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Palazzo Marino, sede del Comune di Milano

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Un danno erariale da 70 milioni di euro e 64 tra ex amministratori, politici e dirigenti della Città metropolitana di Milano che dovranno difendersi dalle accuse della Corte dei Conti.

Ieri la Procura regionale lombarda della Corte dei Conti ha trasmesso a 66 persone fisiche e giuridiche – tra di loro anche l’ex sindaco Giuliano Pisapia, consiglieri e assessori delle giunte Colli e Penati e due intermediari finanziari (Bank of America e Dexa Prediop spa) – un invito a dedurre sulla conclusione e gestione di alcuni contratti derivati (“Swap”) ritenuti “manifestamente diseconomici per l’ente” e che rischiano di provocare un buco enorme.

Basti pensare che, secondo i calcoli dei magistrati inquirenti contabili, il danno erariale “allo stato attuale” è già superiore ai 70 milioni di euro, cioè «il valore delle commissioni e dei costi impliciti occultati dalle banche e dei flussi differenziali negativi corrisposti in adempimento dei contratti di swap, oltre alle somme che la Città Metropolitana di Milano ha dovuto versare in esecuzione della sentenza della High Court of Justice di Londra in ragione della contumacia e della soccombenza nel relativo giudizio avviato da una delle banche intermediarie», viene spiegato dalla Corte dei Conti lombarda.

L’invito a dedurre è l’equivalente di un avviso di garanzia nel penale, non è quindi una sentenza definitiva: ora si aprirà il procedimento e tutte le parti potranno spiegare le proprie ragioni. La contestazione preliminare di responsabilità risarcitoria amministrativo-contabile è stata fatta dopo una consulenza svolta dai funzionari del Nucleo di supporto all’autorità giudiziaria della Banca d’Italia e una attività istruttoria a cui ha collaborato anche il Nucleo di polizia economico finanziaria della guardia di finanza di Milano.

Secondo la Corte dei Conti, ci sarebbe stato «un doloso occultamento delle reali condizioni finanziarie sottese alle operazioni in derivati, agevolato da inescusabili e concomitanti condotte, anche omissive, improntate a grave imperizia, imprudenza e negligenza degli organi decisionali e dei vertici burocratici dell’ente, per aver stipulato e mantenuto in vigore contratti derivati in assenza di congrue valutazioni circa il rischio e l’effettiva convenienza economica delle operazioni». Non si è trattato di “firme incautamente apposte”, sempre secondo la ricostruzione della Procura della Corte dei Conti, ma di «concrete e reiterate condotte connotate da grave superficialità e inescusabile leggerezza».

Gli oltre 70 milioni di danno erariale sarebbero il «valore delle commissioni e dei costi impliciti occultati dalle banche e dei flussi differenziali negativi corrisposti in adempimento dei contratti di swap, oltre alle somme che la Città Metropolitana di Milano ha dovuto versare in esecuzione della sentenza della High Court of Justice di Londra in ragione della contumacia e della soccombenza nel relativo giudizio avviato da una delle banche intermediarie».

L’ex sindaco Pisapia è chiamato in causa non per l’istruttoria e la stipula degli swap, che risalgono a ben prima dell’inizio del suo mandato, ma perché «disattendendo sia il parere fornito dall’Avvocatura che dai legali incaricati» ha deciso di «ignorare il claim notificatigli sia da Merrill Lynch che da Dexia e di non costituirsi nel giudizio poi effettivamente azionato da quest’ultima dinanzi alla Corte inglese, cagionando all’ente un grave pregiudizio sia in termine di costi processuali che di preclusione per la successiva azione di annullamento dell’Order».

L’invito al contraddittorio, spiegano i giudici contabili, servirà alla Procura per calibrare le responsabilità di ciascuno nel causare il danno e quindi la correttezza “del riparto soggettivo degli importi oggetto di indagine”. L’invito al contraddittorio è appositamente previsto dal codice di giustizia contabile per assicurare l’attuazione delle garanzie del giusto processo e l’effettivo esercizio del diritto di difesa.

«Ho appreso dalla stampa – ha commentato Pisapia, oggi eurodeputato – di un invito a dedurre notificato a me e ad altri 63 ex amministratori e dirigenti della Città Metropolitana di Milano, di cui sono diventato sindaco per obbligo di legge per poco più di un anno. In quel periodo ho fatto tutto il possibile per risollevare un Ente che si trovava da molto tempo in gravi difficoltà economiche e finanziarie. Sono stupefatto della contestazione della Corte dei Conti e risponderò non appena mi sarà possibile conoscere gli atti. Al momento – ha concluso Pisapia – posso solo dire che ho svolto quel ruolo, come sempre nella mia vita politica e amministrativa, in piena trasparenza e nell’esclusivo interesse dei cittadini e confido che tutto sarà chiarito rapidamente».


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