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Il ministro dell'Economia Daniele Franco

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Certo l’inizio non è stato dei più sfavillanti La prima audizione in Parlamento del ministro dell’Economia Daniele Franco dedicata al Recovery Fund ha avuto un debutto faticoso. Tanto più amaro visto che uno dei capitoli principali del piano europeo è dedicato proprio alla rivoluzione digitale. Evidentemente su questa strada c’è ancora parecchia strada da fare.

Alle prime battute del ministro, dinanzi alle Commissioni riunite di Bilancio e Finanza di Camera e Senato, si è levato un coro di protese. Molti parlamentari in ascolto da remoto lamentavano difficoltà di collegamento. Viene chiesto loro di seguire la seduta direttamente dalla web tv del Senato, ma scoppia la polemica. La riunione ripartirà dopo circa un’ora fra mugugni e polemiche.

Il ministro, riprendendo la parola ha dato i numeri definitivi per l’Italia. La dotazione scende dai 196 miliardi indicati a gennaio a 191,5 miliardi in quanto il regolamento europeo prende in considerazione il Pil del 2019. Circa 70 miliardi arriveranno sotto forma di trasferimenti (quindi non dovranno essere rimborsati) e poco più di 120 come prestiti. 

 Se tutto andrà secondo i piani i primi 20 miliardi dovrebbero arrivare in estate sotto forma di prefinanziamento. Gli accordi, infatti, consentono alla commissione di anticipare il 13% dell’intera dotazione. Con questi fondi al governo sarà più semplice rispettare gli impegni contenuti nella legge finanziaria per il 2021. 

L’impatto sul Pil è previsto intorno al 3% per i cinque anni di validità del programma. Tuttavia – ha spiegato Franco – il risultato potrebbe essere anche migliore se le riforme  venissero realizzate. In particolare le tre chieste da Bruxelles: pubblica amministrazione, giustizia e semplificazione. Tuttavia queste modifiche non entreranno nel piano.

Viene anche definita la governance che il Conte bis aveva lasciato indefinita dopo la  bocciatura della cabina di regia con trecento super-manager collocata a Palazzo Chigi. La gestione sarà suddivisa su due livelli: una struttura centrale di coordinamento presso il Mef «a presidio dell’efficace attuazione del piano» e il controllo affidata «ad unità di audit indipendente».

Il ruolo di McKinsey, al centro di recenti polemiche sarà marginale: «Nessuna struttura privata prende decisioni o ha accesso a informazioni privilegiate o riservate». Il contratto da 25 mila euro era già aperto e riguarda la produzione di cronoprogrammi, aspetti metodologici nella redazione del Piano. «Aspetti più editoriali che di sostanza: non c’è alcuna intromissione nelle scelte». 

Franco ha ricordato le tappe di un percorso serrato. Il Piano dovrà essere presentato entro il 30 aprile, poi la commissione Ue valuterà i piani di ciascun Paese e avrà a disposizione 8 settimane. Una volta acquisita l’approvazione del Consiglio europeo ci saranno altre quattro settimane per la definizione finale.

«Abbiamo meno di due mesi per finalizzare il Piano, non può subire battute d’arresto». Tra le riforme che accompagneranno i progetti, ha sottolineato Franco, due sono «particolarmente importanti»: quella della pubblica amministrazione e quella della giustizia. «Una terza area molto importante di riforma riguarda gli interventi di semplificazione normativa trasversale», ha aggiunto il ministro invitando a essere “pragmatici”.

La riforma del fisco, ha quindi spiegato, è una “priorità” del governo, dato “il livello relativamente alto” della pressione fiscale e delle aliquote in Italia, ma «non può essere affrontata» nel piano. Franco ha anche sollecitato «un cambio di passo nel modo di impiegare le risorse Ue» ricordando i ritardi nell’impiego dei fondi strutturali europei. Il ministro ha garantito l’impegno del governo “per rafforzare” il Piano esistente, a partire dal potenziamento delle strutture operative.

In particolare, il titolare dell’Economia ha rimarcato la necessità di «potenziare in tempi brevi le strutture amministrative per gestire i progetti» e impostare una politica di inserimento «delle persone più giovani nella pubblica amministrazione».

«Il ministro Brunetta ci sta lavorando e ha formulato varie ipotesi: la sfida nell’arco delle prossime settimane è di individuare soluzioni che consentano l’immissione in tempi relativamente brevi».


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