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David Sassoli

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David Sassoli era il volto umano dell’Europa. Sognava e lavorava per un’Europa che fosse più vicina agli ultimi e senza muri. La sua porta al Parlamento Europeo era sempre aperta a tutti. «Di notte serve aprire la sede del Parlamento europeo ai senzatetto perché è doloroso vedere tante persone cercare riparo dal freddo intenso agli angoli dell’edificio che ci ospita a Bruxelles». Così aveva insistito Sassoli in una lettera all’allora presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani. Poco dopo, una volta eletto presidente del Parlamento Europeo, durante la pandemia, Sassoli aveva aperto le porte e la mensa dell’Eurocamera a donne in difficoltà e senzatetto.

La sua presidenza è stata fortemente politica, nel senso bello della parola, ma anche e soprattutto umana. È stato presidente del Parlamento europeo, eletto il 3 luglio del 2019, negli ultimi due anni e mezzo in cui l’Europa ha dovuto affrontare la Brexit, la pandemia, la crisi, l’inasprirsi delle diseguaglianze e il ritorno dei muri ai confini. Si è ricorso a Sassoli come mediatore tra diversi Paesi e con la Commissione Europea in diverse occasioni durante il suo incarico.

In particolare, con la presidente tedesca, Ursula Von der Leyen, aveva instaurato un rapporto di stima reciproca evidente anche agli osservatori più esterni. Sassoli ha lavorato per lottare contro le crescenti disuguaglianze, la difesa della democrazia e il rafforzamento dell’Ue e del Parlamento europeo.  Spesso cercava di richiamare l’attenzione dei governi e delle istituzioni a una maggiore solidarietà, principio fondante dell’Unione europea, verso gli ultimi della terra, i migranti e i senzatetto.

Durante la pandemia, ha deciso di lasciare a disposizione delle Ong locali gli edifici del Parlamento Ue per ospitare donne vulnerabili. Ha fatto trasformare la cucina del Parlamento in una mensa per i bisognosi, fornendo più di mille pasti al giorno ai senzatetto e agli operatori sanitari. Sassoli era impegnato anche per una politica migratoria europea più solidale. Si opponeva con tutte le forze al ritorno a barriere tra i Paesi.

D’altronde proprio lui aveva partecipato nel 1989 a picconare il muro di Berlino per l’abbattimento del confine. «In questo anno abbiamo ascoltato il silenzio del pianeta e abbiamo avuto paura. Ma abbiamo reagito e costruito una nuova solidarietà perché nessuno è al sicuro da solo. Abbiamo visto nuovi muri. I nostri confini, in alcuni casi, sono diventati i confini tra morale e immorale, tra umanità e disumanità. Muri eretti contro persone che chiedono riparo dal freddo, dalla fame, dalla guerra, dalla povertà», affermava Sassoli nel suo ultimo messaggio di Natale appena poche settimane fa.

Proprio per questo suo forte impegno per i migranti, nel mio ultimo messaggio a David Sassoli, per me un grandissimo amico e un riferimento, gli avevo riportato il caso degli interpreti afghani della Nato che hanno lavorato con il contingente e l’ambasciata turca e che da mesi mi chiedono aiuto per fuggire da Kabul. Speravo si fosse ripreso e sapevo che lui non sarebbe rimasto indifferente. Dopo mesi di rimbalzi politici e istituzionali, ero sicura che nessuno meglio di lui mi avrebbe capito.

Purtroppo, però, era tardi, David si è aggravato nelle ultime settimane. Sassoli ascoltava moltissimo anche i giovani, li incoraggiava a non mollare mantenendo lo sguardo verso il futuro e la costruzione di un’Europa più giusta.

“Abbiamo alla fine realizzato, dopo anni di crudele rigorismo, che la disuguaglianza non è più né tollerabile, né accettabile. Che vivere nella precarietà non è umano. Che la povertà è una realtà che non va nascosta ma che dev’essere combattuta e sconfitta. È il dovere delle Istituzioni europee di proteggere i più deboli e non chiedere altri sacrifici, aggiungendo dolore al dolore”, sosteneva sempre nel suo ultimo discorso di Natale. Uno dei cavalli di battaglia di David Sassoli era la lotta all’indifferenza, a coloro che voltano le spalle davanti alle sofferenze, come i governi che chiudono i confini e si barricano per paura di poche centinaia di migranti o coloro che voltano lo sguardo davanti ai poveri.

«Oggi l’Europa con il piano di ripresa ci dà una grande opportunità di abbandonare l’indifferenza. È la nostra sfida, quella di un mondo nuovo che rispetta le persone, la natura e crede in una nuova economia si basa non solo sul profitto di pochi ma sul benessere di tutti. Per questo voglio dirvi buone feste, buon anno, buon Natale. Il periodo del Natale è il periodo della nascita della speranza. E la speranza siamo noi quando non chiudiamo gli occhi davanti a chi ha bisogno, quando non alziamo muri ai nostri confini, quando combattiamo contro tutte le ingiustizie. Auguri a noi, auguri alla nostra speranza», chiudeva il suo messaggio finale Sassoli.

David riusciva a capire le persone, aveva una grande sensibilità, una qualità rara. Quando ci incontravamo tra i corridoi del Parlamento europeo David mi chiedeva spesso come stavo, l’ultima volta c’erano molti sguardi indiscreti e non mi sentivo di rispondere, così lui tagliò corto: “A me e Irene non servono tante parole. Basta uno sguardo per capirci, tra amici è così”.


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