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La sede della Regione Piemonte

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La macchina burocratica e istituzionale della Regione Piemonte è tra le più costose d’Italia, i numeri sono praticamente da record: 911 milioni all’anno per stipendi di consiglieri e dipendenti, gestione immobili, segreteria generale, servizi generali, per citare alcune delle principali voci di spesa. Certo, Lombardia (742 milioni), Emilia Romagna (528 milioni) e Veneto (482 milioni) non sono da meno, ma considerando anche la popolazione di ogni regione il Piemonte ha una spesa superiore.

LE SPESE

Se poi questi numeri, estratti dai bilanci di previsione 2019-2021 di ciascun ente, vengono paragonati a quelle delle Regioni del Sud, il divario diventa imbarazzante: la Puglia, ad esempio, per i “Servizi istituzionali, generali e di gestione” spende 256 milioni, la Campania 207 milioni, la Calabria poco più, 302 milioni.

Sommando i costi dei tre Enti meridionali la cifra che scaturisce (765 milioni) è di gran lunga inferiore a quella del solo Piemonte, di poco più alta rispetto a quella della Lombardia. L’Emilia Romagna ha la stessa popolazione della Puglia ma spende il doppio. In Italia, complessivamente, solamente gli stipendi dei consiglieri, assessori e presidenti delle Regioni costano alle casse pubbliche circa 800 milioni di euro e rappresenta una delle voci più onerose per i bilanci, terza dopo il costo del personale (2,8 miliardi) e le generali “spese per servizi” (1,3 miliardi), ed esclusi i trasferimenti. Andando a spulciare i bilanci delle singole Regioni arriva la conferma di un costo eccessivo dei carrozzoni chiamati Regioni. Un problema che riguarda tutta l’Italia, ma è il Nord a spendere di più per il funzionamento della macchina burocratica. Entrando più nel dettaglio, per il funzionamento degli “organi istituzionali” c’è un buon divario: 75 milioni il costo messo in bilancio dalla Lombardia, 70 milioni dal Piemonte, 52 milioni, invece, dalla Puglia, 60,8 dal Veneto e 66 dalla Campania.

IL CASO PIEMONTE

Insomma, i dati dei bilanci parlano da soli. I numeri della Regione Piemonte, poi, sono impressionanti. La bellezza di 70 milioni è stata spesa nel 2019 per il funzionamento degli organi istituzionali. Se mettiamo insieme tutte le voci che vanno a completare la cosiddetta “Missione 1” superiamo gli oltre 911 milioni. Insomma, vicini al miliardo di euro soltanto per garantire quotidianamente i servizi istituzionali (70 milioni), i lavori della segreteria generale, la gestione delle risorse umane, gli altri servizi generali, quelli informativi – altra spesa enorme, 65 milioni – e infine la gestione dei beni demaniali.

IL PIANETA PARTECIPATE

Il Nord è anche la terra delle società partecipate inutili e spendaccione: il record spetta alla Lombardia, dove le società accumulano debiti per 26,5 miliardi. Sul podio salgono altre due regioni del Nord, Friuli Venezia Giulia ed Emilia Romagna: rispettivamente: 12,71 e 8,89 miliardi. Una legge statale, la Madia, ha provato a mettere ordine nel settore e a ridurre i costi, obbligando le Regioni a dismettere le partecipazioni o le società stesse che producono solo passivi. Eppure, nonostante i record negativi delle partecipate del Nord, il trend sembra proprio non cambiare. Basti pensare che, come evidenzia la Corte dei conti, nel 2018 «solamente in riferimento alle società a partecipazione maggioritaria della Regione Toscana il risultato economico complessivo risulta negativo per circa 7 milioni di euro. Rispetto all’esercizio 2017, quando la perdita di pertinenza regionale si assestava su 3,6milioni di euro, si rileva, quindi, un peggioramento». Insomma, anziché migliorare queste società continuano a produrre maggiori perdite. E a chi prova a spiegare questi continui passivi nei bilanci con una congiuntura economica sfavorevole, la Corte dei conti replica così: «In molti settori, (termale, creditizio e fieristico), la crisi assume un carattere strutturale e non congiunturale». Società nate per produrre debiti.

LA CLASSIFICA

In tutta Italia sono 7.090, di cui attive 5.766, e danno lavoro a 327.807 persone, ma producono più debiti (104 miliardi) che crediti (53 miliardi). Si occupano di attività diverse (rifiuti, trasporti, acqua) e, soprattutto, gestiscono un fiume di danaro, con risultati spesso non lusinghieri, soprattutto al Nord. Lo dicono i numeri: le prime 12 società in profondo rosso sono quasi tutte al Nord, più precisamente 10 al Nord e 2 al Centro, nessuna al Sud. Insomma, le partecipate del Nord realizzano più debiti di quelle del Sud (Campania e Sicilia con 3,87 e 3,24 miliardi sono quelle con più “copponi”) e danno anche più lavoro: nei 962 organismi della Lombardia sono impiegati 59.924 dipendenti, in Emilia Romagna 557 enti danno occupazione a 30.342 persone, in Veneto sono 29.296 gli impiegati; di contro, in Campania i dipendenti sono 16.805, in Puglia 10.199, in Calabria 4.391, in Basilicata 668, solo la Sicilia (Regione, però, a statuto speciale) si avvicina ai numeri delle Regioni del Nord con 23.512 dipendenti. La Lombardia è la regione con più società partecipate: 962, quasi il 17% del totale. E stacca non di poco l’Emilia Romagna, seconda con 557 enti.

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