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In attesa delle grandi opere e della riparazione del Paese rispetto al grande torto subito quando la vera classe dirigente decise che il Sud si sarebbe dovuto salvare e sviluppare con le “carrettiere”, senza autostrade ed alta velocità, secondo un calcolo costi benefici che guardava alla situazione a bocce ferme, non si può stare con le mani in mano in attesa delle opere “salvifiche” del ponte sullo stretto di Messina e dell’alta velocità ferroviaria, fondamentali per collegare veramente il Paese dalle Alpi ad Augusta/Pozzallo.

E la rete dei sindaci con la richiesta del Recovery Sud ci fa capire, dopo le richieste del gruppo dei presidenti coordinati da De Luca, che qualcosa al Sud si muove. Ma le richieste devono essere precise. L’operazione del Piemonte con Italvolt è da manuale su cosa e come bisogna fare. Speriamo che una operazione analoga riesca in Irpinia con Verkor, visto che tutta la Campania per investimenti esteri vale appena il 2,3%.

Da manuale per i Governatori ed i Sindaci delle Regioni meridionali, ma anche per il Governo nazionale su cosa bisogna fare, con tempificazioni ed obiettivi precisi. Con coinvolgimento di strutture adeguate come l’Ice, che finalmente facciano il loro vero lavoro. E per tale progetto é necessario impegnarsi pesantemente, insieme alle Regioni, perché le Zes manifatturiere, dopo un periodo di stasi, partano veramente.

A cominciare da quelle due riguardanti Napoli e Bari, che dovrebbero diventare il vero centro propulsivo del manifatturiero del Sud. Certo l’alta velocità ferroviaria, già in esecuzione, Napoli Bari, è una struttura di collegamento importante e la sua realizzazione va certamente accelerata. Ma senza che costituisca un alibi per attese non più proponibili.

Perché la stella polare che dobbiamo guardare ogni giorno, il tema da non dimenticare mai, sono gli oltre 50.000 giovani, che ogni anno sono costretti a lasciare questi territori. Gli occupati di queste realtà, su 12-13 milioni di abitanti, sono solo poco più di tre milioni e cinquecentomila, quindi i posti di lavoro mancanti sono in un ordine di grandezza che va oltre il milione e mezzo. Altri 50.000 ragazzi vanno via dalla Calabria e dalla Sicilia ogni anno, per un progetto di futuro che non hanno nella loro terra, come ci ricorda Svimez. Non dimenticando poi il gran numero in tutte le Regioni che sono costretti a chiedere il reddito di cittadinanza.

Quindi lavoro da fare ce ne ed è tanto. E se ci siamo consentiti di rubare il futuro ad una generazione, non possiamo continuare con quella successiva. Per questo vi sono operazioni che possono essere fatte già ora, con un impegno contenuto, per rendere le Zes veramente attrattive e che non succeda più che le nostre aree siano preferite ad altre. Perché fin quando la concorrenza è tra Torino e Napoli, come è accaduto con la Italtec, poco male perché alla fine l’investimento resta in Italia. Ma spesso invece le realtà che prevalgono sono in Polonia, in Irlanda , in Germania o in Ungheria.

Ma perché le nostre Zes possano essere vincenti é necessario che vi siano investimenti nella loro sicurezza. Con una attenzione dedicata ed un sistema di organizzazione delle forze dell’ordine specificamente studiato per tali aree. Bisogna poter affermare che la sicurezza in tali aree è assoluta. Quel richiamo che Draghi ha fatto nelle sue dichiarazioni al Senato e che possono trovare applicazione se il problema sicurezza delle Zes viene enucleato da quello della sicurezza complessiva nel Sud, grande tema che non va dimenticato.

Per fortuna tutte le Zes sono state pensate vicino a delle aree portuali , per cui anche se il loro collegamento ferroviario e stradale non é ottimo ed ha bisogno di tempi lunghi per essere adeguato, ci sono soluzioni alternative. Si possono utilizzare le vie del mare, se i porti di Taranto , Bari, Napoli e Gioia Tauro non sono pensati, invece che per accogliere i tanti containers pieni di merci semilavorate come sarebbe corretto, per piccoli pontili per barchette da diporto, come si leggeva nell’ultima bozza di Recovery plan.

Il cuneo fiscale ridotto per consentire che il costo del lavoro sia più basso é previsto fino a fine 2021, ma bisogna dare sicurezza alle aziende che si localizzeranno che sarà rinnovato, perlomeno nelle Zes, per un periodo adeguato a consentire la convenienza di un investimento e prevedere che la tassazione degli utili in tali aree sia ridotta. Per completare il pacchetto è necessario che la semplificazione amministrativa sia effettiva e che chiavi in mano si possano consegnare, in tempi brevi, le autorizzazioni necessarie senza le complicazioni amministrative che rendono qualsiasi volontà di localizzarsi nel Sud un pio desiderio di qualche emigrato di ritorno.

Ma le Zes manifatturiere non possono essere lasciate all’arbitrio delle Regioni, che spesso non hanno interesse a metterle a regime, perché non sono motore di consenso. Se l’interesse per il Sud è reale e non solo declamatorio, come spesso è avvenuto, bisogna che con Mara Carfagna in testa, nuovo ministro del Mezzogiorno, che per la sua provenienza campana dovrebbe conoscere bene le drammatiche esigenze di questa aerea, si pensi ad un progetto a breve, medio e lungo termine. Senza perdersi su grida che trovano tutti consenzienti tipo il bisogno degli asili nido, l’esigenza della scuola a tempo pieno, la lotta alla dispersione scolastica, la parità di genere, il recupero delle aree interne, tutti progetti importanti ed indifferibili sui quali bisogna lavorare da subito e sui quali troveremo tutti d’accordo, ma che non potranno che avere solo effetti nel medio lungo termine. Quindi dedicarsi a progetti immediati per attrazione di investimenti importanti dall’esterno dell’area che abbiano effetti misurabili in tempi relativamente brevi.


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