriale del settore turistico-ricettivo in Italia, parlano chiaro: a trainare la ripresa sono soprattutto i turisti stranieri (a maggio +45,8% rispetto allo stesso mese del 2019) e in particolari  quelli provenienti dagli Stati Uniti, che hanno ripreso a viaggiare e hanno scelto come meta d’elezione l’Italia.

«Il mercato è esploso non appena sono state tolte le restrizioni per il Covid, tenendo conto che il nostro Paese è stato  l’ultimo in Europa ad allentare le maglie – spiega il presidente di Federalberghi Bernabò Bocca – gli stranieri hanno iniziato a prenotare immediatamente e in certi periodi abbiamo raggiunto una capienza che ha addirittura superato i livelli del 2019, cioè prima della pandemia. Questo è dovuto a un’importante affluenza del turismo dagli Usa e a beneficiarne sono state soprattutto le città d’arte, che nei due anni di pandemia sono quelle che più hanno sofferto della mancanza della clientela internazionale. Per quanto riguarda il mercato italiano, chi lo scorso anno è stato costretto a rimanere in Italia per le difficoltà a viaggiare all’estero a causa del covid, quest’anno ha ripreso a viaggiare anche all’estero. Ma pur avendo un’ottima percentuale di italiani che rimangono nel nostro Paese per scelta, chi fa differenza è sicuramente il mercato americano, anche perché si tratta di persone con un’ elevata capacità di spesa non solo per l’alloggio ma per tutto l’indotto che ne consegue. Da segnale poi una ripresa consistente anche di turisti provenienti dal Medio Oriente, mentre mancano ovviamente i mercati russo e ucraino a causa della guerra e quello cinese e giapponese a causa della pandemia».

Mi ha parlato delle città d’arte come meta preferita, le località balneari che invece vanno per la maggiore quali sono?

«Sicuramente le mete del turismo internazionale, come Capri che da sempre è molto amata dagli americani, le altre destinazioni che viceversa vivono quasi esclusivamente di turismo italiano sono in linea con l’anno scorso».

A parte Capri, il sud come sta andando?

«La costiera amalfitana è sempre una garanzia, la Sicilia e la Puglia molto bene, con quest’ultima a vocazione sempre più internazionale. Quindi complessivamente direi una ripresa importante. Purtroppo ci sono alcune aree del meridione come la Calabria che scontano problemi infrastrutturali che poco hanno a che vedere con il covid».

Il caro energia e il rincaro delle materie prime ha ovviamente riguardato anche il settore alberghiero. I prezzi nelle strutture ricettive sono aumentati?

«Negli ultimi mesi le bollette delle forniture energetiche sono triplicate, e come si può immaginare, essendo gli alberghi delle strutture energivore – si pensi che sono in funzione 24 ore al giorno sette giorni su sette e al fatto che d’estate gli impianti di aria condizionata hanno consumi elevati – l’impatto è stato consistente. Per ovviare a questo problema Federalberghi ha presentato un emendamento firmato da tutti i gruppi parlamentari per avere la possibilità di montare sui tetti degli alberghi dei pannelli fotovoltaici per l’autoconsumo con una deroga da parte delle sovrintendenze ma purtroppo c’è stato un parere contrario da parte del Ministero dei Beni culturali».

Gli indicatori della pandemia nelle ultime settimane hanno segnato un consistente aumento dei contagi. Vi preoccupano le eventuali ricadute sul settore turistico?

«Ci preoccupa molto perché siamo l’unico Paese in Europa che continua ossessivamente a parlare di covid e di contagi, l’ unico a effettuare 400mila tamponi al giorno, con i virologi tornati in tv a seminare terrore: è chiaro che il rischio è quello di scoraggiare i turisti, soprattutto quelli stranieri che in questo momento stanno trainando il settore. È un messaggio molto pericoloso».

Il ministro del Turismo Garavaglia ha dichiarato che nel settore della ricettività i posti vacanti sarebbero oltre 300 mila ma gli imprenditori lamentano di non trovare dipendenti per hotel, ristoranti e stabilimenti balneari. È davvero così?

«Sul personale abbiamo effettivamente grandi difficoltà, di fronte ad offerte di impiego che ovviamente nel nostro settore prevedono di lavorare la sera e durante il weekend molti preferiscono stare a casa, soprattutto se percettori del reddito di cittadinanza che – beninteso – io considero una misura giusta ma che andrebbe necessariamente rimodulata nel senso che andrebbe erogata solamente a chi davvero non è in grado per vari motivi di svolgere un’attività lavorativa. Ma oltre alla difficoltà nel reperimento del personale, a creare ulteriori problemi sono le regole relative all’isolamento per chi risulta positivo a Omicron: 7 giorni a casa (10 per chi non è vaccinato, ndr) prima di poter uscire anche se il tampone dovesse dare esito negativo. Con il picco di contagi previsto a fine luglio, si rischia in questo modo di bloccare il Paese con 3 milioni di persone a casa senza poter andare a lavoro. Siamo già oggi nel nostro settore falcidiati da Omicron che non è aggressivo ma è molto contagioso quindi in uno stesso luogo di lavoro si verificano anche più casi contemporaneamente e questo rappresenta un problema perché, appunto, non è così semplice trovare sostituti. Il problema che noi oggi abbiamo con il covid non è con i clienti, è col personale».


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