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Sono 7.090, di cui attive 5.766, e danno lavoro a 327.807 persone, ma producono anche più debiti (104 miliardi) che crediti (53 miliardi). Benvenuti nel mondo delle società partecipate e controllate, di proprietà di Regioni, Comuni e Province: si occupano di attività diverse (rifiuti, trasporti, acqua) e, soprattutto, gestiscono un fiume di danaro, con risultati spesso non lusinghieri, soprattutto nel Nord Italia.

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«La gran parte dei debiti è stata contratta dalle partecipate del Nord Italia (il 74%), con una forte concentrazione in Lombardia (26,5 miliardi), Friuli-Venezia Giulia ed Emilia-Romagna (rispettivamente: 12,71 e 8,89 miliardi). Tra le Regioni del Centro, spiccano gli organismi del Lazio (11,28 miliardi)», lo mette nero su bianco la Corte dei Conti nella relazione del 2018 sugli “Organismi partecipati dagli Enti territoriali”. 

I RILIEVI DELLA CORTE DEI CONTI

«Sul piano territoriale – scrivono i magistrati contabili – si rileva che in quasi tutte le Regioni del Nord il fenomeno delle perdite di esercizio non interessi più di un quarto degli organismi ivi censiti, mentre nelle restanti aree il trend negativo è più diffuso (sfiorando il 40% in Calabria e in Sardegna), ma è comunque di minore impatto a livello complessivo. Guardando al profilo quantitativo, si osserva che oltre quattro quinti delle perdite sono concentrate tra gli organismi del Nord».

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Insomma, le partecipate del Nord realizzano più debiti di quelle del Sud (Campania e Sicilia con 3,87 e 3,24 miliardi sono quelle con più “copponi”) e danno anche più lavoro: nei 962 organismi della Lombardia, ad esempio, sono impiegati 59.924 dipendenti, in Emilia Romagna, invece, 557 enti danno occupazione a 30.342 persone, in Veneto sono 29.296 gli impiegati; di contro, in Campania i dipendenti sono 16.805, in Puglia 10.199, in Calabria 4.391, in Basilicata 668, solo la Sicilia si avvicina ai numeri delle Regioni del Nord con 23.512 dipendenti. 

IL PRIMATO

La Lombardia risulta essere la regione italiana con il più alto numero di società partecipate (LEGGI L’INCHIESTA): 962, quasi il 17% del totale. E stacca non di poco la seconda in classifica, l’Emilia Romagna che con 557 enti copre meno del 10% del numero complessivo. La Basilicata con 35 società partecipate chiude la classifica regionale. Però, per la Corte dei Conti «dagli esiti della revisione straordinaria emerge che il 37,35% versa in condizioni da richiedere un intervento di razionalizzazione da parte dell’ente proprietario».

Perché?

Ci sono, ad esempio, società doppioni, quelle che hanno più amministratori che dipendenti; e poi ci sono quelle semplicemente fantasma, delle quali non si conoscono né bilanci né scopi e sono oltre mille. Sono 1.701, per la precisione, le società che hanno meno dipendenti degli amministratori: il record spetta al Trentino-Alto Adige (200 su un totale regionale di 354), seguito dalla Lombardia (177 su 688), Veneto (89 su 368), Piemonte (88 su 320) e Sicilia (82 su 229). 

IL FATTURATO 

Cioè, dovrebbero essere chiuse, eppure 7 su 10 sono state salvate. Se si considera come parametro solamente il fatturato, su 4.603 società, 1.922 (oltre il 40%) presentano un fatturato medio triennale inferiore a 500.000 euro. Escludendo le 690 già cessate o in liquidazione, ne restano in attività 1.232 da razionalizzare: 149 si trovano in Lombardia, 86 in Piemonte, 83 in Veneto, 82 in Campania, 69 in Emilia Romagna.  

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