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Un nuovo “sgarbo” sembra profilarsi nei confronti del Mezzogiorno a vantaggio del Nord, una sottrazione di risorse che vale 70 milioni. A segnalarlo è stato il deputato Paolo Russo, responsabile nazionale del dipartimento Sud di Forza Italia: «Per dare un nuovo colpo ai bilanci dei territori del Sud mancava solo l’adozione dei nuovi criteri per la revisione della metodologia dei fabbisogni standard dei Comuni appartenenti alle Regioni a statuto ordinario per il servizio smaltimento rifiuti».

L’obiettivo, si è sostenuto, sarebbe costruire meglio i piani finanziari dei Comuni per lo smaltimento dei rifiuti. Ma la sostanza, ha avvertito Russo, « è che è destinata a incidere, a danno degli enti locali del Sud, sulla ripartizione del fondo di solidarietà perequativo nazionale dei comuni. Il risultato è, infatti, che i grandi centri del Nord saranno ulteriormente avvantaggiati. Questo governo quando c’è da togliere al Meridione è rapido ed efficiente, quando, invece, c’è da definire i fabbisogni standard sul fronte dei trasporti, degli asili o della salute cincischia, rallenta o ritarda. Ci dicono che questa sperequazione ulteriore valga poco in termini economici e la chiamano sterilizzazione. Per me è un altro regalo al Nord che vale 70 milioni di euro tolti al Sud».

I FONDI STRUTTURALI

Ieri, intanto, la Corte dei conti europea ha bacchettato l’Italia per l’uso dei fondi strutturali. Il Paese è al penultimo posto in Europa per l’utilizzo dei fondi strutturali europei nel 2019. Con il 30,7% di fondi spesi – rispetto a una media europea del 40% – condivide la posizione di fanalino di coda con la Croazia, che fa anche peggio arrivando solo al 30% e si aggiudica l’ultimo posto nella classifica che vede in testa la Finlandia con il 66,2%, seguita dall’Irlanda con il 60,6% e dal Lussemburgo con il 57%.

LA CLASSIFICA

La “pagella” – che suona come l’ennesima reprimenda nei confronti del Paese in merito alla sua capacità di spesa, alimentando le “perplessità” dei Paesi frugali sulla reale possibilità di mettere a terra le risorse del Next Generation Eu – compare nella relazione in cui la Corte europea paragona l’assorbimento dei fondi del 2019 e del 2012, rappresentativi dei cicli di spesa a valere sui bilanci settennali della Ue per il 2007-2013 e il 2014-2020.

La “giustificazione”, accompagnata dai numeri a sostegno dell’impegno per un cambiamento di rotta, arriva dal ministro per il Sud, Giuseppe Provenzano, in un’audizione in commissione Politiche europee del Senato.

La dotazione complessiva di tutti i Programmi dell’attuale ciclo vale oltre 53 miliardi, due terzi dei quali sono destinati alle regioni del Sud, sia meno sviluppate sia in transizione, ha ricordato il ministro.

«I ritardi accumulati in partenza dal ciclo di programmazione ne hanno reso complessa l’attuazione, ma negli ultimi mesi abbiamo registrato importanti segnali di accelerazione – ha detto Provenzano – Diversamente da quanto accaduto negli anni precedenti, tutti i Programmi operativi hanno raggiunto le soglie minime di spesa previste al 31 dicembre 2019».

LA CONTESTAZIONE

I ritardi ci sono stati, quindi, ma il ministro contesta la comparazione con il ciclo precedente adottata dalla Corte dei conti europei per due motivi: innanzitutto, per «il ritardato avvio del ciclo 2014-20, a seguito di un negoziato molto lungo, mentre lo sforzo delle Amministrazioni regionali e centrali era ancora tutto indirizzato alla chiusura del ciclo precedente onde evitare di perdere risorse. E poi la regola dell’N+3 che dilata di un ulteriore anno i tempi di assorbimento rispetto al ciclo precedente (quando valeva l’N+2)».

Tuttavia, ha riconosciuto il ministro, «nonostante il raggiungimento del target, la situazione di avanzamento della spesa a fine 2019 non era affatto soddisfacente e si attestava a un dato tra i più bassi dell’intera Ue. In particolare, nelle regioni del Mezzogiorno e nel Centro Nord era pari, rispettivamente a circa il 26% e il 32%».

Il monitoraggio Igrue, aggiornato al 30 agosto, mostra «un apprezzabile miglioramento», destinato, secondo Provenzano, a migliorare ulteriormente quando saranno «visibili» gli effetti della riprogrammazione delle risorse nell’emergenza Covid 19 operata con le Regioni per circa 11,5 miliardi. Da febbraio ad agosto, intanto, risulta una crescita degli impegni dal 60,5% al 69,2 e dei pagamenti dal 31,7% al 39,2% dell’intera spesa programmata, che vale 3 miliardi. I programmi procedono in maniera disomogenea, alcuni sono particolarmente in ritardo, come i Por di Calabria, Marche e Abruzzo in ambito Fers, o di Sicilia, Campania e Abruzzo per il Fse. E i comunque riguardano anche le amministrazioni centrali. Per quanto riguarda l’obiettivo di spesa di fine 2020, stimato in 12,1 miliardi di quota Ue, «restano da certificare e richiedere rimborsi per circa 2 miliardi di contributi comunitari», pertanto l’Italia, ha affermato il ministro, è «in linea con gli impegni previsti».

IL CICLO 2021-2027

Intanto, per quanto riguarda il prossimo ciclo 2021-2027, ha detto Provenzano, l’Italia è tra i pochi Paesi che vede aumentare la dotazione di Fondi Ue di 6,8 miliardi. Inoltre, ha aggiunto, «a seguito di un lungo confronto con il Mef abbiamo deciso» in legge di Bilancio 2021 «di aumentare l’impegno finanziario di cofinanziamento nazionale dei programmi di uso dei fondi strutturali Ue rispetto ai minimi fissati dalla Commissione, così riequilibrare e aumentare il cofinanziamento anche nelle Regioni meno sviluppate e in quelle in transizione. Questo ci porterà ad avere una dotazione di fondi strutturali, tra cofinanziamento europeo e cofinanziamenti nazionali, di circa 80 miliardi di euro. Se ci pensate, è un ammontare di aiuti superiore alla quota dei sussidi, ad esempio, della Recovery and Resilience Facility».

Quanto al Next Generation Eu, il ministro ha ribadito la necessità che la clausola del 34% per il Sud sia «applicata anche alle risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza ma – ha sottolineato – come una quota minima».

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