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Fino a pochi giorni fa pensavo che esistessero tre tipi di ottimismo: quello della ragione, quello della volontà e quello della speranza. Il primo, quello della ragione, è supportato da misurabili motivazioni che seguendo determinati itinerari strategici porta quasi sicuramente al raggiungimento di determinati risultati, in fondo è un modo per contrastare il “pessimismo della ragione” che in realtà è la conseguenza di una visione restrittiva della ragione; il secondo, quello della volontà è supportato da un forte impegno mirato a perseguire determinati risultati coscienti però delle difficoltà che sicuramente si incontreranno nel raggiungimento di determinati obiettivi; quello della speranza invece è tutto particolare perché se in genere la speranza rappresenta la capacità di credere che le cose possano andare in un certo modo, l’ottimismo è la chiave di lettura che immagina che le cose possano andare bene.

Leggendo l’articolo di Giorgio Santilli su “Il Sole 24 Ore” di sabato 19 settembre invece ho scoperto un quarto ottimismo quello della illusione, un nuovo ottimismo posseduto dalla Ministra De Micheli.

L’articolo dal titolo “Commissari per sbloccare 30 miliardi” precisa che la Ministra delle Infrastrutture e dei Trasporti Paola De Micheli ha consegnato al Presidente del Consiglio Conte l’elenco delle opere da commissariare; trattasi, precisa Santilli, di una cinquantina di interventi tra cui prevalgono quelli ferroviari e stradali.
Il pacchetto completo riguarda lavori per 42 miliardi di euro di cui 30 ancora non affidati o non avviati o comunque incagliati. Prima di entrare nel merito della proposta ritengo opportuno fare una precisazione: la Ministra De Micheli è all’interno del Dicastero delle Infrastrutture e dei Trasporti da appena un anno e quindi, sicuramente, le si può e le si deve perdonare tutto, Giorgio Santilli invece che vive e conosce questo mondo da almeno trenta anni sa benissimo che la maggior parte dell’elenco delle opere presentate non sono “incagliate” sono solo “intenzioni”. D’altra parte lo stesso Santilli non volendo entrare nel merito delle varie proposte ha sentito il bisogno di scrivere, in una nota a parte, un articolo dal titolo “Quel piano che guarda al Sud e dimentica le città” e, giustamente, precisa “questo Governo non ha una politica per le città come dimostra il brutto epilogo del Decreto Legge “Semplificazioni” sulla rigenerazione urbana.

Ma torno all’elenco delle opere e provo a ricordare, opera per opera quale sia non lo stato progettuale ma la consistenza propositiva.

In merito alle opere stradali si parla:
1) della 106 Jonica, una opera sicuramente essenziale per la Calabria e per il Mezzogiorno del Paese e la si affronta ancora ipotizzando la realizzazione di un altro lotto invece di chiarire una volta per tutte la necessità di realizzare integralmente tale asse garantendo una copertura di 4,8 miliardi di euro e contestualmente imponendo all’ANAS il completamento della progettazione; oggi è solo una intuizione progettuale e quindi indifendibile in sede comunitaria all’interno del Recovery Plan
2) del collegamento tra “il porto di Civitavecchia – nodo intermodale di Orte. Tratta Monte Romano Est – Civitavecchia” viene riportato un importo di 472 milioni senza però raccontare lo stato reale dell’intero progetto; allo stato solo sommatoria di lotti e come tale solo utile per memoria ma non per accedere al Recovery Plan
3) dell’A24 – A 25 Strada dei Parchi in cui si mette in evidenza un costo di 3.140 milioni di euro e di cui allo stato si assiste ancora ad un contenzioso tra Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e Concessionario, ancora oggi non si dispone di un misurabile cronoprogramma e di una approvazione formale delle opere da realizzare
4) del collegamento Roma – Latina si dimentica completamente la finalità dell’opera in quanto si riporta in realtà con l’importo di 1.515 milioni di euro solo il tratto caratterizzato dall’attuale Pontina e non si tiene conto del tratto che collega l’autostrada tirrenica con Tor de’ Cenci che consente una canalizzazione diretta del traffico proveniente da Civitavecchia evitando il raccordo anulare e si dimentica il collegamento Cisterna – Valmontone che porta il flusso di traffico direttamente sulla autostrada A1; tutto questo porta ad un importo di circa 2,9 miliardi di euro. Oggi però si è abbandonata la ipotesi del project financing e l’ANAS dovrà decidere in che modo attuare l’opera. Anche in questo caso si è ancora alla ricerca di una soluzione
5) della E 78, la famosa Grosseto – Fano, il cui costo viene indicato in 271 milioni, si dimentica che il reale costo è di circa 2,9 miliardi di euro e che come nei casi precedenti non è pensabile inserire nel Recovery Plan, proposte di opere articolate in lotti senza il raggiungimento di una offerta funzionale
6) della rete viaria in Sicilia e di quella in Sardegna nel quadro delle proposte non viene riportato alcun importo perché almeno in questo è scattato il buon senso; in realtà si dispone di elenchi di opere frantumate nel territorio prive di una lettura organica e prive di una tempistica realizzativa accettabile in merito alle opere ferroviarie si parla:
1) della Linea Venezia Trieste il cui importo si attesta su circa 2,2 miliardi di euro e si dimentica che siamo ancora in presenza di fasi progettuali, siamo in presenza di una articolazione per lotti, siamo in presenza di qualcosa che nessun Commissario può difendere in sede comunitaria, che nessun Ministro della Repubblica può dimostrarne la coerenza alle linee guida della Unione Europea
2) della Linea Genova – Ventimiglia dell’importo pari a 1.540 milioni di euro non dico nulla perché siamo, a mio avviso, in presenza di un bel titolo e anche di un utile obiettivo ma null’altro
3) del completamento del raddoppio della tratta ferroviaria Pontremolese dell’importo riportato, sempre nel quadro delle proposte, di 2,3 miliardi di euro siamo ancora in presenza di lotti progettati e non di un progetto utile per essere inserito nel Recovery Plan
4) della Linea Roma – Pescara dell’importo pari a 600 milioni di euro dico quanto già detto per la linea Genova – Ventimiglia con una sola aggiunta: i 600 milioni sono solo utili per la messa in sicurezza dell’attuale linea
5) del potenziamento tecnologico ed interventi infrastrutturali della Linea Taranto – Metaponto – Potenza – Battipaglia non si riporta neppure l’importo perché anche in questo caso siamo in presenza solo di un interessante titolo
6) del potenziamento tecnologico e interventi infrastrutturali della Linea Salerno – Reggio Calabria si riporta solo l’importo di 230 milioni di euro e si dimentica che in più sedi e in più occasioni i Ministri innamorati (solo innamorati) del Sud avevano dichiarato risorse per oltre 6 miliardi di euro per la realizzazione dell’asse ferroviario ad alta velocità
7) della realizzazione dell’asse AV/AC Palermo – Catania – Messina si riporta un valore globale di 7.250 milioni di euro e si precisa che di tale importo ci sono interventi non affidati e non avviati per 5.951 milioni di euro. Ora è utile ricordare che su questo asse c’è dal 2014 un Commissario che per la Napoli – Bari ha mantenuto un ritmo di avanzamento delle opere apprezzabile mentre in Sicilia per problemi legati all’organo locale non si è riusciti praticamente a dare corso a nulla e per questo non sarà facile difendere l’opera in sede comunitaria.

