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La Borsa di Milano

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Le borse hanno reagito molto male all’imbarazzata comunicazione del Ministro inglese della Sanità Matt Hancock sull’evidente incapacità del governo di Sua Maestà di bloccare la diffusione della variante del Coronavirus, che sembra ricacciare tutto il mondo nella paura di una epidemia senza fine. La caduta dei corsi azionari – e quindi il falò di risorse che questo ha comportato – dimostra ancora una volta la fragilità di un mondo globalizzato, ma nel contempo frammentato ed incapace di gestire in modo unitario quei problemi che tutti debbono affrontare insieme con il semplice obiettivo di poter sopravvivere.

La caduta del tre per cento delle borse nella sola giornata di ieri è infatti facilmente attribuibile alla delusione generale dell’apparire all’orizzonte di una variante del ceppo SearsCoV-2, che sembra voler sfuggire al tentativo di chiudere questa fase drammatica con l’attesa messianica del vaccino che le Big Pharma hanno posto in campo proprio in questi giorni.

Tuttavia la vera delusione è data dall’incapacità dei governi di affrontare questa fase con la visione e la lungimiranza, che un evento globale come questo richiede. Chi riteneva che il Coronavirus fosse un incidente temporaneo, quasi una parentesi in un percorso comunque già ben delineato, oggi si deve ricredere e considerare come la pandemia come una svolta irreversibile.

Questa pandemia ha infatti un effetto strutturale, che implica una trasformazione delle organizzazioni produttive e delle relazioni sociali e politiche su scala mondiale e quindi è ora di domandarsi come sarà il nuovo ordine mondiale dopo i disastri di questi lunghi mesi.

Dopo la Crisi del ’29 la risposta fu drammaticamente basata sulle chiusure, sui blocchi, sulla ricerca dei colpevoli e l’effetto di questo modo di gestire la crisi che portò ad una guerra ancor più devastante. D’altra parte in pieno conflitto gli Alleati si ritrovarono nel luglio 1944 a Bretton Woods, una piccola città del New Hampshire, per disegnare l’ordine mondiale oltre la tragedia, interrogandosi su quale ordine monetario, quale rapporto tra paesi sviluppati e paesi arretrati e soprattutto come permettere anche agli sconfitti di riprendere la via della ricostruzione.

Di fronte alla pandemia che ha riportato il mondo al tempo delle barriere doganali e dei sospetti reciproci, di fronte ad un virus che nel mondo è costato già più di un milione di vittime con una caduta a livello mondiale del prodotto lordo di quasi del 5 per cento, che a sua volta ha generato un collasso economico di cui non riusciamo ancora renderci conto, di fronte allo smarrimento ed al panico che le borse per prime testimoniano, occorre un’iniziativa politica che veda oltre la crisi e ridisegni con forza il mondo che verrà, una nuova Bretton Woods, di cui l’Europa sia artefice e sostenitore.

Di questa iniziativa proprio l’Italia deve essere l’ospite ed il promotore, dovendo essere il nostro Paese ad organizzare nel 2021 le riunioni del G20, cioè delle iniziative che debbono portare i venti paesi più industrializzati del mondo ad uno stesso tavolo.

In questi mesi di clausura si è esaurita l’esperienza dell’America chiusa su sé stessa di Trump ed aperta l’epoca di Biden, che deve riportare gli Stati Uniti ad assumersi le proprie responsabilità a livello mondiale, è finita sugli scogli la spinta di Johnson oggi incapace sia gestire la pandemia sanitaria, sia la sua fuoriuscita dall’Unione, e si è anche appannata la stessa immagine della Cina superstar.

In questi stessi mesi di confinamento l’Europa si è trovata a gestire la virata dagli anni dell’austerity, che portò alla carcerazione della Grecia, ad un rilancio portato ad un Next Generation Program, che ha l’ambizione di essere effettivamente il piano di una ricostruzione economica e sociale dell’intero Continente, ma che non ha trovato ancora una unità politica adeguata alla sfida che abbiamo di fronte.

La sfida oggi è riportare i governi ad uno stesso tavolo per una ricostruzione di una economia globale, che però deve essere sorretta da un eguale livello di responsabilità politica, che porti i governi dei paesi più sviluppati del mondo ad agire insieme, consci della necessità di pilotare assieme una transizione ambientale e sociale senza precedenti, riducendo un livello di diseguaglianza che ormai ha raggiunto livelli inaccettabili.

Questa sfida è oggi affidata all’Italia, che dovrà organizzare il G20 del 2021, forse il più difficile appuntamenti da quel 1999 in cui i responsabili monetari dei paesi più sviluppati al mondo si incontrarono per la prima volta a Berlino; questa la sfida difficilissima e cruciale per il mondo intero, che si sta ora presentando all’Italia, mentre il governo barcolla e molti vagheggiano elezioni ed altre avventure.


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