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Un progetto del Ponte sullo Stretto

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Spesso quando un imprenditore si presenta con una società di capitali, di cui ha la maggioranza azionaria, a chiedere un fido la banca chiede la garanzia personale e a una risposta negativa si rifiuta di concedere il fido.

La motivazione sottesa è: se tu, imprenditore, non credi nella tua azienda tanto da rischiare il tuo capitale personale, perché dovrebbe crederci la banca?

Assolutamente condivisibile. Mi pare che tale comportamento sia simile a quello che sta accadendo tra lo Stato e il Mezzogiorno. Ci sono segnali di interesse, ma la firma, quella che impegna i propri beni personali, il nostro Stato non la vuole mettere.

Fuor di metafora: bene il provvedimento dell’abbassamento del cuneo fiscale. La diminuzione del costo del lavoro è importante e per fortuna viene fatto non per dare ulteriori mancette al lavoratore, come in una prima fase era stato detto, ma per abbassare il costo del lavoro e forse per poter far sopravvivere un sistema imprenditoriale al collasso. Bene anche che si pensi alle donne, ma evitando che vi sia uno spostamento di lavoro di genere, la cosa più facile che avvenga se non si creano dei nuovi posti di lavoro.

L’ATTRAZIONE

Ma il vero problema è quello dell’attrazione di investimenti dall’esterno dell’area e della creazione di quei tre milioni di posti di lavoro che mancano all’appello, come conferma Svimez.

Quello che dovrebbe avvenire con le Zone Economiche Speciali, ormai legge dello Stato, già individuate dalle Regioni, ma che sembra che siano uno strumento a cui il nostro governo non crede. Perché, invece che concentrarsi su esse, va sbandando con provvedimenti che pare non abbiano un filo rosso e un progetto compiuto, ma cercano di dare risorse a pioggia per accontentare tutti e sostenere un consenso elettorale complicato a mantenersi.

Infatti l’attrazione di investimenti dall’esterno è facile che nel breve non accontenti né le imprese locali né i lavoratori. Gli effetti arriveranno quando le imprese attratte cominceranno ad assumere, ma probabilmente i policy maker di adesso saranno già stati spazzati via, per questo sono poco o niente interessati. Meglio accontentare una potenziale base elettorale e così anche la classe dominante estrattiva che può dare qualche mancetta ai propri clientes.

SCOMMETTERE SUL SUD

Ma non può essere questo il tema a cui si può essere interessati: vogliamo che il nostro Paese scommetta sul Sud e per farlo deve impegnarsi su tanti fronti.
Il primo è quello delle infrastrutture, con tempi certi per la Bari Napoli, che metta in collegamento 10 milioni di abitanti e il suo sistema produttivo, e la Salerno Augusta che ne metta in collegamento altri 11 milioni. E per dare dimostrazione che l’impegno è serio bisogna far ripartire il ponte sullo stretto del Mediterraneo, immediatamente canteriabile, voluto dall’Europa, bloccato inopinatamente da quel Mario Monti, figlio della cultura nordista dell’inutilità dei trasporti del Sud, che al massimo riguardano quattro casse di arance.

Tale infrastruttura, che costa meno della metà del reddito di cittadinanza per un anno e un quarto della quota 100, creerebbe un numero di posti di lavoro che andrebbe oltre i 50. 000 all’anno, per i cinque anni della sua costruzione; un volano importante per molte aziende coinvolte e un know how spendibile nel mondo per il gruppo realizzatore, quel We Build che ha costruito il ponte di Genova e che ha un contenzioso che potrebbe far sì che costruire il ponte costi meno di non farlo. Ma non solo: soprattutto la certezza per gli investitori internazionali che l’Italia finalmente punta al Sud.

L’altro provvedimento è il completamento della fiscalità di vantaggio, che diminuisca la tassazione sui redditi prodotti nell’area dai nuovi insediamenti fino al 2030, il cui costo sarebbe assolutamente risibile, considerato che tali investimenti per ora non ci sono e che metterebbe le nostre Zes in competizione con quelle polacche o rumene.

E poi interventi importanti sulla sicurezza delle Zes, per evitare quel che è accaduto a Gioia Tauro, che è diventata prateria per la criminalità della zona dove scorrazzare impunemente.

VISIONE SISTEMICA

E infine quella semplificazione amministrativa richiesta per tali aree che tarda a venire e la creazione di porti franchi protetti a ridosso dei porti interessati che chiedono a gran voce i commissari di tali aree. Insomma, un progetto articolato con risorse aggiuntive che dovrebbero essere disponibili dall’Europa. E che non vadano a sostituire quelle che vengono meno per lo scippo compiuto e ancora in atto per la spesa storica e che sarebbe l’ora che venisse corretto, come è stato suggerito.

Quindi ben venga l’intervento sul cuneo fiscale, ma in una visione sistemica e complessiva di un progetto di sviluppo dell’area. Non dimenticando quel ruolo dell’Italia nel Mediterraneo, sia in termini economici quale piattaforma, pontile che lega l’Europa con l’estremo oriente tramite Suez, ma anche come Paese interessato agli equilibri di questa parte del mondo, che è casa nostra.

Macron vola a Beirut per una questione umanitaria, ma anche perché se il Mediterraneo da mare di morti e di guerra diventa mare di scambi e di pace, se l’idea dell’Eurabia passa anche a Bruxelles, e il problema dello sviluppo della Tunisia diventa non meno importante di quello dell’Ungheria, fondamentale per la Germania forse meno per noi, noi e l’ Europa non potremo che avere dei vantaggi.

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