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Luca Palamara

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Che Mani pulite fosse un’inchiesta nella quale confluissero umori di un paese che non aveva mai visto un’azione profonda dei Pubblici ministeri, lo si sapeva. Quello che non si sapeva è che il protagonismo dei magistrati arrivasse a punti estremi, toccando i tasti più forti della democrazia. Malgrado siano trascorsi circa 30 anni, realizzare un bilancio sembra prematuro, acerbo, al limite non attuale. Ci fu un tempo in cui lo schieramento di telecamere, o apparecchi fotografici, dentro i corridoi delle Procure, veniva bollato come l’apparizione del circo mediatico, da allora quell’espressione è diventata calzante, nessuno ne ha più contestato l’origine ed è entrata nel lessico.

Ma sul protagonismo, che non ha mai cessato di esistere, il discorso sarebbe lungo e viziato da spinte politiche. Di sicuro, però, è una sindrome che non si cancella, magari è sgualcita, ma è rimasta come appiccicata, come qualcosa che non si può lavare tanto facilmente.  Il presidente della Repubblica ne ha parlato alla cerimonia per il decennale della Scuola, superiore di magistratura a Villa Castelpulci, a Scandicci. C’erano ovviamente altre personalità del mondo giudiziario, dalla Guardasigilli, Marta Cartabia al vice-presidente del Consiglio superiore della magistratura, David Ermini. E di fronte a questi “numeri 1” della giustizia ha lanciato un monito. Primo, fra tutti, la necessità di una riforma del Csm. Secondo, ritrovare il vigore ed evitare protagonismi. Soprattutto per riscattare un periodo nero come questo, con una serie di scandali dal caso Palamara ai veleni della Procura di Milano, che non hanno recato segnali positivi.

Per il Capo dello Stato, “le vicende registrate negli ultimi tempi non possono e non devono indebolire l’esercizio della funzione giustizia – essenziale per la coesione di una comunità – attività svolta quotidianamente con serietà, impegno e dedizione negli uffici giudiziari. Se così non fosse, ne risulterebbero conseguenze assai gravi per l’ordine sociale e per l’assetto democratico del Paese”. Un punto questo approfondito anche da David Ermini. “Dimostrare esercitando la giurisdizione in modo indipendente e imparziale che la magistratura non è quella degli scandali ma è quella che rende giustizia al servizio della collettività”. Il presidente Mattarella ha comunque sottolineato l’esigenza della riforma del Csm. Ed ha incalzato: “Il dibattito sul sistema elettorale dei componenti del Consiglio superiore deve ormai concludersi con una riforma che sappia sradicare accordi e prassi elusive di norme che, poste a tutela della composizione elettorale sono state talvolta utilizzate per aggirare le finalità della legge”. Per cui ha aggiunto, “è indispensabile che la riforma venga al più presto realizzata tenendo conto dell’appuntamento ineludibile del prossimo rinnovo del Consiglio superiore. Non si può accettare il rischio di dover indire le elezioni con vecchie regole”.

DAL PRESIDENTE MONITO SUI FONDI PNRR

Il Capo dello Stato ha lanciato un monito sui fondi Pnrr durante una cerimonia che si è svolta al Quirinale. Mattarella ha chiesto di “usare bene i fondi del Pnrr, ma, parlando sempre ai referendari di nuova nomina della Corte dei conti, ha chiesto anche di avere “attenzione alla corruzione”.

DEM, DEBUTTO DEI 5 STELLE ALLE AGORÀ

Chi si aspettava un flop alle agorà dei Dem, è rimasto deluso. Non c’è nessun sfaldamento. Anzi, c’è stato un debutto di alta valenza politica. Enrico Letta aveva esplicitamente legato l’ingresso nel campo largo di centrosinistra alla partecipazione alle agorà. Aveva detto che per partecipare bisognava soltanto pagare 1 euro. Ma da allora il progetto di avvicinamento ha subito degli strappi. E soprattutto ci sono state delle fermate dopo le intemerate della Leopolda. Appare ormai impossibile che Italia Viva possa rientrare nel perimetro del Campo largo. Dai 5 stelle ci si attendeva un segnale, che è arrivato con la presenza di una esponente di spicco del movimento. Un dato, sottolineano, che conferisce al M5s un’immagine di un partito in movimento. Dall’elezione del segretario Letta il Pd è impegnato in un rovesciamento del paradigma della presenza femminile in politica, iniziata con l’elezione delle due capigruppo di Camera e Senato. Già si conta il risultato: “Nel Pnrr siamo riusciti a mettere la clausola di premialità obbligatoria sul lavoro femminile, un passaggio fondamentale”. Ma, incalza, c’è ancora molto da fare.


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