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Una classe di asilo

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IL SERVIZIO sanitario nazionale eroga 1.802 euro pro capite ai cittadini del Piemonte, 1.868 ai cittadini della Liguria, 1.802 ai cittadini della Toscana, 1.757 in Lombardia. Ma le cifre scendono se si guardano i dati delle regioni del Sud. E così , alla Calabria il Fondo sanitario nazionale eroga 1.742 euro pro capite, alla Campania 1.704 euro, alla Puglia 1.740 euro. Questo avviene perché i criteri per la ripartizione tengono conto dell’anzianità della popolazione, più elevata al Nord, della cosiddetta mobilità sanitari, che vede ogni anno migliaia di cittadini spostarsi dalla propria regione di residenza per cercare le cure nelle strutture più specializzate.

IL FRENO ALLO SVILUPPO Nella valutazione pesano meno le caratteristiche sociali dei territori. Quello della sanità è solo uno degli esempi che porta a considerare come le differenze territoriali in Italia restino pronunciate frenando di fatto lo sviluppo economico e sociale dei territori del Mezzogiorno, che non riescono ad esprimere il potenziale di crescita. I dati illustrati da Sose, la società partecipata dal ministero dell’Economia (88%) e dalla Banca d’Italia (12%), nell’ultima audizione presso la Commissione parlamentare per le questioni regionali, relativi al complesso delle spese per le funzioni essenziali nelle singole regioni, dimostrano che molta strada resta da fare per assicurare servizi di base adeguati su tutto il territorio nazionale. E mentre a livello dei Comuni sono stati elaborati i fabbisogni standard per i servizi fondamentali ed è stato costituito un fondo di solidarietà per realizzare la perequazione (meccanismo da migliorare ma almeno avviato), per il livello delle Regioni questo non è ancora avvenuto. La legge di bilancio 2018 ha rimandato l’attuazione del federalismo regionale al 2020. Non sono quindi stati emanati i provvedimenti per la perequazione regionale, i livelli essenziali delle prestazioni e i costi e fabbisogni standard. Intanto il quadro della spesa storica per le singole funzioni a livello regionale fornisce una base di partenza per il lavoro di riequilibrio che spetta alla politica.

LA FORMAZIONE. Considerando l’orientamento e la formazione professionale, attività finanziata esclusivamente dalle regioni, si vede che il Piemonte spende 41 euro pro capite (dati 2015 ma trattandosi di “spesa storica” sono tuttora validi), la Lombardia 49 euro pro capite, il Veneto 48,82 euro, l’Emilia Romagna e la Toscana intorno a 43. Cifre ben diverse sono quelle erogate dalle regioni del Mezzogiorno, eppure dalla formazione professionale dipende lo sviluppo delle piccole e medie imprese. La regione Campania si ferma a 7,6 euro pro capite, la Calabria a 17,24 euro pro capite, il Molise per la formazione professionale spende 8 euro pro capite, l’Abruzzo poco più di 6 euro. Si posizionano a metà classifica il Lazio con 22,6 euro e le Marche con 25,32 euro.

LE DIFFERENZE Le differenze maggiori, e che ‘feriscono’ di più i territori, riguardano i servizi sociali comprensivi di asili nido, al cui finanziamento concorrono i diversi livelli di governo (regioni, comuni, provincie e città metropolitane). In Calabria si spendono solo 42 euro pro capite, fanno poco meglio gli enti della Campania con 51 euro, la Puglia si ferma a 75 euro. Guardando al Nord spicca il Veneto, dove i diversi enti spendono per i servizi sociali complessivamente 298 euro pro capite, in Emilia Romagna 210, in Toscana 192, in Lombardia 172. C’e’ un altro dato interessante che emerge dalle tabelle della Sose, quello relativo ai ricavi dalla vendita dei biglietti dei trasporti, dai ticket sanitari e dai pagamenti degli utenti dei servizi sociali. Ricavi che si aggiungono alla capacità fiscale propria di ogni singolo ente e quindi aumentano le disponibilità finanziarie da spendere. Questa voce in Piemonte porta mediamente 121 euro pro capite, in Lombardia e Veneto circa 150 euro, in Toscana 159, nel Lazio 123. Le somme cambiano radicalmente e diventano a due cifre in Calabria, con 41 euro, in Campania (51 euro), in Puglia (44 euro).


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