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«Oggi ci occupiamo della scuola in presenza, che è da sempre la priorità di questo governo». Con queste parole il premier Mario Draghi ha introdotto il Consiglio dei ministri di ieri, ha approvato le nuove norme per le quarantene a scuola.

Le nuove regole – che diversificano tra vaccinati e non dai 6 anni in su, limitando al massimo l’uso della didattica a distanza (dad) e disegnando, secondo Draghi «un’Italia sempre più aperta per i nostri ragazzi» – vanno nella direzione di una maggiore semplificazione dei protocolli in caso di contagi tra i banchi, con l’obiettivo, secondo il governo di «venire incontro alle richieste della famiglie che consideravano le norme vigenti troppo complicate». Ma anche di assegnare alla didattica a distanza un ruolo ben diverso da quello di assenza giustificata e ordinaria dalle lezioni in presenza e in linea con gli investimenti del Pnrr finalizzati a una scuola inclusiva anche sotto il profilo digitale, in grado di ridurre divari regionali e dispersione scolastica.

LE DIFFERENZIAZIONI

Il nuovo quadro emerso dal decreto approvato ieri in Cdm distingue per fasce d’età. E prevede per nidi e materne – quindi da 0 a 6 anni – la permanenza in classe, e dunque didattica in presenza, fino al quinto caso di positività, e il ricorso alla dad dal quinto caso in su. Per la scuola primaria – da 6 anni a 12 – scatta invece quella che, nella cabina di regia che ha preceduto il Consiglio dei ministri e a cui ha partecipato il ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi, è stata definita come «divaricazione», distinguendo tra vaccinati e non.

Dal quinto caso in su, infatti, gli studenti vaccinati restano in classe, mentre vanno a casa per 5 giorni quelli che non lo sono e che dovranno usufruire della cosiddetta dad. Nella scuola secondaria – dai 12 anni in poi – fino a 2 casi in classe si resta in presenza, dal terzo vanno in dad per 5 giorni solo i non vaccinati. Per il rientro a scuola dopo la quarantena basterà il tampone fai da te e in caso di utilizzo del test antigenico autosomministrato l’esito negativo è attestato tramite autocertificazione.

«Sono scelte forti sulla scuola – ha detto il ministro della Salute, Roberto Speranza – che è il cuore del nostro Paese. Vogliamo lavorare per ridurre la dad e assicurare le condizioni per la frequenza in presenza. Inizia una nuova fase in cui i vaccinati non vanno in dad. Si tratta di un messaggio forte per ogni ordine e grado di scuola. Ed è un messaggio forte e bello di investimento sulla scuola, patrimonio essenziale del Paese».

I numeri del ministro dell’Istruzione Bianchi danno del resto ragione a questo tipo di impostazione: «A oggi – ricorda Bianchi – l’81,3% degli studenti italiani è in presenza, così come il 92% dei docenti e oltre il 93% del personale tecnico amministrativo. La formazione a distanza non è il male assoluto, e in momenti difficili è stata una grande risorsa e lo sarà in futuro, se necessaria. Ma l’opzione che abbiamo scelto è privilegiare le attività in presenza, con il messaggio che la sicurezza è data dalla vaccinazione. Stiamo marciando verso una nuova normalità, con tutta la cautela che deve esserci verso un virus che ancora circola. Nessuna discriminazione tra vaccinati e non, solo la necessità di accelerare la disponibilità per tutti del vaccino».

LA LEGA SI SFILA

E se l’intento è quello di una diversificazione il più possibile contenuta su quarantene e protocolli anti-Covid per gli studenti italiani e per le loro famiglie, per unificare e velocizzare le contromisure in caso di contagi senza compromettere l’andamento generale delle lezioni e uno svolgimento il più possibile effettivo della didattica, i ministri della Lega non hanno partecipato al voto sulle nuove misure, giudicando le norme «discriminatorie per i non vaccinati». Un “via libera”, quindi, che arriva senza il disco verde del Carroccio, con il capodelegazione della Lega al governo, Giancarlo Giorgetti che non è entrato in Cdm, il ministro del Turismo Massimo Garavaglia che ha abbandonato e la ministra per la Disabilità, Erika Stefani, invece presente.

Riguardo la gestione della pandemia nelle aule scolastiche, oltre alla riapertura «in presenza e in sicurezza», il ministro Bianchi ha avuto modo del resto di mettere in chiaro i passi del governo già dalla presentazione – nel novembre scorso – della prima tranche del Pnrr sul capitolo istruzione. Capitolo che – con 17, 9 miliardi di spesa complessiva – prevede investimenti sulle infrastrutture scolastiche per oltre 12 miliardi.

IL GAP DEL SUD

Oltre alla costruzione di 195 nuove scuole – attrezzate da subito in modo adeguato a livello informatico – Bianchi si è soffermato in più occasioni sulla questione Dad, che se in emergenza pandemica è stata una valida alternativa all’interruzione totale delle attività didattiche, ha del resto finito, così com’è, per generare nuove situazioni di disagio e acuire tutte quelle diseguaglianze e povertà materiali ed educative con cui soprattutto il Mezzogiorno fa i conti da decenni.

Non a caso proprio al Sud è stata riservata una quota di oltre il 50% delle risorse messe in campo per l’intero settore dell’istruzione, tra le cinque linee di intervento per le competenze, 800 milioni sono destinati alla didattica digitale, con una grande e inedita attenzione alle problematiche connesse e investimenti su strumentazioni tecnologiche e nuovi linguaggi anche per gli alunni più piccoli. Una scelta di investimenti che fa della Dad non solo e non più uno strumento di sola emergenza, ma l’occasione per creare nuove opportunità di apprendimento, come la creazione di classi con studenti di Paesi diversi, a cui si ragione ormai anche a livello europeo. 

Una scelta, però, che, per funzionare davvero e far nascere le cosiddette “scuole 4.0” con 100mila aule innovative e laboratori digitali, deve – con i 2,1 miliardi messi a bilancio – realizzare progetti in grado di superare i gap territoriali che hanno condannato regioni come la Campania e la Calabria a tassi di dispersione e abbandono scolastico precoce doppi rispetto alla media nazionale già in epoca pre-Covid, con una ulteriore esclusione degli alunni disabili. E che ancora oggi isolano interi pezzi di regioni dal resto del Paese a causa di connessioni lente o inesistenti e dotazioni informatiche obsolete e del tutto insufficienti.

AULE E PERSONALE

Nella stessa direzione, va ricordato, vanno le riforme che riguardano il reclutamento e la formazione del personale docente (70mila assunzioni entro il 2024 e 800 milioni investiti per formare 650mila insegnanti nel campo della didattica digitale integrata), collegate a loro volta alla riduzione del numero degli studenti per ogni classe per una maggiore qualità ed efficacia dell’insegnamento.

Due aspetti che invece al Sud hanno visto negli ultimi anni classi sistematicamente sovraffollate (con 10 alunni di media in più rispetto per classe rispetto agli istituti del Nord Italia), tempo pieno carente (con la perdita di un anno di apprendimento complessivo dei ragazzi del Mezzogiorno rispetto ai loro coetanei del resto d’Italia) e un numero di insegnanti precari molto al di sopra della media nazionale.


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