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Il premier Conte assieme alla presidente della Commissione Ursula Von Der Layen

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Noi eravamo fermi a notizie prodotte dal presidente del Consiglio a valle della riunione di tutti i presidenti dei Paesi della Unione europea a Bruxelles alla fine del mese di luglio e avevamo avuto due assicurazioni: una disponibilità del 10% dei 209 miliardi di euro, globalmente assegnati al nostro Paese dalla Unione europea, e l’approvazione entro l’anno delle proposte presentate dal nostro Paese alla Commissione.

Ebbene, sia l’intervento del commissario Gentiloni, sia le sue risposte ai vari parlamentari intervenuti nella riunione delle Commissioni Bilancio Camera e Senato il 1° settembre, rappresentano, a mio avviso, un primo bagno di verità, un primo bagno di certezze.

Il commissario Gentiloni ha innanzitutto precisato che «la opportunità che ci offre la Unione europea va giocata bene anche se ci troviamo in un contesto caratterizzato da grande incertezza».

IL BAGNO DI VERITÀ

Finalmente sentiamo un responsabile della Commissione che denuncia formalmente che la incertezza in questa delicata fase rappresenta un comune denominatore dei vari Paesi della Unione ed è, purtroppo, una caratteristica presente anche all’interno delle singole realtà nazionali. Poi Gentiloni ha ricordato che entro la fine di ottobre vanno presentati i Piani nazionali al cui interno devono essere precisati:
1) gli obiettivi generali;
2) le linee di intervento;
3) le priorità.

IL TIMING

La presentazione formale di tali Piani va fatta alla fine del mese di aprile del 2021. La Commissione ha otto settimane per presentare al Consiglio i Piani ricevuti per ottenerne la approvazione. Il Consiglio ha 4 settimane per la approvazione di tali Piani. Solo dopo tale articolato itinerario sarà erogato il 10% dell’importo richiesto, mentre le altre quote saranno erogate con una cadenza semestrale in base all’avanzamento dei progetti.

Dopo questo quadro temporale Gentiloni ha ribadito: nei prossimi mesi sarà necessario costruire un equilibrio non facile tra la responsabilità nazionale e il controllo europeo.

La Commissione non è un intermediario finanziario ma ha l’obbligo di garantire la coerenza dei Piani con le priorità comuni e le riforme necessarie. In particolare, le priorità comuni ai 27 Paesi sono:

  • utilizzare le risorse del Recovery Fund per la transizione ambientale su cui c’è un vincolo del 35% e non saranno accettati piani contenenti misure dannose dal punto di vista ambientale;
  • resilienza e sostenibilità sociale;
  • transizione digitale e innovazione.

I DUBBI

Dopo l’intervento del commissario sono intervenuti diversi parlamentari, io riporto gli interventi di alcuni di loro che hanno trovato precise risposte da parte di Gentiloni.

L’onorevole De Luca del Pd, legandosi alle promesse del presidente del Consiglio, chiede se sia possibile contenere i tempi della Commissione e del Consiglio per ottenere entro l’anno la erogazione del 10%.

L’onorevole Lucaselli di Fratelli d’Italia ha chiesto come si comporterà la Unione europea se il nostro Paese presenterà progetti vecchi di oltre venti anni.

L’onorevole Fassina di Liberi e uguali ha ricordato che il 23 luglio il Parlamento europeo ha approvato a larghissima maggioranza una risoluzione nella quale si dà un giudizio pesantemente negativo dell’accordo raggiunto dai presidenti della Unione europea nel mese di luglio e, quindi, a che punto è il negoziato con il Parlamento europeo considerato che rappresenta una variabile importante per i tempi delle risorse disponibili.

L’onorevole Padoan del Partito democratico ha chiesto se è vero che lo strumento del Next Generation Eu può essere utilizzato per finanziare tagli di tasse.

L’onorevole Gelmini di Forza Italia ha chiesto se il Ponte sullo Stretto può essere inserito tra le infrastrutture da realizzare con il supporto del Recovery Fund.

La senatrice Bonino del Gruppo Misto ha chiesto quale rilievo abbia la riforma della giustizia, in particolare della giustizia civile.

La senatrice Bottici del Movimento 5 stelle ha chiesto se siamo pronti a un disegno per armonizzare tutto il sistema fiscale europeo per evitare che alcuni Paesi abbiamo un sistema fiscale più agevolato del nostro.

