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Trasferimenti dallo Stato, personale, posti letto: da qualsiasi punto la si voglia vedere, la sanità campana, negli ultimi 15 anni almeno, è stata bistrattata rispetto a “più fortunate” regioni del Nord, in particolare il Piemonte ma non solo.

Oggi la regione guidata da Vincenzo De Luca si trova a fronteggiare una pandemia con armi spuntate rispetto a Lombardia, Veneto, Emilia Romagna e lo stesso Piemonte. Partiamo dalle risorse finanziarie, ad esempio: alla Campania, 5,8 milioni di residenti, nel 2020 dal fondo sanitario nazionale sono stati trasferiti 10,6 miliardi. Significa 1.827 euro pro capite. il Piemonte, che pure negli ultimi anni come certificato dalla Corte dei Conti, non ha brillato nell’obiettivo di tenere sotto controllo la spesa sanitaria, ha incassato quest’anno dallo Stato 8,33 miliardi per 4,35 milioni di abitanti: circa 1.935 euro per ogni residente.

Anche con una pandemia in corso, le Regioni del Sud continuano a prendere meno soldi per i loro ospedali, come accade ormai da oltre 15 anni, e la Campania ne è un esempio lampante. Anche nel 2020, il riparto del fondo sanitario nazionale ha seguito logiche inique, che vedono il Mezzogiorno d’Italia svantaggiato: meno risorse a parità di popolazione. È lo scippo della spesa storica che prosegue. Nel confronto tra il 2010 e il 2020, l’incremento percentuale del Fondo sanitario nazionale premia ancora il Nord: negli ultimi 10 anni la Lombardia ha visto aumentare la propria fetta dell’11,4%, l’Emilia Romagna del 9,9%; la Campania di circa l’8,1%, sotto la media nazionale. Si dirà, le Regioni del Nord ricevono più soldi perché le spendono meglio.

Falso mito. Tra il 2018 e il 2019, in Italia si è registrato un peggioramento del disavanzo nei conti del settore sanitario del 10 per cento: dai 990 milioni del 2018 si è passati a poco meno di 1,1 miliardi nell’esercizio appena concluso. Un peggioramento – certifica la Corte dei Conti nel Rapporto 2020 sul coordinamento della finanza pubblica – da ricondurre «in prevalenza alle regioni non in Piano e a statuto ordinario, che vedono ampliarsi il disavanzo dai 69,1 milioni del 2018 ai 165,5 del 2019». Cioè le regioni del Nord. Capitolo personale sanitario, la Campania, secondo i calcoli della Corte dei Conti, può contare su 42mila operatori sanitari; in Emilia Romagna (4,4 milioni) i dipendenti sono invece oltre 57mila, in Veneto (4,9 milioni) quasi 58mila, in Toscana (3,7 milioni) sono quasi 49mila, in Piemonte (4,3 milioni) sono 53mila, non parliamo della Lombardia dove si sfiora le 100mila unità.

Dai fondi al personale, per finire ai posti letto negli ospedali: nel 2012, in Campania c’erano appena 2,76 posti letto ogni mille residenti, sei anni dopo si è passati addirittura a 2,62; il Piemonte nel 2012 disponeva di 3,70 posti letto ogni mille residenti, nel 2018 è sceso di poco, a 3,36; la Lombardia è passata da 3,76 posti letto ogni mille residenti a 3,47; il Veneto da 3,44 a 3,27; il Friuli Venezia Giulia da 3,53 a 3,13; la Liguria da 3,44 a 3,22; l’Emilia Romagna che nel 2012 disponeva addirittura di 4,17 posti letto ogni mille cittadini, oggi comunque può contare su 3,68 posti ogni mille; l’Umbria ha persino aumentato la sua dotazione, passando da 3,12 a 3,25; unica eccezione è la Toscana scesa da 3,18 posti letto ogni mille abitanti 2,75, comunque più della Campania.

Il Nord, mediamente, “viaggia” su oltre tre posti letto ogni mille residenti. Anche questa fotografia è scattata dalla Corte dei Conti nel “Rapporto 2020 sul coordinamento della finanza pubblica” e “immortala”, se ce ne fosse ancora bisogno, le drastiche e inique differenze tra le due Italie anche in un settore delicato come quello della salute, diritto garantito dalla Costituzione. C’è un Paese che, negli ultimi 15 anni, ha finanziato i suoi territori facendo figli e figliastri. 

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