X
<
>

Il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri

Share
4 minuti per la lettura

All’impegno di destinare il 50% degli investimenti del Recovery Plan al Sud bisogna credere sulla fiducia. Neanche i tecnici del Servizio studi della Camera e del Senato che hanno analizzato a fondo il Piano di ripresa e resilienza presentato dal governo il 12 dicembre sono riusciti in qualche modo a estrapolare la quota promessa. Del resto, nel piano manca ancora lo schema dei progetti, con relativi importi e indicazioni sullo stato di avanzamento.

L’INCOGNITA SUD

Inclusione sociale e territoriale e crescita economica sono considerati dalla Commissione europea un binomio imprescindibile, e proprio per i ridurre divari di cittadinanza, infrastrutturali, occupazionali, di servizi e di beni tra Nord e Sud, l’Italia ha ottenuto in dote dall’Europa la quota più consistente del Next Generation Eu. Obiettivo che si propone anche come criterio di allocazione territoriale degli interventi. Ma, avvertono i tecnici della Camere e del Senato, «il Pnrr non reca una ripartizione territoriale delle risorse, per cui non è possibile – allo stato attuale di dettaglio del Piano – definire la quota parte della spesa complessiva che verrà destinata al Mezzogiorno».

Il governo si impegna a esplicitarla nella definizione delle linee progettuali e di intervento. Come si ripromette di valutare e l’impatto dell’insieme del Pnrr sulle priorità trasversali – Mezzogiorno, giovani e donne – missione per missione. Viene, invece, evidenziato l’impatto atteso sul Pil, stimato fra i 4 e i 6 punti percentuali, tra i 3 e i 4 quello sull’occupazione Di fatto, come sottolinea il dossier, una ripartizione puntuale delle risorse, con una precisa individuazione della “quota Sud”, viene fornita solo per i 13 miliardi del React Eu.

LA TERZA VERSIONE

Se, quindi, i parlamentari si aspettavano di poter valutare se l’indicazione di superare il 34% nell’assegnazione dei fondi al Sud, affidata alle relazioni delle Commissioni sulle linee guida del piano, fosse stata rispettata, dovranno invece pazientare ancora in attesa di una terza versione del progetto di ripresa. Un’indicazione in questo senso, in verità, appare nella missione 2, per la componente Transizione energetica e mobilità locale sostenibile in cui si dice che al Sud gli investimenti supereranno il 34%. Mentre nella 3, Infrastrutture per la mobilità sostenibile, si prevede di destinare al potenziamento della rete ferroviaria con il 50% degli interventi.

Nel Piano, intanto, si evidenzia che per massimizzare gli interventi nel Mezzogiorno sono state integrate le risorse del Recovery Fund con quelle del React Eu e la quota anticipata del Fondo per lo sviluppo e la coesione per la programmazione 2021-2027. Il dettaglio delle risorse destinate al Sud compare, quindi, solo in relazione ai fondi del React Eu. Gli 8,7 miliardi (su 13) destinati dal Programma al Mezzogiorno (il 67,4%), contribuiscono, tra l’altro, al finanziamento della fiscalità di vantaggio per il lavoro al Sud (4 miliardi); degli interventi per le politiche attive del lavoro (1,1 miliardi) e per la transizione energetica e l’economia circolare (800 milioni); le spese straordinarie per il personale sanitario per contrastare la pandemia (374 milioni); le iniziative per la transizione energetica nelle città metropolitane (315 milioni); il Fondo di garanzia Pmi (300 milioni). Nessuna indicazione precisa sulla destinazione dei 17 miliardi – sui complessivi 21,2 (al Mezzogiorno spetta l’80%) – del Fondo di sviluppo e coesione. «Secondo le informazioni rintracciabili nel Programma – si rileva nella relazione – l’impiego delle risorse del Fsc 2021-2027 sembrerebbe destinato ad incrementare gli investimenti su nuovi progetti nei seguenti settori: rete ferroviaria veloce, portualità integrata, trasporto locale sostenibile, banda larga e 5G, ciclo integrale dei rifiuti, infrastrutturazione sociale e sanitaria del Mezzogiorno». La relazione procede quindi a un semplice esame delle risorse in campo.

IL RIEQUILIBRIO

Si rileva che nel piano vengono postati 6,9 miliardi degli 80 dei fondi per la coesione di cui l’Italia dispone per il ciclo 2021-2027, sempre per l’80% al Sud, e 1 miliardo del Feasr per la tutela dei boschi (nella missione 1). Mentre si segnala che il piano considera anche le risorse della “programmazione nazionale di bilancio per il periodo 2021-2026”, pari a 80 miliardi, per la maggior parte concentrate sugli interventi della Missione 5 “Inclusione e coesione” del Pnrr (55,38 miliardi). Nella bozza si ricordano, poi, le misure strutturali e di perequazione infrastrutturale previste nell’ultima legge di bilancio che si raccordano con le iniziative del Pnrr, evidenziando quelle più incisive ai fini del riequilibrio territoriale: la proroga fino al 2022 del credito d’imposta per gli investimenti in beni strumentali (1.054 milioni sia nel 2021, sia nel 2022); il rafforzamento del credito di imposta per ricerca e sviluppo nelle Regioni meridionali (52 milioni nel 2022, 104 nel 2022 e nel 2023 e 52 nel 2024), l’impatto sulle politiche e sugli investimenti al Sud derivante dalla conferma fino al 2029 della fiscalità di vantaggio per il lavoro al Sud.


La qualità dell'informazione è un bene assoluto, che richiede impegno, dedizione, sacrificio. Il Quotidiano del Sud è il prodotto di questo tipo di lavoro corale che ci assorbe ogni giorno con il massimo di passione e di competenza possibili.
Abbiamo un bene prezioso che difendiamo ogni giorno e che ogni giorno voi potete verificare. Questo bene prezioso si chiama libertà. Abbiamo una bandiera che non intendiamo ammainare. Questa bandiera è quella di un Mezzogiorno mai supino che reclama i diritti calpestati ma conosce e adempie ai suoi doveri.  
Contiamo su di voi per preservare questa voce libera che vuole essere la bandiera del Mezzogiorno. Che è la bandiera dell’Italia riunita.
ABBONATI AL QUOTIDIANO DEL SUD CLICCANDO QUI.

Share

COPYRIGHT
Il Quotidiano del Sud © - RIPRODUZIONE RISERVATA

Share
Share
EDICOLA DIGITALE