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Fabrizio Saccomanni, morto a 76 anni

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Di Fabrizio Saccomanni ricordo una cena con lui, la moglie, il rettore Mario Monti e consorte a una riunione degli ex alunni della Bocconi a Milano che lo premiano come “alunno dell’anno”. Ricordo il suo discorso di chiusura strutturato e brillante come sempre.

Soprattutto, ricordo che parlammo molto dei suoi studi milanesi e di quello che si sarebbe rivelato il cruccio della sua vita: la mancata successione a Mario Draghi come Governatore della Banca d’Italia. Ci sperava tanto e lo meritava, era il suo direttore generale, ma le cose andarono diversamente essenzialmente per una serie di dispetti governativi di marca tremontiana al Governatore italiano designato alla presidenza della Banca Centrale Europea. Il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, non voleva che il candidato di Draghi gli subentrasse alla guida della Banca d’Italia. Toccò a Ignazio Visco che ha retto l’urto delle Grandi Crisi con mano ferma e autorevole, quando si passerà dalla cronaca alla storia si capirà ancora meglio il grande lavoro svolto soprattutto per la questione bancaria, ma quella scelta ha segnato la vita di un uomo come Saccomanni che era a suo modo un unicum perché metteva insieme naturalmente e al massimo livello le qualità di servitore delle istituzioni italiane e di predisposizione ricambiata alle relazioni internazionali.

Dopo un po’ di tempo e l’esperienza troppo breve da ministro dell’Economia, anche se molto intensa, è stata la presidenza di Unicredit, banca a spiccata vocazione internazionale, a mitigare in parte quella ferita di un economista e banchiere di certo colto e globale ma anche tra i più simpatici, brillante e direi quasi empatico, dei molti che ho conosciuto.

Se ne è andato a 76 anni per un malore improvviso sugli scogli di Gallura. Molti lo rimpiangeranno.


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