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Inizia la stagione del super Green pass che, da oggi ad almeno il 15 gennaio, assicurerà maggiori libertà a guariti e vaccinati e, nel contempo, ridurrà l’efficacia del solo tampone ai fini dell’accesso in determinati locali e attività.

Fra questi ci sono discoteche e ristoranti al chiuso, loro malgrado annoverabili fra i simboli della crisi economica scatenata dalla pandemia, a suo di serrate, limiti di capienza e restrizioni varie. La novità viene accolta positivamente dai rappresentanti di entrambe le attività imprenditoriali e letta come una misura che consentirà di salvaguardare il regime di riapertura.

«Col super Green pass cambierà poco, perché siamo ormai a abituati a verificare il possesso del lasciapassare da parte dei nostri clienti» ci spiega Roberto Maggialetti, proprietario del Df di Bisceglie, la più grande discoteca del Sud. «Certo – ammette – si continuerà a perdere un po’ di tempo per i controlli all’ingresso ma siamo assolutamente favorevoli a questo strumento se è l’unico modo per continuare a lavorare garantendo la sicurezza dei nostri clienti e dipendenti». E pazienza se la certificazione verde rafforzata comporta il rischio di perdere un minimo di utenza potenziale (quella dei non vaccinati o guariti) in un periodo di ripresa.

«L’impatto sarà minimo – spiega Maggialetti – e ripeto: mi spiace per le persone che non vogliono vaccinarsi ma non possiamo rischiare nuove chiusure. Se mettiamo sulla bilancia la scelta personale di chi rifiuta la profilassi e la continuità della nostra attività non c’è margine di scelta. E poi confido, come sta avvenendo, che questa nuova stretta sia un ulteriore incentivo a vaccinarsi». Quando il super Green pass verrà accantonato, poi, «sono sicuro che torneranno anche i pochi non vaccinati, perché la voglia di divertirsi resta». È stata proprio questa, sottolinea, a fare da volano per il settore dopo le riaperture di ottobre.

«È stato fantastico – commenta – la gente ha accolto la notizia con grande entusiasmo. A volte, per via delle capienze ridotte, siamo stati addirittura costretti a bloccare le prenotazioni. C’era un grande desiderio di tornare alla normalità. Ora speriamo nel Natale e negli eventi per il Capodanno, ma bisognerà capire quale sarà il trend dei contagi a dicembre».

Meno ottimistiche le previsioni di Antonio Esposito, giovane chef e titolare dell’Officina del mare, suggestivo ristorante di Borgo Marinari, a due passi da Castel dell’Ovo a Napoli. «Dopo le riaperture del 26 aprile, e per tutto il periodo estivo, abbiamo lavorato a pieno regime. Ma da un paio di mesi il flusso dei clienti è in calo. Siamo a un 20% in meno rispetto agli anni normali».
Nelle ultime settimane, evidenzia, «sembra che a pesare sia stata la scoperta della variante Omicron. Da quando sono arrivate le prime notizie abbiamo notato che gli avventori sono diminuiti. In Campania come numero di contagi, per fortuna, siamo messi bene ma le persone hanno paura nel momento in cui escono queste novità preoccupanti».

Esposito, tuttavia, ha notato anche un più generale cambio di abitudini nell’utenza. «Le persone – racconta – la sera non si trattengono, verso mezzanotte tornano a casa. Si conserva una certa mentalità da coprifuoco. La ristorazione sta cambiando. La nostra esperienza parla chiaro: oggi facciamo solo il turno delle 20.30, mentre prima c’era anche quello delle 22.30».

Sul fronte super Green pass, Esposito non avrà particolari problemi perché «abbiamo quasi solo posti all’esterno e solo due tavoli all’interno. Ciononostante abbiamo sempre fatto i controlli, a tutela del personale e dei clienti. Vediamo come andrà Natale, anche se molto dipende dal tempo». Il nuovo strumento, in ogni caso, viene considerato un salva vita per i ristoranti. «Spero – dice – che riesca a blindare le riaperture perché chiudere di nuovo sarebbe la morte. Ma non mi illudo: se i dati dovessero ancora peggiorare credo ci saranno nuove restrizioni».


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