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Il governo chiude la porta in faccia alle migliaia di piccoli imprenditori, partite Iva e professionisti che, schiacciati dalla crisi Covid, avevano chiesto un rinvio delle imposte, circa 246 adempimenti previsti da qui a fine mese. Ma non finisce qui. Le scarse risorse che arriveranno dall’Europa non basteranno a far fronte all’aumento esponenziale delle spese finora affrontate tutte a debito. Anche se il tema è top secret, si sta facendo strada nel Pd l’idea di una riforma fiscale che vuol dire alzare le aliquote lì dove si concentrano risparmi e ricchezza. Insomma nuove tasse in arrivo.

Il “no” alla proroga delle scadenze fiscali è una spia delle difficoltà del governo sul fronte della cassa.

RESPINTA LA RICHIESTA DI PROROGA

Nonostante il pressing dei commercialisti, oberati dall’ingorgo fiscale che si somma alle pratiche in giacenza per il lockdown, e la minaccia di uno sciopero, il sottosegretario al Tesoro, Alessio Villarosa, è stato chiaro: non se ne parla, non possiamo rinunciare a incassare subito 8,4 miliardi di imposte. Il mancato gettito si aggiungerebbe al crollo delle entrate causato dal blocco delle attività durante la pandemia.

I più colpiti sono quei lavoratori precari che non potendo avere il rinnovo del contratto a termine, secondo quanto disposto dal decreto Dignità, avevano aperto una partita Iva. E’ vero che hanno ricevuto il bonus da 600 euro per tamponare l’emergenza del Covid ma si tratta di una goccia nel deserto. Quello delle nuove partite Iva è un bacino in crescita. Il ministero dell’Economia ha certificato che nell’ultimo quadrimestre del 2019 c’è stato un aumento del 5,1% rispetto allo stesso periodo del 2018.

A luglio e agosto convergono i pagamenti saltati per il Covid. Quelli del 30 giugno e 30 luglio sono stati spostati rispettivamente a ieri e al 20 agosto. Ieri si sono affollate altre scadenze come il versamento del saldo 2019 e dell’acconto 2020 delle imposte sui redditi; quello delle partite Iva (soggette agli Indicatori sintetici affidabilità); le e-fatture con l’esborso dell’imposta di bollo per quelle emesse da aprile a giugno; il saldo 2019 della cedolare secca e il primo acconto 2020; saldo e acconto anche per i soggetti Ires e per l’Irap.

LO SCONTRO POLITICO

La richiesta dei commercialisti di far slittare le scadenze al 30 settembre ha aperto una spaccatura nella maggioranza con Italia Viva che ha subito cavalcato la protesta brandendo la clava dei sui voti decisivi in Senato.

Giochi politici che entrano in collisione con le esigenze di cassa del Tesoro. Come spiegato dal sottosegretario Villarosa l’ulteriore proroga inciderebbe sulle previsioni delle imposte autoliquidate, nella nota di aggiornamento del Def da presentare entro fine settembre.

Il prossimo impegno del governo sarà costoso. In ballo c’è l’allungamento della cassa integrazione fino a fine anno. A questo si dovrebbe aggiungere la moratoria sui licenziamenti e la sospensione delle causali per i rinnovi dei contratti di lavoro a termine.

Molte decisioni sono appese all’esito del Consiglio europeo sul Recovery Fund. I finanziamenti saranno comunque condizionati e sottoposti a controlli strettissimi.

I TENTACOLI DEL FISCO SULLE SUCCESSIONI

Dove quindi cercare altro gettito? L’ipotesi di aumentare alcune tasse è più che mai accreditata. Il piatto più ricco è come sempre offerto dal mercato immobiliare. Il Pd è tentato da mettere le mani su quello che resta di un tesoretto già ampiamente vessato. Escludendo l’abitazione principale, restano le successioni.

Quasi l’80% degli italiani è proprietario di un immobile che lascia in eredità ai figli. Tanto più che ora il mattone può rappresentare l’unica forma di investimento in grado di garantire, pur tra mille difficoltà, un reddito. Per un figlio senza occupazione stabile, la casa dei genitori può rappresentare un’entrata. La tassazione sulle successioni ora non è tale da preoccupare e ogni volta che un governo ha valutato l’ipotesi di ritoccare le aliquote ha dovuto fare marcia indietro per il costo troppo elevato in termini di popolarità. L’estrema difficoltà dei conti pubblici potrebbe però indurre il Tesoro a valutare questa possibilità. Attualmente il prelievo sulla proprietà immobiliare rapportato al Pil è sopra la media europea, addirittura il triplo che in Germania.

Ma ereditare una casa sotto il milione di euro è quasi gratis mentre nel resto d’Europa costa mediamente il triplo, in Francia addirittura dieci volte di più. Le imposte di successione in Italia valgono lo 0,05 per cento del Pil, e allinearle al resto d’Europa vorrebbe dire per il fisco incassare qualche miliardo.

IL PIANO BARCA

La strada è stata già tracciata da alcuni studi dell’economista Fabrizio Barca. Il progetto prevede la tassazione di tutte le donazioni ricevute in vita più l’eredità. La base imponibile comprenderebbe anche quote di fondi d’investimento o titoli di Stato passati da padre a figlio.

Tale cifra verrebbe quindi tassata in modo progressivo. Il piano di Barca prevede che nulla sia dovuto se l’ammontare è inferiore a 500 mila euro. Tra 500 mila e un milione si applicherebbe il 5% e tra un milione e 5 milioni il 25%. Infine, oltre i 5 milioni il 50%.

Per gli immobili il gettito sarebbe variabile a seconda che le rendite catastali rimangano quelle attuali o i valori catastali siano aggiornati al mercato. Una bella stangata che di sicuro penalizzerebbe molto il mercato immobiliare.


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