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Pasquale Tridico e Laura Castelli (Foto Roberto Monaldo/LaPresse)

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La macchina dei “fatti” continua ad arrancare: la cassa integrazione è “sospesa” per un numero di lavoratori ancora altissimo. Per tante imprese i prestiti garantiti restano un miraggio e gli altri provvedimenti previsti dal decreto Liquidità, come tanti di quelli legati al Rilancio sono appesi perché mancano i decreti attuativi. La crisi continua la sua avanzata verso un autunno che si annuncia durissimo, con tante imprese e posti di lavoro a rischio. Sulle “criticità” della Cig il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha ritenuto ieri di dover fare il punto con il presidente dell’Inps, Pasquale Tridico, convocato a Palazzo Chigi. Un incontro in cui il premier ha espresso più che il suo “disappunto” per una gestione rivelatasi disastrosa.

«Il presidente Conte ha voluto sapere tutto sulla cassa integrazione, abbiamo fatto una analisi dettagliata sui numeri e sulle articolazioni della cassa integrazione, ha voluto sapere i diversi step e le criticità che condividiamo tutti. Ha voluto sapere come eliminare le criticità», ha raccontato lo stesso Tridico, dando poi nuovi numeri sui lavoratori ancora in attesa dell’assegno, a suo dire 150mila. Tridico non è stato l’unico ad avere un pomeriggio complicato: nella Commissione Bilancio della Camera, il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, è stato contestato ripetutamente, tanto da costringere il presidente Claudio Borghi a interrompere più volte l’audizione. Nelle pause della bagarre, il ministro ha anticipato la richiesta di un nuovo scostamento di bilancio entro metà luglio – il cui ammontare è da definire – il suo viceministro, Laura Castelli, aveva parlato di 10 miliardi – da destinare alle Regioni e ai Comuni con le casse vuote per via del rinvio delle scadenze fiscali, in modo da poter chiudere i bilanci – il cui termine sarà posticipato al 15 settembre – e garantire i servizi ai cittadini. Lo scostamento servirà poi a garantire il rifinanziamento del Fondo di garanzia per le Pmi, la copertura della proroga della cassa integrazione e un ulteriore slittamento delle scadenze fiscali oltre la fine dell’anno.

Resta in standby la questione del taglio dell’Iva che il premier aveva messo sul tavolo al termine degli Stati generali per spingere i consumi (-30% a maggio), spiazzando la sua maggioranza che da giorni tenta di riportare l’intervento nell’alveo di una riforma fiscale complessiva. Conte immagina una misura a tempo riservata ai settori più sferzati dalla crisi – turismo, ristorazione, abbigliamento – associata al cashback, con un ritorno anche sul piano della lotta all’evasione. Non è chiaro se riuscirà ad aprire un varco nelle perplessità della maggioranza e anticiparne l’introduzione o dovrà rassegnarsi ad inserirla in una riforma più articolata. Una spinta ai consumi, e una boccata d’ossigeno a uno dei settori messi a più dura prova della crisi Covid 19, arriverebbe dall’avvio di un piano di rottamazione. In Italia, secondo le stime dell’Anfia, un “premio temporaneo”, che coinvolga lo stock di auto accumulatosi sui piazzali per effetto del lockdovw, e l’estensione dell’ecobonus a una fascia di vetture ad alimentazione alternativa, consentirebbe di sbloccare un mercato che altrimenti a stento arriverebbe a mettere in moto 1,3 milioni di vetture nel 2020, mentre gli incentivi ne “accenderebbero” 1,6 milioni contro l’1,9 del 2019.

DL SEMPLIFICAZIONE

Sembrano allungarsi, intano i tempi per il varo del decreto Semplificazione. Restano ancora alcuni nodi da sciogliere, tra cui i più importanti riguardano la questione della “fuga dalla firma”, e quindi è in discussione la parametrazione del reato di abuso d’ufficio e della responsabilità erariale, e la “velocizzazione” della Commissione Via, con un corridoio preferenziale per le opere connesse alla transizione energetica. Il decreto accelererebbe la riapertura dei cantieri, riavviando la macchina degli investimenti. Sono molte, infatti, le opere in parte già avviate ma ferme per questioni procedurali o pronte a partire, per un valore di circa 52 miliardi di euro, di cui oltre 27 miliardi nel Mezzogiorno. Alcune opere vitali per il Sud, che insieme alla fiscalità di vantaggio potrebbero riuscire nell’impresa di attirare sul territorio anche investimenti privati.

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