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La protesta dei sindaci siciliani a Roma

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La rivolta parte dal Sud, dal profondo Sud. È la Sicilia la prima a suonare la carica per chiedere al Parlamento il diritto di vivere nella terra dove si è nati e il riconoscimento della fiscalità di sviluppo per compensare gli svantaggi delle zone franche montane, quelle relative ai territori dei Comuni nei quali oltre il 50 per cento della superficie totale è posto a un’altitudine di almeno 500 metri sul livello del mare, con una popolazione residente inferiore a 15.000 abitanti e che presentano fenomeni di spopolamento.

L’OBIETTIVO

Poi sarà la volta delle altre regioni meridionali far sentire la propria voce ai politici nazionali di ogni colore politico per chiedere maggiore attenzione per le zone particolarmente svantaggiate, montane ma anche urbane. Intanto nella mattinata di ieri un centinaio di sindaci siciliani si sono ritrovati in piazza Montecitorio su iniziativa di un comitato regionale guidato da Vincenzo Lapunzina, che organizza manifestazioni, incontri e mantiene un presidio nella località Irosa, nelle Madonie.

L’obiettivo è sensibilizzare la deputazione di Camera e Senato a dare via libera alla Legge obiettivo approvata dall’Assemblea regionale siciliana il 17 dicembre 2019, per il riconoscimento delle Zone franche montane. La legge per le Zfm interessa 133 Comuni montani di tutta la Sicilia, ovvero il 33% degli enti locali siciliani e il 25% del territorio regionale, per un totale di 540 mila abitanti e 55 mila imprese, che potrebbero usufruire della fiscalità di vantaggio e dei contributi sociali per le aziende che assumono.

GLI APPOGGI

La richiesta ha trovato il sostegno trasversale di vari gruppi politici ai quali sono state rappresentate le motivazioni della manifestazione. «Siamo qui – ha detto Giovanna Bubello, sindaco di Alessandria della Rocca, piccolo centro della provincia di Agrigento – per rivendicare una fiscalità di vantaggio prevista dalle norme dello statuto siciliano. Chiediamo una politica per lo sviluppo, l’imprenditorialità, il lavoro».

In piazza con i sindaci è scesa anche la deputata siciliana di Forza Italia, Stefania Prestigiacomo.  «I tantissimi sindaci dei piccoli Comuni siciliani montani – sono oggi a Roma per manifestare e chiedere una fiscalità di sviluppo che freni il fenomeno di desertificazione umana e imprenditoriale di questi territori. La Legge obiettivo approvata dalla Regione Siciliana il 17 dicembre 2019, per il riconoscimento delle Zone Franche Montane è ancora in attesa di essere applicata. Applicando la legge invece si potrà scongiurare il declino di queste aree dell’Isola.  La fiscalità di sviluppo è essenziale per compensare l’oggettivo degrado economico subito dai Comuni montani della regione siciliana.  Il Covid ha fatto esplodere una crisi che era già presente da tempo, ma adesso le comunità delle “terre alte” non ce la fanno davvero più. È necessario agire in fretta in modo che la legge sulle Zone franche montane trovi applicazione e sia di aiuto per i nostri cittadini».

GLI INCONTRI

La delegazione degli amministratori delle “Terre Alte” di Sicilia, 133 Comuni su 391 totali, è stata ricevuta dal ministro per il Sud e la coesione territoriale, Mara Carfagna, e dal ministro per gli Affari regionali e le autonomie, Mariastella Gelmini. Entrambe hanno assicurato il massimo impegno sulla faccenda.

A incontrare e prestare ascolto alle istanze dei primi cittadini anche  altre rappresentanti istituzionali e politici, tra cui i capigruppo di Senato e Camera del Movimento Cinque Stelle, Forza Italia, Lega, Pd, Fratelli d’Italia e Italia Viva. Alle 12.30, poi, dallo staff tecnico del presidente della Camera dei deputati, Roberto Fico; quindi da Claudio Maria Galoppi, consulente giuridico della presidente del Senato, Maria Elisabetta Casellati; dal presidente della commissione Finanza e Tesoro, Luciano D’Alfonso.

Nel pomeriggio, nella sala Nassiria di Palazzo Madama, il convegno “Zone franche montane in Sicilia: un’opportunità’ di sviluppo”, organizzato dal Movimento Cinque Stelle.

«Chiediamo l’impegno della Camera perché la legge non subisca rallentamenti come invece sta accadendo al Senato» hanno sottolineato.

L’ANCI IN CAMPO

Al fianco dei primi cittadini delle Terre Alte di Sicilia si è schierata l’Anci Sicilia nei giorni scorsi, tramite il suo presidente Leoluca Orlando. «Pieno sostegno a tutti i sindaci siciliani che hanno manifestato in piazza Montecitorio chiedendo l’approvazione da parte del Parlamento nazionale della legge per il riconoscimento delle Zone Franche Montane – ha detto Orlando – Sarebbe un traguardo importantissimo in grado di compensare, almeno in parte, il deficit competitivo anche attraverso una fiscalità di sviluppo. L’istituzione delle Zone Franche Montane è una priorità per dare a questi territori, in grave difficoltà economica, una prospettiva di sviluppo e per contrastare la desertificazione demografica ed economica che rischia di avanzare inesorabilmente anche in seguito all’emergenza sanitaria».

 Mentre il deputato regionale Nello Dipasquale (Pd), vice presidente della Commissione speciale d’indagine e di studio per il monitoraggio dell’attuazione delle leggi all’Ars, ha presentato un’interrogazione parlamentare con richiesta di risposta scritta all’assessore regionale alle Attività produttive, Girolamo Turano e all’assessore regionale all’Economia, Gaetano Armao, per l’istituzione delle Zone Franche Montane in Sicilia «per chiedere se il governo regionale sta procedendo nella definizione e stesura di una relazione in merito alla copertura finanziaria relativa».

CGIL A SOSTEGNO

La protesta ha il pieno sostegno della Cgil, che fa parte del comitato delle zone franche montane. «Il sit in di oggi – dicono il segretario generale della Cgil di Palermo, Mario Ridulfo, e Lillo Spitale, rappresentante della Cgil della zona Alte Madonie – è stato un’iniziativa molto forte. La Cgil chiede che il disegno di legge venga approvato al più presto dal Parlamento nazionale. Misure strutturali che sono indispensabili a favore delle imprese e delle aziende che insistono su queste aree e servono per contrastare lo spopolamento del nostro territorio con nuova occupazione e investimenti».


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