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Il programma del Recovery plan dovrebbe passare da un mantra che dovrebbe ritrovarsi in tutte le sue parti. I Paesi sono due, per reddito pro-capite, per speranza di vita, per tasso di natalità, per tasso di occupazione, per infrastrutturazione, per export pro capite, per diritto alla salute, all’istruzione, quindi compito primo di un Governo è procedere all’Unità d’Italia economica e sociale, finora mai compiuta. Infatti proviamo ad immaginare cosa chiederebbe al Presidente Draghi un ragazzo, nato nel 2005 a Canicattì visto che parliamo di Next Generation.

Credo che la prima richiesta possa essere quella di aver garantita la possibilità per sé e per la propria famiglia uguale diritto alla salute di un suo coetaneo nordico. Ne consegue che il primo atto di questo Governo dovrebbe essere quello di riequilibrare le risorse destinate per la sanità ad ogni cittadino italiano, evitando quello che é stato denunciato dal nostro Quotidiano, e mai smentito, che per ogni cittadino venga riservata una diversa somma a seconda della residenza anagrafica.

Il Presidente dovrebbe avere l’obiettivo di far ricredere il giovane siciliano della convinzione che nascere a Canicattì non é una disgrazia del fato cinico e baro. La seconda richiesta dovrebbe essere quella di avere una buona formazione, a cominciare da un asilo nido, per gli eventuali suoi figli, che possano consentire alla futura moglie di lavorare. Certo il Paese potrà dare quello che si può consentire, ma il giovane forse potrebbe pretendere di avere lo stesso trattamento, o perlomeno uno simile, a quello del suo amico nordico. Bene sembrerebbe strano in un Paese che ciò non avvenga, anche la Costituzione lo afferma nella totalità dei suoi articoli, ma ancora oggi tale principio non é attuato, per questo sarebbe un compito di un esecutivo di salvezza procedere.

La terza richiesta potrebbe essere di avere lo stesso diritto alla mobilità. Di potersi muovere all’interno della sua Regione, e del Paese con la stessa facilità con la quale ciò avviene nelle altre parti. Ma quello che sicuramente chiederà è che abbia la stessa possibilità, a parità di potenzialità e preparazione, di trovare un posto di lavoro in un ambito territoriale circostante. Le stesse possibilità del suo coetaneo lombardo. La mobilità è un valore. Ma che debba emigrare per forza e che l’unica opzione sia quella, certo no.

Il nostro giovane canicattinese tra 4-5 anni, al compimento degli studi ed al conseguimento della laurea, sarà come quel cacciatore che va in un bosco, aiutato o no dal navigator, per cercare una selvaggina che non c’è. Certo se vorrà fare l’astronauta non potrà pretendere di restare nel suo paesello, dovrà andare a Houston e se vuole vincere il Nobel della fisica forse é meglio che faccia l’M.I.T. Ma se invece vuole guadagnare i suoi 1.500 euro ed ha una laurea forse può pretendere che abbia qualche opzione di lavoro, vicino casa. Perlomeno che ne abbia simili, più o meno, al suo coetaneo.

Ed invece sa bene fin dalla sua scelta universitaria che non avrà alcuna possibilità e che é meglio che si iscriva ad un ateneo del Nord per avere qualche possibilità di inserirsi nel mondo del lavoro, se non vuole diventare un NEET o ricorrere al reddito di cittadinanza. E sono 3 milioni coloro che oggi nel Sud sono in queste condizioni. Se poi sei una ragazza questa problematica è ulteriormente aggravata.

Qualcuno può dire che per raggiungere questo obiettivo non serve un SuperMario ma un Superman. E probabilmente non sarà un Recovery plan che potrà eliminare le differenze che si sono stratificate, frutto di politiche che risalgono all’Unita d’Italia. Quello che si può chiedere è che tale problematica sia quella che ispira l’azione del Governo, che essendo a prevalenti professionalità settentrionali potrebbe avere qualche difficoltà a percepire i problemi degli ultimi, magari concentrandosi ancora in una autonomia differenziata, che ha l’obiettivo di cristallizzare una situazione di disparità, certamente non accettabile da una parte che scalpita.

Le poche frasi che sono state dedicate da Draghi al Mezzogiorno non confermano né negano che ci sia questa sensibilità. E probabilmente la composizione della sua maggioranza e del suo esecutivo, con sensibilità differenti, non consigliavano di essere più esplicito. Ma le tante relazioni presentate nelle tante occasioni e nei tanti ruoli ricoperti ci fanno essere ottimisti sulle priorità che vorrà dare.

Anche perché credo che la convinzione che senza il Sud questo Paese non può competere ad armi pari con gli altri grandi d’Europa è ormai un’idea condivisa da molti, a cominciare dall’Europa stessa. Il timore è che questa sensibilità non là si trova nei grandi quotidiani, nei “maitre a penser“ che imperversano nei talk show, per i quali Eboli è il confine dopo il quale ci sono le colonne di Ercole. Queste le richieste. Tutto il resto come la transizione digitale, la svolta green, il potenziamento delle strutture comunali, l’attrazione di investimenti dall’esterno dell’area, le riforme, sono tutti strumenti imprescindibili perché gli obiettivi veri si raggiungano.

Perché se anche il Paese dovesse raggiungere questi ultimi e diventasse più ricco senza che la riunificazione del Paese economica e sociale, e l’eliminazione, o per lo meno la diminuzione delle disuguaglianze tanto attesa, avvenisse allora anche il Governo della ripartenza avrebbe fallito il suo vero obiettivo ed i tempi che ci attendono saranno anni difficili.


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