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Renzo Arbore

Tempo di lettura 4 Minuti

SINTESI del Renzo Arbore pensiero: «Far conoscere ai millennials quello che è stato fatto da noi che siamo di un altro millennium. Perché per andare avanti bisogna partire dalle basi, quelle giuste, quelle vere. Così come per capire il rock e il rap devi sempre partire dal blues, la formula magica che alimenta tutta la musica, anche quella di oggi. Senza dimenticare che per vivere è necessario partire dall’umorismo».

Il popolare showman è pronto al grande ritorno in tv su Rai2, «nella speranza – si augura l’artista – di poter regalare 21 serate di leggerezza e distrazione in un momento così particolare per il nostro Paese». Il programma ha un titolo alla Arbore, Striminzitic Show. Ugo Porcelli, Giovanna Ciorciolini, Gegè Telesforo (cerimoniere) e Gianluca Nannini (in regia) compongono la squadra. «Si tratta di un’antologia di malefatte di tutte le età per lo “scelto pubblico”», sottolinea Arbore alla sua maniera.

Come naviga Renzo Arbore nell’era di influencer, streaming e youtuber?

«La rete va esplorata continuamente perché è una fonte inesauribile di idee. Anche per la musica è una miniera straordinaria. Ci sono talenti anomali che meritano di essere portati in superficie e io lo faccio molto volentieri con la mia web tv, ”Renzo Arbore channel.tv” che vanta oltre 100mila views al giorno. Nel palinsesto si dà ampio spazio a comicità e sorriso. Un esempio? Il format 50 Sorrisi da Napoli, con protagonisti super, da Totò a Troisi, da Murolo a Carosone».

Il nuovo programma dopo la prima di stasera va tutto in seconda serata.

«Ne sono felice. In pratica potrei definirmi il padre della seconda serata, visto che l’abbiamo inventata noi con Quelli della Notte prima e Indietro Tutta poi. La seconda serata mi piace perché si può usare di più. Manderemo in onda tutte le malefatte compiute da Arbore e i suoi fan. Da Gassmann a Elio e le Storie Tese».

Elio può considerarsi un suo figlioccio?

«Sicuramente. È un amico. Così come sono miei figliocci Fiorello, Lillo e Greg, tutti coloro che improvvisano, che sono spiritosi, che fanno come dico io, un umorismo fuori ordinanza».

Torna su Rai2, la sua rete preferita.

«Già. l’ho lanciata io con L’Altra Domenica nel marzo del ’76, quando non c’era ancora Domenica In, che fu inventata dopo per farci concorrenza».

Che tipo di ventenne è stato Renzo Arbore?

«Un ragazzo di provincia molto timido. Che accusava il fatto di parlare in pubblico come uno shock. Pensate che ansia quando l’ho dovuto fare alla radio e alla tv! Ricordo che ho bevuto due bicchierini di cognac una volta e uno di whisky in un’altra occasione, prima di andare in onda. Perché alla radio e in tv si parlava un italiano perfetto, io invece avevo un accento mezzo napoletano e mezzo pugliese».

Beh, direi che è andata alla grande…

«Io venivo dal jazz e per questo motivo che ce l’ho fatta. Perché il jazz ti insegna a improvvisare. E ho capito che la stessa cosa si può fare anche con le parole. Il jazz ti aiuta sempre, pure a capire il pop. Io sono diventato il primo dj della storia. Un dj radiofonico che ha lanciato i cantanti beat, in primis Lucio Battisti, Fausto Leali, i Camaleonti, gli Equipe 84, il rhythm & blues, la musica nera. Il dj bravo sente l’odore del successo quando ascolta un brano e lo lancia. A fiuto vi dico che è molto adatta ai giovani anche la sigla di questo programma Por Dos Besos, per il suo ritmo cubano».

Oggi però ci sono le playlist?

«Già. Mi dispiace per i dj. Oggi le radio passano sempre la stessa musica, quella suggerita dalle case discografiche».

Quali sono i giovani che le piace ascoltare oggi?

«Tutti quelli che fanno delle cose anomale. Tipo Calcutta. Apprezzo Achille Lauro per la sua grande personalità. Il giovane Gassman è un talento. Sono più vicini al mio genere Simona Molinari e J-Ax. Ultimo? È il nuovo Vasco perché riempie gli stadi».

Con Boncompagni non avevate neanche una scaletta…

«Non è vero, l’avevamo. Ma non la guardavamo mai».

Come vede le nuove generazioni, i ventenni di oggi?

«Non sono più ragazzi sdraiati come quelli di qualche anno fa. Stanno trovando una loro personalità. Cercano cose nuove, sono rispettosi del passato. Hanno capito che per andare avanti occorrono delle fondamenta ben salde, profonde come quelle dei grattacieli».

Quale consiglio darebbe ai millennials?

«Crederci sempre con determinazione è il primo. Mi piacerebbe che in loro ci fosse anche una nuova generazione di umoristi. Perché manca il sorriso dei ragazzi in questo mondo. Ormai ci accontentiamo di quello che passa il convento e di quello che si vede in tv».

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