X
<
>

Tempo di lettura 4 Minuti

I NUOVI banchi? Arriveranno, ma in modo scaglionato. Una prima fornitura entro il 14 settembre, gli altri entro fine ottobre. E a seconda dei casi. Regione che vai, posto che trovi, in piedi o seduti e in ordine sparso. In Veneto, ad esempio, molti studenti avranno il computer gratuito. In Calabria non sapranno mai cos’è uno scuolabus. C’è chi avrà in dotazione un banco monoposto a rotelle e chi dovrà aspettare l’autunno inoltrato perché venga ultimata l’ultima consegna. Chi avrà il medico scolastico nell’istituto e chi dovrà misurarsi da solo la febbre (il Lazio farà da apripista, la capogruppo regionale 5stelle Roberta Lombardi ne ha chiesto la reintroduzione a partire dal prossimo anno).

A un mese esatto dal ritorno in classe degli studenti, insomma, sono ancora tante le incertezze sulle modalità che gli istituti dovranno adottare. Organizzazione degli spazi, integrazione degli organici, ricorso alla didattica a distanza, utilizzo della refezione scolastica. Tutti punti interrogativi, checché ne dica la ministra dell’Istruzione Azzolina. La scuola al tempo del Coronavirus è in alto mare. E la macchina dello Stato viaggia a rilento, uno slalom tra competenze frammentate, accavallamenti, sovrapposizioni. Risultato: granelli che si aggiungono a granelli fino a bloccare ingranaggi già logori

IL DIRITTO DI TIMBRO

Gli amministratori fanno a gara. Ogni locale rivendica il proprio diritto di timbro. La Regione per la formazione e la sanificazione, la Provincia per la manutenzione dell’edilizia scolastica e – logicamente – anche i Comuni vogliono avere voce in capitolo. Causa scarsità di mezzi e risorse, dunque, non sarà facile rimettere in moto il meccanismo scolastico fermo dallo scorso marzo. Le perplessità arrivano da chi non te l’aspetti e proprio per questo sono più credibili.

Da Eleonora Mattia (Pd), presidente della Commissione scuola del Consiglio regionale del Lazio. Spiega: «Non possiamo permetterci ritardi che graverebbero con effetto domino anche sulla nostra economia. Dai banchi monoposto allo smaltimento di quelli da dismettere. Dai nuovi spazi per accogliere i bambini e gli studenti, al rispetto del distanziamento sociale. Il lavoro è ancora tanto e il tempo è poco. Una scuola di Tor Bella Monaca aspetta ancora la risposta del Comune di Roma circa l’utilizzo di cinque aule».

LA DENUNCIA DEI DIRIGENTI

Sempre nel Lazio, Mario Rusconi, portavoce dell’Anp, l’associazione dei dirigenti scolastici,ha lanciato un appello accorato a sindaci e presidenti delle Province: «Chiediamo ad Anci e Upi di sollecitare i loro iscritti, ad intervenire perché non si nascondano dietro sotterfugi e cavilli. La situazione del Centrosud è grave e si aggrava. Nel Lazio, già prima della infelice notizia sullo slittamento dei monoposto, almeno il 30% delle scuole della Regione ci aveva riferito di non sapere come fare a distanziare gli alunni con o senza i banchi singoli». Dopo aver inviato una lettera alla Città Metropolitana per chiedere indicazioni circa lo smaltimento dei vecchi banchi, Rusconi si è sentito rispondere che il vecchio arredo non dovrà essere dismesso ma ricollocato per poi essere riutilizzato nella fase post Covid-19. Il che implicherebbe stoccaggio e deposito a carico degli istituti. «Una risposta che mi ha lasciato basito».

PARITARIE: ISCRITTI +3%

Le scuole paritarie al Nord, secondo il sindacato Usmi-Cism, hanno aumentato le iscrizioni del 3%. «Perché pronunciando la parola magica “autonomia” – dice la referente del sindacato, Anna Monia Alfieri – si sono potute organizzare in tutta fretta. Orario scolastico, organico, programmazione dell’attività educativa. La paritarie, insomma, ripartiranno alla grande». Stiamo parlando di istituto di seconda fascia, in cui si paga una retta che oscilla tra i 5 e i 6 mila euro l’anno.«Il dramma – riprende Alfieri – è che a settembre il diritto all’istruzione universale che ogni Stato deve garantire a tutti i cittadini senza discriminazione non sarà accessibile a otto milioni di studenti ma solo a privilegiati, quelli cioè di prima fascia per ricchi con rette di circa 8mila euro ad alunno, e quelli che con grande sacrificio riescono ad accedere alla seconda fascia. Riapriranno anche bene le statali, ma solo in regioni ricche come Veneto e Lombardia, non dunque nel Centrosud».

Dicevamo dei computer. Prendiamo un Comune a caso del Veneto: Motta di Livenza, in provincia di Treviso. L’ente locale ha destinato 30 mila euro all’acquisto di computer fissi, pc e tablet per bambini e ragazzi residenti e domiciliati nel territorio comunale. C’è chi può e chi non può.

I TEMPI STRETTI

Chiaro. Tirare fuori una cifra monstre di banchi, la più grande mai prodotta in un Paese europeo e in un lasso di tempo così ristretto è stato un po’ come tirare fuori dal cilindro il classico coniglietto bianco: per partecipare al bando le aziende hanno dovuto dimostrare di essere in grado di garantire lotti da 200 mila banchi. Senza dire che poi bisogna anche sedersi e dunque servono anche le sedie. Tra slittamenti, proroghe, modifiche, limature dei dettagli si è arrivati alle 11 imprese che hanno ottenuto altrettanti contratti di affidamento. Due milioni e mezzo di banchi monoposto a rotelle dotati di sedute innovative. Ma attenzione: verranno consegnati tra i primi giorni di settembre e l’ultima settimana di ottobre. Come dire che qualcuno forse resterà in piedi oppure bisognerà fare i turni. A tutto questo aggiungiamo undici milioni di mascherine chirurgiche e 50 mila di litri di igienizzante e forse potremo presentarci in classe al primo giorno di scuola.

Ma non basta. Perché la campanella possa suonare in sicurezza – si fa per dire – un milione e mezzo di docenti e non docenti dovranno sottoporsi al test sierologico rapido prima di mettere piede a scuola: lo screening dovrebbe iniziare, ha assicurato nei giorni scorsi il commissario all’emergenza, Domenico Arcuri, l’ultima settimana di agosto. Poi tutti in classe, seduti o in piedi. Aspettando i banchi.

  •  
  • 9
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

COPYRIGHT
Il Quotidiano del Sud © - RIPRODUZIONE RISERVATA

shares