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Le tre regioni del Mezzogiorno Campania, Sicilia e Calabria hanno una percentuale di rischio di povertà superiore al 40%. Nelle regioni del Nord non si supera mai il 15%. Parliamo di una popolazione di 13 milioni di abitanti pari al 62% della popolazione del Mezzogiorno. In buona compagnia di alcune aree di Romania, Grecia, Spagna e Bulgaria ma con percentuali di popolazione e rischio molto più bassi. Altro che abolire la povertà. Questo certifica Eurostat.

È da queste evidenze deriva la rilevanza delle somme che l’Unione sta destinando all’Italia, con il Recovery Plan.

Ma vi è una contraddizione nell’atteggiamento operativo dell’Unione. Purtroppo ripete l’errore che continua a fare con i fondi strutturali. Sono note le difficoltà di spesa dei fondi strutturali, oltre il fatto che spesso vanno a sostituire le risorse ordinarie mancanti, tanto che il Sud viene spesso accusato di chiedere sempre più risorse, ma in realtà di non riuscire a spendere quelle che ha. E in ogni caso di spenderle con estremo ritardo.

DIFFICOLTÀ E DEBOLEZZE

Il motivo per cui vi sono difficoltà a spendere le risorse comunitarie sono di due tipi.

Il primo riguarda le difficoltà intrinseche delle regole comunitarie e la debolezza progettuale delle amministrazioni locali. È evidente che i Comuni, ma anche le Regioni, molto indebolite dalla mancanza di risorse, dovute anche alla distribuzione delle risorse ordinarie in base alla spesa storica, hanno difficoltà a fornire progetti esecutivi adeguati.

Per cui, a parte l’esigenza di dare in outsourcing molti compiti a professionisti che ormai vivono su tali necessità delle amministrazioni, spesso si è in ritardo sui tempi con la conseguenza, alcune volte, di perdere parte dei fondi. Un intervento correttivo potrebbe essere il passaggio dal disimpegno automatico alla sostituzione dei poteri, intervento banale ma anche ovvio, che però non si riesce a ottenere. Perché è chiaro che se le amministrazioni non riescono a spendere le risorse sono esse a dover essere sanzionate, con la sottrazione ad esse della gestione di tali risorse. 

Invece l’Unione sanziona i territori, sottraendo alle comunità i fondi a esse destinate con l’effetto che essi subiscono una doppia punizione, la prima quella per avere una classe politica-burocratica inefficiente e la seconda di avere sottratte le risorse destinate.

LA CLASSE DOMINANTE

Il secondo motivo è il ruolo che la classe dominante estrattiva meridionale svolge nei ritardi. Infatti spesso essi sono dovuti ad operazione di vero e proprio ostruzionismo fatte da alcune parti politiche che, piuttosto che permettere che alcuni finanziamenti vengano spesi a danno dei loro clientes, preferiscono che non vengano spesi del tutto. La sottrazione delle risorse in quel caso è il minore dei mali.

Purtroppo il rischio che in maniera diversa si possa verificare la stessa cosa con il Recovery Plan/Fund è alto. Infatti in tale quadro è in primo luogo decisiva la scelta dei progetti da presentare alla Commissione. Poiché è evidente che se il Paese proporrà iniziative di modesta consistenza strategica o di trascurabile interesse comune, la Commissione non si sentirà vincolata e non li approverà.

A parte l’attenzione che si dovrà avere per evitare le critiche degli Stati del Nord Europa. Sotto questo profilo l’Italia deve recuperare in fretta molta capacità progettuale, per essere credibile a Bruxelles e beneficiare appieno del piano di ricostruzione.Bene

, è ovvio che i progetti esecutivi il nostro governo, a parte la costruzione del ponte sullo stretto di Messina, quello che dovrebbe essere l’ottava meraviglia del mondo, che pare sia stato già escluso a favore di ipotesi progettuali fiabesche come il tunnel, li può avere più facilmente al Centro- Nord, dove le amministrazioni hanno capacità e strumenti di gran lunga diversi. D’altra parte anche le amministrazioni di Anas e Ferrovie dello Stato si sono dedicate poco all’infrastrutturazione del Sud per cui per esempio il progetto per l’alta velocità Salerno, Reggio Calabria, Palermo /Augusta non esiste. Se non piccoli adeguamenti di linea che nulla hanno a che fare con l’alta velocità che vada oltre i 300 chilometri orari.

I TEMPI DEI PROGETTI

Ed allora bisogna chiedere all’Unione che i tempi di consegna dei progetti vengano dilatati e contemporaneamente che lo Stato si sostituisca alle amministrazioni locali, soprattutto del Sud, per evitare che la distribuzione delle risorse non avvenga sulla base delle indicazioni dell’Unione, che da un lato dá più risorse all’Italia per eliminare le differenze territoriali e dall’altro impone delle prassi temporali che rendono impossibile che ciò avvenga.

Anche se questo passaggio farebbe dilatare i tempi degli investimenti con i rischi collegati che, in una situazione complicata dalla recessione dovuta al Covid, le esigenze congiunturali prevalgano su quelle strutturali. In realtà i piani per l’Italia dovrebbero essere due, come due sono i Paesi: in uno le necessità riguardano l’esigenza di rimettere in pista una struttura produttiva che si è fermata per le motivazioni sanitarie. E che riusciva, male da qualche anno, a dare risposte più o meno adeguate alla popolazione attiva di quella parte, con un rapporto vicino all’uno a due tra occupati, compresi i sommersi, e popolazione complessiva.

L’altra parte invece ha problemi strutturali, come si vede, che sono stati aggravati dal Covid, ma che erano preesistenti, dove lavora poco più di una persona su quattro e i dati di Eurostat confermano.

ATTENTI AL RECOVERY

Per questa parte l’esigenza di risorse è enorme, perché bisogna rendere un territorio abbandonato, appetibile per investimenti dall’esterno dell’area, che arriverebbero se trovassero quelle condizioni di Stato minimo necessari per poter vivere e riuscire a fare business.

E che riguardano, oltre che l’infrastrutturazione, la garanzia di una criminalità messa all’angolo, un costo del lavoro competitivo, con un cuneo fiscale contenuto per un periodo lungo, magari limitato alle Zes, perché così come è stato previsto è destinato, considerato i costi, a essere temporaneo e invece serve per un lungo periodo. E poi una fiscalità favorevole sulla tassazione degli utili che ci renda competitivi con molti paesi per esempio dell’Est europeo.

Quello che in parte è accaduto in Sicilia ai primi del Novecento, quando una serie di investitori tedeschi o inglesi si trasferirono iniziando attività come quella del Marsala.

Per tali esigenze strutturali arrivano i fondi straordinari del Recovery Plan. Che invece si vogliono utilizzare per la trasformazione del sistema Paese, verso la digitalizzazione, per una sanità migliorata, per una conversione green. Tutto perfetto, ma i progetti vanno aggiunti alle esigenze strutturali del Mezzogiorno.

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