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Il tema pensioni piomba nel bel mezzo della crisi di governo rilanciando il tema del commissariamento dell’Italia. Il sistema va riformato: ma come? E soprattutto con quali voti, considerando che la Ue giudica l’esperimento di Quota 100 un errore clamoroso? Non a caso il ripristino della Legge Fornero è considerato una delle priorità per avere accesso al Recovery Fund.

I PERICOLI

A gettare benzina in un falò già ardente è stato Guglielmo Loy, sindacalista Uil e presidente del Civ, il comitato di sorveglianza dell’Inps. In una intervista rilasciata ieri mattina ha fatto balenare il rischio che ci possano essere problemi sugli assegni dei prossimi mesi.

Loy, mai stato tenero con la gestione di Pasquale Tridico, la definisce «ipotesi estrema, non certo peregrina», Tuttavia basta parlarne per toccare corde assai sensibili. In un Paese che si sta popolando di pantere grigie, qualunque accenno al tema pensioni è semplicemente esplosivo.

A mettere i conti in pericolo è un buco da 16 miliardi che proprio la cassa Covid ha creato dentro i conti dell’Istituto, provocando anche il ritardo nella liquidazione della cassa integrazione,

L’Istituto, però, smentisce: non esiste alcun allarme sulla cassa integrazione già pagata al 98% e nemmeno sulle pensioni e le altre prestazioni che vengono finanziate con risorse dello Stato. Il meccanismo, spiegano fonti dell’Istituto, è che l’Inps anticipa il pagamento della cassa Covid, così come di altri strumenti (indennità di disoccupazione, indennità di malattia, etc), e poi lo Stato rimborsa.

Se è vero che per via delle restrizioni e delle chiusure ci sono state minori entrate in termini di contributi – spiega ancora l’Inps – allo stesso tempo il bilancio 2020 risulta «sensibilmente migliore rispetto alle previsioni» contenute nei documenti contabili. Il buco, insomma, si è ridotto rispetto a quello di qualche anno fa.

LE IPOTESI SUL TAVOLO

La polemica di queste ore, per quanto strumentale, rappresenta il paravento per un tema più importante. Siamo entrati nell’ultimo anno di quota 100, che dal primo gennaio 2022 non esisterà più. Il confronto sulla riforma del sistema pensionistico entra nella fase calda perché va evitato l’effetto scalone: in assenza di una riforma si tornerebbe alla legge Fornero (42 anni e 10 mesi per gli uomini, o 41 anni e 10 mesi per le donne oppure 67 anni per tutti).

Significa che dall’anno prossimo bisognerà aspettare 5 anni, visto che quota 100 consente di andar via a 62 anni (a patto di avere almeno 38 anni di contributi). Il governo è impegnato a coprire questo divario. Tuttavia dovrà fare i conti con le perplessità della Commissione Ue, che ha messo il tema delle pensioni nel menù delle cose che l’Italia deve fare per ottenere il Recovery Fund.

Le ipotesi sul tavolo sono molte. Le ultime indiscrezioni danno al rialzo le chance di “quota 102”. Cosa cambierebbe? Oggi è possibile uscire dal lavoro a 62 anni con 38 di contributi. La nuova forma di flessibilità porterebbe a tenere i 38 di contributi, ma con 64 anni obbligatori per usufruire del pensionamento anticipato. Inutile però dire che la formula rischia di penalizzare moltissimi lavoratori. Dunque potrebbe profilarsi uno scontro con i sindacati.

Andare alle urne con una eventuale vittoria della Lega di Matteo Salvini potrebbe magari rilanciare il discorso su Quota 41 Pensioni per tutti (ossia uscita dal lavoro con 41 anni di contributi a prescindere dall’età). Ma sono ipotesi.

Un rimpasto di governo o una maggioranza non così differente da quella attuale, dovrebbe portare all’evolversi di alcune premesse nate nei mesi scorsi e di cui l’esecutivo parlerà con le parti sociali.

MEGA-FONDO PER I GIOVANI

Sullo sfondo si muove sempre il progetto del mega fondo di solidarietà per aiutare i giovani. Pensare, cioè, di ridurre drasticamente le pensioni superiori a una certa cifra per creare un fondo da utilizzare per investimenti a favore dei ragazzi che vivono nell’ansia per un futuro incerto.

Un 75enne ha bisogno di una buona sanità pubblica, non di pensioni favolose. I giovani hanno bisogno di tranquillità per crearsi una famiglia. Questa proposta non è certamente inedita, ma ancora, in questa stagione di pandemia, non era stata riportata alla luce. Torna di grandissima attualità considerando che il piano europeo è stato dedicato alla Next Generation.


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