Potrei continuare a leggere e a descrivere le trasparenti ed immediate negatività presenti in una proposta che contiene, tra l’altro, due pesanti criticità:

  1. invoca la nomina di Commissari quando dovrebbe prima rileggere la macchina amministrativa e tecnica preposta alla reale identificazione delle varie progettualità e imporre entro i prossimi 60 giorni (sessanta non seicento) la soluzione operativa, procedurale, autorizzativa di tutte le proposte
  2. elenca interventi senza tener conto che nessuno di loro, specialmente quelli ubicati nel Mezzogiorno, supera i vincoli imposti dalle “Linee Guida per la Definizione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza” prodotte dallo stesso Governo Conte e che si riportano di seguito:
  3. Infrastrutture che non hanno un livello di preparazione progettuale sufficiente considerando i tempi medi di attuazione data la dimensione del progetto
  4. Progetti “storici” che hanno noti problemi di attuazione di difficile soluzione nel medio termine, pur avendo già avuto disponibilità di fondi
  5. Progetti o misure che non hanno impatti duraturi su PIL e occupazione
  6. Progetti che non presentano stime attendibili sull’impatto economico atteso (tasso di ritorno economico, impatto occupazionale duraturo atteso, oppure numero di beneficiari atteso)
  7. Progetti per i quali non sono state individuate modalità per il monitoraggio delle realizzazioni
    Di fronte a queste considerazioni, o meglio di fronte a queste contestazioni che purtroppo sono vere, prende corpo quello che all’inizio chiamavo “ottimismo della illusione”, prende corpo cioè quella forma di lettura di un futuro impossibile che man mano che lo si vive genera una drammatica delusione. Continueremo in futuro ad invocare chissà quanti Commissari, riusciremo anche a nominarli ci rimarrà, almeno per il Mezzogiorno una certezza quella riportata l’altro giorno da Eurostat: le Regioni europee più a rischio di povertà o esclusione sociale sono: Primo posto Campania 53,6%; Secondo posto Sicilia 51,6%; Settimo posto Calabria 44,5% (dati Eurostat).

E noi continuiamo, dopo sei anni di stasi di interventi nel comparto delle infrastrutture, a masturbarci con elenchi di progetti non candidabili in sede comunitaria, con liste possibili di Commissari e con una carica di ottimismo della illusione veramente folle e patetica.

Purtroppo ormai questa compagine di Governo, anche dopo la definitiva distruzione dell’attuale Parlamento sancita dal referendum, durerà ancora per molto tempo e il Presidente Conte sarà costretto ad utilizzare giorno dopo giorno, mese dopo mese dosi sempre più patetiche di “ottimismo della illusione”; si ricordi Presidente Conte che prima o poi esplode una pericolosa e massiccia delusione nel Mezzogiorno e nell’intero Paese.

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