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Elisabetta Sgarbi

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Editrice con La Nave di Teseo, direttrice artistica della rassegna culturale La Milanesiana, esponente di spicco del dibattito culturale, discografica (la sua Betty Wrong ha prodotto gli Extraliscio in gara all’ultimo Sanremo), studiosa, intellettuale e regista cinematografica. Nel corso di questi 20 anni Elisabetta Sgarbi ha diretto una ventina tra film sperimentali, d’arte e documentari.

Uno degli ultimi, il più “attuale”, è ora disponibile sulla piattaforma Nexo+ e s’intitola Vaccini. 9 lezioni di scienza, che la stessa Sgarbi definisce «9 lezioni giocose ed eclettiche non per aprire un dibattito sul tema dei vaccini, ma per chiuderlo definitivamente, rimettendo al centro la scienza», con la parola affidata a scienziati, virologi, medici e filosofi come Alberto Mantovani, Andrea Biondi, Emanuele Coccia, Pietro Bartolo, Massimo Cacciari, Anna Maria Lorusso, Gianpaolo Donzelli, Chiara Azzari, Roberto Burioni.

Sgarbi, il modo migliore per partecipare ad un dibattito su un tema così delicato è lasciare spazio al pragmatismo inequivocabile della comunità scientifica. Il suo documentario affronta la vaccinazione in chiave del tutto originale, senza correre il rischio di essere poi superati o smentiti dal corso degli eventi. Era questo il suo intento?

«Era porre al centro due temi: l’importanza dei vaccini, che mai come oggi è evidente, tre anni fa lo era meno; e il tema della comunicazione: cioè dello statuto del discorso scientifico, la sua autorevolezza nel contesto di una civiltà democratica che tende a non dare autorità a nessun discorso in particolare. Certo, nel film ci sono riferimenti a fatti di attualità, ma in sostanza è un discorso generale, che vale per ogni vaccino. Non a caso è tornato di attualità ora, dopo due anni che è stato presentato a Torino».

Tema finito sulla bocca di tutti – che ha generato inevitabili fake news e un dispendio di commenti social spesso parecchio velleitari – che smuove invece nel suo docufilm anche intellettuali e filosofi, in quello che può essere definito un “Manifesto della Scienza sul Vaccino”, un po’ come le Avanguardie erano solite fare di fronte ai grandi cambiamenti epocali o agli stilemi che si erano preposti. Quali stimoli ne ha dedotto, quali suggestioni ne ha carpito?

«Beh, mi piacerebbe, sarebbe auspicabile che un film–documentario, commissionato da un ospedale pediatrico, diventasse un punto di riferimento per il tema dei vaccini. Però tendo a pensare che il Covid abbia almeno rimesso questo punto fermo: i vaccini sono essenziali e lo saranno ancora di più in futuro. Aggiungo questo: la vaccinazione a livello mondiale. Il nostro obiettivo non è solo la salute dei paesi occidentali e sviluppati, ma deve essere vaccinare in modo massiccio i paesi più poveri, fragili, esposti. Questo non solo nell’interesse dei popoli più fragili, ma anche nel nostro interesse. La salute deve avere come riferimento il mondo e il tema della giustizia e della equità».

In questo momento la sua attività filantropica, culturale, intellettuale, è davvero encomiabile e necessaria. Spazia dalle pubblicazioni della sua Nave di Teseo, alla collaborazione con Nexo+, il recente film ispirato alla figura di suo padre e della sua famiglia, la partecipazione “bizzarra” a Sanremo. Cosa la diverte e la incuriosisce in questo momento e se ci può anticipare qualcosa di imminente per il prossimo futuro.

«In questo momento sono molto attenta alla casa editrice e alla costruzione della prossima Milanesiana. Stanno uscendo libri importanti. E ne sono usciti di altrettanto importanti. Edith Bruck nella dozzina del Premio Strega. E poi una Milanesiana che sarà ancora più itinerante e ricca. E spero il più possibile all’aperto e in presenza di pubblico e persone. La scorsa settimana è uscito il nuovo singolo di Extraliscio, “È bello perdersi”, con un videoclip che abbiamo realizzato in un posto stravagante a Bologna, il Global Theater di Steno Tonelli, davvero molto divertente».

Come si articolerà la sua consulenza e collaborazione con la piattaforma streaming di Nexo Digital?

«È un patto sulla parola e sulla fiducia e stima reciproca: a loro piace quello che faccio nei diversi campi; a me piace questo progetto di piattaforma culturale e non solo di puro intrattenimento. Io farò loro delle proposte e loro ne faranno a me. Le strade via via si incrociano. Ho avuto la disponibilità di Paulo Coelho a partecipare alla piattaforma Nexo+, con un documentario che racconta il suo viaggio lungo la Transiberiana. Poi vedremo».

Le piacerebbe un giorno diventare Ministro della Cultura?

«Non sono certa che sia il mio ruolo. La politica non è il mio mestiere. E il Ministro ha un ruolo politico. Io sono una operaia della cultura. Per il ruolo di Ministro il mio candidato è Vittorio Sgarbi che dovrebbe fare una sana alternanza con Dario Franceschini».

Che tipo di scambio culturale, intellettuale e artistico c’è con suo fratello Vittorio?

«Beh, la mia formazione culturale molto deve a Vittorio. Vivere con lui è stato come stare a scuola 24 ore al giorno. Sin da ragazzo sembrava avere già letto tutto, come venisse da una vita vissuta prima. Anche ora mi fa continuamente scoprire artisti e scrittori. Lui non conosce, d’altra parte, scrittori che pubblico magari per la prima volta. E non conosceva certo gli Extraliscio. Facciamo due vite parallele, che spesso si incontrano».

Pensa che si spalancheranno le porte, a pandemia conclusa, di un nuovo Rinascimento o è addirittura già iniziato e non ce ne siamo accorti?

«Houellebecq scrisse l’anno scorso che ne usciremo peggiori. Non so dire, non credo ci siano certezze in merito, e tutto fa pensare piuttosto che abbia ragione Houellebecq. Comunque possiamo sperare che emerga un grande artista o intellettuale che, a partire dalla Pandemia, riesca ad avere una idea così brillante da determinare un nuovo Rinascimento».

Il ruolo dell’Arte e di tutte le forme della Cultura (dal Cinema alla Letteratura, passando per la Musica) avranno perso un’occasione se non tramuteranno in racconto espressivo l’epocale cambiamento che stiamo vivendo?

«Io ho una idea dell’arte che parte dall’Arte e non da chi ne gode. È l’arte che genera di volta in volta lo spazio in cui essere vissuta e interpretata. Sono convinta che non devo preoccuparmi io di fare il prossimo capolavoro che rivoluzionerà il mondo. Devo stare attenta a non perderlo, semmai mi passasse davanti. L’attenzione è sempre necessaria».


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