L’onorevole Stefano del Partito democratico ha affermato che è da respingere l’idea di immaginare il Recovery Plan come un allegato alla Nota di aggiornamento del Def.

I CHIARIMENTI

Gentiloni ha risposto a tutti i quesiti ed ha chiarito che non ci sarà alcuna trattativa per avere i soldi nel 2020; poi rispondendo sia all’onorevole Lucaselli che all’onorevole Fassina in merito al parere negativo del Parlamento europeo su quanto deciso dal Consiglio nel mese di luglio, ha precisato: «Io mi aspetto che il Parlamento, condividendo l’ispirazione del Next Generation Eu e avendo addirittura molto aiutato la Commissione e i governi ad andare in quella direzione, approvi la misura preliminare per consentire a questi fondi europei di essere raccolti sui mercati finanziari e confido che questo avvenga alla metà di settembre».

Sempre il commissario Gentiloni ha fatto presente che «il Piano nazionale di riforme non può essere un catalogo delle spese e guai a usare questi 209 miliardi per ridurre le tasse, sarebbe davvero un messaggio sbagliato». Infine, ha ricordato che la Commissione considera molto rilevante la questione dei tempi della giustizia mentre sul tema legato alla armonizzazione fiscale ha precisato che i trattati escludono l’armonizzazione fiscale e che i diversi sistemi sono prerogativa dei singoli Paesi.

Quindi, finalmente, una informazione rispettosa di tutte le criticità e di tutte le condizioni che è inutile nascondere perché poi con una audizione del commissario Gentiloni scopriamo che i sospetti che avevamo già da mesi si confermano automaticamente.

LE NUOVE CERTEZZE

Oggi sappiamo che:

  • la opportunità che ci offre l’Unione europea va giocata bene anche se ci troviamo in un contesto caratterizzato da grande incertezza;
  • la prima possibile tranche del 10% la potremo avere non entro il 2020 ma forse entro la fine del 2021;
  • se vogliamo raccogliere sui mercati finanziari i fondi europei che supportano il Recovery Fund è necessario che il Parlamento europeo condivida il Next Generation Eu;
  • il Piano non può essere un catalogo delle spese;
  • le risorse del Recovery Fund non possono essere utilizzate per ridurre le tasse.

LA DISILLUSIONE

Queste sintetiche ma esaustive dichiarazioni sicuramente producono uno sconcerto in alcuni ministri dell’attuale compagine di governo come, solo a titolo di esempio, del ministro per il Sud e la Coesione territoriale Provenzano che pensava di utilizzare tali risorse per supportare un abbattimento della fiscalità nelle aree meridionali, del ministro dello Sviluppo Economico Patuanelli che ha già pronto un elenco di interventi per un valore di 150 miliardi di euro, del ministro dell’Economia e delle Finanze Gualtieri che ha già pronto un elenco di 600 progetti, del ministro per gli Affari europei Amendola che invece ha già pronti 443 proposte progettuali e della ministra delle Infrastrutture e dei Trasporti De Micheli che ha pronto un programma di opere infrastrutturali pari a 200 miliardi di euro.

SUPERFICIALITÀ

In realtà tutto questo mette in evidenza la superficialità e il dilettantismo con cui ci accostiamo all’esame della Unione europea. Mi dispiace perché in occasione della definizione del Programma comunitario delle Reti Trans European Network (TEN – T) (il programma che ha definito gli interventi infrastrutturali chiave della intera Unione europea), sia nel 2004 che nel 2013 il nostro Paese era stato un riferimento chiave, era stato il catalizzatore principale dell’intero quadro propositivo e questo ruolo fino a pochi anni fa ci è stato sempre riconosciuto.

Ha quindi ragione il commissario Gentiloni quando afferma che ci troviamo in un contesto caratterizzato da «grande incertezza».

Una incertezza che, come ho precisato in un mio articolo di pochi giorni fa, dovrebbe terminare con la presentazione, da parte del governo, della Nota di aggiornamento al Def e del disegno di legge di Stabilità. In quella occasione verificheremo ciò che Gentiloni ci ha anticipato, cioè che la politica degli “annunci” prima o poi ha una triste fine.

La fase degli “annunci” termina in un modo davvero preoccupante perché scopre la superficialità e la ingenuità di una nutrita parte dell’attuale compagine di governo.
Sono sicuro che d’ora in poi gli annunci e le anticipazioni saranno più meditate e più coerenti alle reali volontà della Unione europea.


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