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Giuseppe Conte

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“Finis Langobardiae”: un articolo di Cesare Correnti su “La Perseveranza” del gennaio 1860 è forse la prima testimonianza di una “questione settentrionale” che torna ad agitare le acque della politica italiana, fino a far riemergere quel concetto melmoso che – scrive Alfredo Canavero – vede «un Settentrione attivo, progredito e operoso contrapposto a  Roma capitale  e a un Meridione parassitario, arretrato e indolente».

SGRADITO RITORNO

Questo inatteso e sgradito ritorno della “questione settentrionale” deve molto alla manna dal cielo che sta per arrivare nella Penisola con il Next Generation EU (noto al colto e all’inclita come Recovery Fund). Le centinaia di miliardi di euro che sottendono il Ngeu attizzano, come è naturale, robusti appetiti.

Con un crescendo degno di tanta causa, esponenti di spicco delle istituzioni europee – dal presidente del Consiglio europeo Charles Michel a Fabio Panetta (Bce) – esortano a dedicare più risorse al Sud d’Italia, ad approfittare di questa occasione unica per fare quel che seppe fare la Cassa per il Mezzogiorno nei suoi (pochi) anni migliori, quando, raccontano le cifre dei conti territoriali, il Mezzogiorno seppe accorciare il secolare ritardo rispetto al resto del Paese.

Ma perbacco, bisogna pensare solo al Sud d’Italia? Ed ecco che, per esempio, Stefano Bonaccini, su “La Stampa”, esorta a «non dimenticare il Nord». Il buon governatore paventa forse la “Finis Aemiliae et Romaniae”? No, non è il caso di preoccuparsi. È il caso, invece, di ricordare alcune semplici verità.

Primo: per molti lustri, come ampiamente documentato da questo giornale, il Sud ha ricevuto, dalla spesa del Settore pubblico allargato, molto di meno di quanto gli sarebbe spettato in base alla quota degli abitanti del Mezzogiorno nel totale nazionale.

Insomma, lo Stato ha abdicato al suo compito, che è quello, come recita la missione di un ente pubblico, l’Agenzia per la coesione territoriale, di assicurare la «pari dignità dei cittadini attraverso lo sviluppo e la coesione in tutti i territori del nostro Paese».

QUESTIONE DI CRESCITA

Ma non si tratta solo di una questione di equità. Si tratta, anche, e principalmente, di una questione di crescita. Il Mezzogiorno è un giacimento di crescita potenziale per un Paese che non cresce. E l’Italia non crescerà se non vengono dati al Mezzogiorno i mezzi per sollevarsi da questa storica e iniqua minorità.

Ma non è finita. Non si tratta solo di crescita del Mezzogiorno. Se Bonaccini, invece di preoccuparsi del suo orticello, guardasse ai veri interessi del Nord, sia quelli della Langobardia che quelli della Aemilia et Romania, si renderebbe conto che il mercato interno del Sud è la gallina dalle uova d’oro del Nord. La priorità agli investimenti nel Mezzogiorno è una soluzione win-win per l’Italia intera.

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