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Una fase dei lavori del forum "Sud - Progetti per ripartire"

Tempo di lettura 4 Minuti

Ridurre il divario tra il Nord e il Sud del Paese è «uno degli obiettivi primari» del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Il Sud non è, quindi, una “partita” persa: il governo intende affrontarla e «ritiene giusto farlo»: il fatto che «una parte importante dei finanziamenti è rivolta ed è destinata a essere assorbita dal Mezzogiorno» lo dimostra.

Al termine della due giorni di ascolto e confronto sul Mezzogiorno – “Sud – Progetti per ripartire” – le parole del titolare del Mef, Daniele Franco, prima, quelle poi del ministro del Sud, Mara Carfagna, che ha promosso l’iniziativa, ufficializzano la centralità del Mezzogiorno nella strategia di rilancio del Paese affidata ai fondi del Next Generation Eu.

In apertura dei lavori era stato il presidente del Consiglio, Mario Draghi, a sostenere la necessità di far ripartire il processo di convergenza tra le due Italie fermo da decenni. I dati di Bankitalia e dell’Istat, il contributo, tra gli altri, di imprenditori, economisti, rappresentati delle istituzioni che hanno preso parte ai lavori, hanno “raccontato” i danni che il divario ha portato non solo al Sud, ma all’intero Paese.

Ma hanno anche fatto intravedere le potenzialità di sviluppo e la portata del contributo alla crescita italiana Il Pnrr rappresenta quindi un’occasione imperdibile per l’uno e l’altro se riuscirà a centrare l’obiettivo di accendere il secondo motore del Paese. Ma per ridurre i divari il piano da solo non basta, ha avvertito Franco, serve uno sforzo di lungo periodo che vada bel oltre l’arco temporale di sei anni. «Richiede invece una strategia complessiva di politica economica del Paese a partire dai fondi strutturali europei e dalla legislazione ordinaria» e «la cooperazione di tutti».

Le tante proposte arrivate sul tavolo del ministero del Sud durante le consultazioni mostrano la partecipazione e l’interesse della società meridionale al progetto di ricostruzione del territorio: «Abbiamo riscoperto l’orgoglio di essere meridionali», è stato il commento di Carfagna.

«Siamo alla vigilia di una stagione importantissima che può cambiare il destino non solo del Sud ma dell’intero Paese, qualcosa di molto simile alla condizione italiana nel 1947, quando il Piano Marshall avviò la ricostruzione italiana», ha affermato il ministro ricordando gli “appuntamenti” del Pnrr con Bruxelles e la necessità di rispettare i tempi di avanzamento dei progetti cui sono condizionati i finanziamenti europei. Oltre che sul Pnrr, il Sud, più contare anche altre risorse: «Entro il 2023 – ha affermato Carfagna – dovremo attuare oltre 8 miliardi di interventi finanziati con React-Eu; entro il 2029 andranno spesi gli oltre 80 miliardi previsti per i Programmi europei per la coesione 2021-2027, mentre la programmazione dei 73 miliardi del Fondo per lo sviluppo e la coesione (nella formula “80 al Sud, 20 resto del Paese”), si estende fino al 2032». Intanto, nel Piano un “capitolo Sud” evidenzierà gli interventi sul territorio: «Sappiamo già che sulle infrastrutture intercetterà il 50% degli investimenti», ha anticipato il ministro.

L’obiettivo, ha sottolineato poi, «è avviare il processo per fare del Sud un luogo fisico dove sarà più conveniente e facile investire e assumere, dove si possa saziare la fame delle infrastrutture del Sud. Dobbiamo avviare il processo affinché al Sud si trovi posto negli asili nido, le donne possano trovare un’occupazione stabile e mantenerla, dobbiamo fare in modo che al Sud il tempo pieno nelle scuole non sia un miraggio, al Nord è un diritto acquisito al Sud è un sogno». Garantire, insomma, parità nelle condizioni di partenza e nelle opportunità e questo, impone la revisione del criterio della spesa storica «che dà zero a chi ha zero e da 20 a chi ha 20 penalizzando quei territori che più di altri hanno bisogno di colmare i divari». Cui si accompagna la battaglia per “l’equa cittadinanza” attraverso «la partita dei Lep (Livelli essenziali di prestazione: «È impensabile che nascere al Sud costituisca un fattore di discriminazione in ordine ai diritti costituzionali alla scuola, alla salute, ai servizi del welfare. Si dovrà – e ci stiamo lavorando – iniziare a stabilire per legge quanti posti bisogna finanziare sugli asili per ogni comune e quanti assistenti sociali per numero di abitanti». Diritti, sviluppo e lavoro devono essere le “direttrici” per la valutazione dei progetti per il Sud. Le risorse ci sono, ma da sole non bastano: per trasformarle in opere servono capacità progettuale e procedimenti snelli, ha affermato   Carfagna indicando poi la ricostruzione del Ponte Morandi come «modello di efficienza»: «Oggi – ha detto – di fronte ad un’emergenza così larga, che riguarda circa 20 milioni di cittadini meridionali, il loro benessere, futuro, speranze e diritti, il nostro dovere di classe dirigente è individuare il modo per replicare su scala meridionale e nazionale il modello di efficienza della ricostruzione del ponte di Genova».


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