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Una biblioteca

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“La vita è futile, un’esperienza spaventosamente orribile, ma l’importante è che ho imparato a leggere”. Sposare o no iI punto di vista di Philip Roth sui libri e la lettura è un fatto piuttosto personale. Meno personale e più politico è fare in modo che l’impoverimento culturale riguardi sempre meno persone.

Invece, i divari geografici e di reddito (sempre più strettamente correlati) fanno la differenza, in negativo, anche sul numero dei lettori. Che in Italia continua a scendere inesorabilmente, arrivando a toccare la soglia minima del 56% tra i 15 ed i 75 anni, contro il 65% del 2019 e il 59% del 2020.

Il dato è ancora più sconfortante per il Mezzogiorno, che passa dal 41% di lettori registrati nel 2020 al 35% del 2021, con una forbice tra Nord e Sud che durante la pandemia si è allargata da 22 a 24 punti percentuali.

Emerge anche questo dal Salone del Libro di Torino che si è appena concluso con il successo di 150.000 visitatori e che nell’ambito del convegno “Leggere in pandemia #1 – Nuovi percorsi di lettura degli italiani” ha presentato il progetto di ricerca sulla lettura realizzato dal Centro per il libro e la lettura (Cepell) e l’Associazione Italiana Editori (Aie).

Quello che si apprende dall’indagine è che “la pandemia non ha rimosso né attenuato le barriere strutturali e geografiche che caratterizzano storicamente il mercato della lettura in Italia” e che “la non lettura è sempre più condizionata dal livello socio-economico, culturale e geografico: le fasce più deboli, con basso titolo di studio e le persone che vivono nel Sud, leggono sempre meno libri”.

Oltre quindi al divario Nord-Sud, solo aggravato dalla pandemia, crescono a danno della lettura anche le disparità legate al livello socio-economico e culturale. Verrebbe da aggiungere che il divario Nord-Sud, seppure insieme all’isolamento delle periferie e delle aree interne presente in tutta Italia, è ad oggi la disparità per eccellenza alla base di livelli socio-economici e culturali profondamente diversi da regione a regione, che sempre più velocemente attirano però verso il basso il benessere e la qualità di vita di tutto il Paese.

Il fatto poi che i lettori con basso titolo di studio siano oggi il 36%, in calo di 14 punti percentuali in due anni, mentre i lettori con la laurea rappresentino l’84%, in calo di 7 punti, è in linea con  i livelli più bassi di conseguimento di un titolo di studio superiore e di laurea nel Mezzogiorno, dove la povertà di offerta formativa inizia dalla carenza di asili nido e mense, per continuare con investimenti e rendimenti scolastici ed universitari ancora troppo bassi rispetto alla media nazionale ed europea.

Il calo più marcato di lettori si è registrato non a caso nella fascia d’eta 15-17 anni, con un incremento però da parte dei ragazzi di milioni di contenuti didattici integrativi scaricati per la didattica a distanza. A ribadire, da un lato, il rischio crescente di povertà materiale ed educativa per i minori soprattutto nelle regioni del Sud, dove reddito, tasso di occupazione e titolo di studio delle famiglie di appartenenza sono tra i più bassi del Paese; dall’altro, l’esclusione in termini di apprendimento effettivo – ancora una volta maggiore nel Mezzogiorno – legata all’inadeguatezza delle infrastrutture e alla disponibilità di dispositivi tecnologici. Con tutto quello che ne consegue rispetto alle percentuali di dispersione scolastica che in regioni come Sicilia e Campania volano oltre il 19 ed il 17%, con livelli doppi rispetto al Centro-Nord.

Sempre secondo l’indagine, se resta invece inalterato il differenziale tra uomini e donne – entrambi leggono meno di prima: sono lettrici il 60% delle donne, lettori il 52% degli uomini – quello editoriale resta un mercato sempre più dipendente da pochi, forti lettori. Tra loro, la maggioranza assoluta ha letto da uno a tre libri (il 55%), il 23% da 6 a 4 libri, il 14% da 11 a 7 e il 9% più di 12 libri. I forti lettori (più di 12 libri) leggono mediamente 17 libri l’anno, 3 in più di quanti non ne leggessero nel 2020. Oltre a leggere, comprano anche più di prima: in media 12,3 libri, due e mezzo in più dell’anno precedente. Il risultato è un mercato sempre più concentrato: il 59% delle copie vendute sono acquistate dal 23% dei lettori (quelli che leggono più di 7 copie l’anno). Allo stesso tempo il numero medio di libri a stampa, ebook e audiolibri fruiti sale a 7,8 contro i 7,2 del 2020 e i 6,6 del 2019, così come aumenta anche il tempo dedicato: chi legge un’ora ogni giorno è oggi il 15% della popolazione, contro il 9% del 2019.

In generale, i dati rilevati dal progetto di ricerca Cepell-Aie – oltre a registrare (tranne pochi segnali in controtendenza) l’ennesima perdita in termini commerciali in un settore fragile come quello dell’editoria e in alcuni territori piuttosto che in altri –  confermano la barriera culturale ed educativa su base regionale che sotto emergenza sanitaria non ha fatto altro che aggravarsi e che va letta “a sistema” con tutte le criticità esistenti anche pre-pandemia nei territori di riferimento. Prima fra tutte, l’insufficienza di servizi come le biblioteche, che al Sud rappresenta un ulteriore deficit per i servizi all’infanzia e che una recente indagine Istat ha evidenziato attraverso la distribuzione diseguale dei servizi bibliotecari di base sul territorio nazionale, concentrati soprattutto al Nord e nelle grandi aree metropolitane.

Un’inversione di tendenza potrebbe arrivare, d’altronde, proprio dal Mezzogiorno e dalla proclamazione nei mesi scorsi di Vibo Valentia come Capitale italiana del Libro per il 2021, che oltre al contributo del Ministero della Cultura di 500mila euro per la realizzazione del progetto presentato, si vede riconosciuto un risultato di prim’ordine. Quello di una città (in una regione come la Calabria, ultima nelle classifiche ma dalle grandi risorse e potenzialità) che ha realizzato – secondo l’Associazione Biblioteche Italiane –  “un buon sistema bibliotecario civico, uno dei pochi esistenti al Sud che, con le sue numerose e qualificate attività, costituisce non solo un punto di riferimento per la popolazione, ma anche la necessaria infrastruttura permanente di supporto a tutto il mondo della promozione del libro e della lettura”.


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