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Il fashion blogger Antonio il Marchese

Tempo di lettura 5 Minuti

Antonio il Marchese, fashion influencer calabrese, è il punto di riferimento dell’eleganza maschile

IL BLOG del Marchese è l’approdo degli internauti alla ricerca di un’eleganza dimenticata. Uno spazio rassicurante dove il classico irrompe nel provvisorio e nell’improvvisato dei tempi indicando la via, di cui la bellezza è punto di partenza e di arrivo. Tra le pagine del blog ci si perde nei piccoli dilemmi di moda maschile: calzino sì, calzino no? Stecchette del colletto? Mai senza!.. per poi risalire alla regola. È un’ esercizio squisitamente di stile sì, ma una certezza è una certezza e anche se riguarda il corretto abbinamento dell’abito con la scarpa animalier, fa bene allo spirito. E questo, il fashion blogger Antonio il Marchese, nato a Lamezia e naturalizzato fiorentino, età non pervenuta, lo sa bene. I suoi followers circa 200 mila, amanti del buongusto, aspiranti gentleman o dandy di fatto, lo seguono devoti.

Lui sorride garbato da una fotografia, avvolto in una giacca di tweed. E sgrana resoconti di feste aristocratiche in dimore avite, si scatta selfie dall’ultima sfilata di Pitti Uomo, senza ombra di snobberia. «L’articolo più condiviso del mio blog è quello che spiega come presentarsi in udienza dal Pontefice», mi dice «800 condivisioni in un giorno».

L’outfit per essere ricevuti dal Papa non è proprio un capo indispensabile, nell’armadio. Perché è diventato virale?

«Perché sognare è un’esigenza di tutti. Vivere un momento decontestualizzato rispetto alla quotidianità, fa bene. Io amo condividere la bellezza, momenti che hanno l’allure della nobiltà, che profumano di Dolce Vita. Li rendendo raggiungibili. Nel mio blog, nessuno resta fuori dalla porta».

Chi è che ha voglia di eleganza?

«I miei followers sono per il 60% uomini e il resto donne, di un’età media tra i 25 e i 50 anni, di cui molti stranieri. Giorni fa ho ricevuto l’email di un ragazzo che mi segue da quando ha 16 anni. Sono rimasto sorpreso, un adolescente dovrebbe avere modelli distanti dal classico, come i rapper e gli youtuber. Il fatto è che l’eleganza e il bon ton sono essenziali per sentirsi a proprio agio in tutti gli ambienti. E oggi le famiglie non sono più attente a questi dettagli, così in società si rischia di trovarsi in situazioni imbarazzanti. Per questo, tutti hanno piacere di imparare determinate regole, di sapersi vestire nel modo giusto, all’occasione».

E lei, come è entrato in possesso dei segreti di eleganza e bon ton?

«Nessun segreto, alcune cose ce l’hai nel sangue, le altre le apprendi leggendo i classici, frequentando determinati ambienti e persone. A diciotto anni mi sono trasferito da Lamezia a Firenze per seguire studi giuridici e nell’iter ho cominciato ad interessarmi di compravendita di arte antica. Così ho intessuto rapporti con amanti dell’arte, aristocratici, imprenditori. Inoltre, ho sempre amato vestire bene. Ammetto di essere una vittima della moda, andavo da Gucci una volta la settimana, tanto che ormai nella boutique, ero di casa, nel mio armadio ho più di duecento cravatte».

Come è arrivato ad aprire il blog?

«È nato tutto per gioco. Sono una persona di natura socievole e a un certo punto mi sono domandato: perché non utilizzare questa mia propensione al buon gusto e allo stile per dare consigli? Così, dieci anni fa, in un luglio sonnacchioso, ho costruito un sito servendomi di un tutorial. Ho cominciato a scrivere le cronache delle feste a cui andavo. Le nobildonne di cui descrivevo con un po’ di ironia look, affettazioni, birignao, mi temevano. Insomma, avevo creato un piccolo Dagospia dello stile. Così nel giro di due anni ho aumentato sempre di più il numero di followers, tanto che tra i protagonisti delle mie narrazioni, qualcuno era gratificato, qualcuno cominciava a impensierirsi. C’è chi mi diceva: «Potresti togliere le foto della mia casa online? Ho paura dei ladri… », e chi se la prendeva a male per come avevo liquidato il suo abito da sera».

Da insider nell’aristocrazia, alla fine, come se l’è cavata?

«Ho deciso di modificare il progetto intendendo il blog come un vero e proprio diario personale, in cui ho posto me stesso come protagonista, anziché il contesto. Può sembrare egocentrico ma non ho fatto altro che entrare nella dinamica classica dell’influencer. In ogni caso, ho improntato le mie pagine su contenuti scritti anziché sulle immagini, cercando sempre di mantenere un decoro. Non amo il voyeurismo della rete, né chi espone la propria fisicità per guadagnare followers».

Quando è arrivato l’interesse dei brand?

«Con l’aumento del numero dei seguaci sono arrivati molte richieste. Io non contatto mai le aziende, sono loro a interessarsi a me. Attualmente collaboro con aziende come la Sartoria di abiti maschili Santaniello, i Fratelli Rossetti, brand di orologi come Vacheron Constantin e Lange & Söhne. Determinante per la crescita è stato il costante miglioramento della qualità del mio blog: mi sono affidato a un’agenzia e ho cambiato layout del sito per ben tre volte, aggiornandolo per le visite tramite Smarthphone, che sono le più numerose. Inoltre mi avvalgo di un fotografo professionista per ritrarre i miei outfit».

Quali sono i segreti delle sue foto?

«Il selfie rimane lo scatto migliore perché trasmette immediatezza e spontaneità. Molti seguaci del mio blog sono stranieri, amanti dell’Italia. Così, curo molto la location. Inserire nell’immagine un monumento identificabile con la tradizione artistica e culturale italiana innesca immediatamente l’associazione: ciò che indosso è italiano e di qualità. E del resto, è così. Mi capita spesso di rifiutare collaborazioni che non sono in linea con ciò in cui credo. I followers sono molto attenti e sensibili, se ne accorgerebbero subito».

Gli haters si affacciano sul suo sito?

«No, ma ricevo messaggi di persone che fanno avance, postando foto anche esplicite. Oppure richieste insistenti di chi vorrebbe introdursi tramite me alle feste dell’alta società. Ormai lo so e non mi lascio turbare».

Ultima domanda: un capo passe-partout che un uomo dovrebbe sempre avere nel guardaroba?

«Un blazer per l’estate col pantalone bianco e per l’inverno un cappotto sartoriale accompagnato da un abito blu, perfetto per tutti gli eventi. Senza dimenticare la cravatta, che sta vivendo un grande ritorno. Lo stile, del resto è sempre nei dettagli».

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