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Nell’uovo di Pasqua c’è una autentica sorpresa. A marzo, nonostante i confinamenti, l’industria manifatturiera ha conosciuto un picco vertiginoso. L’indice Pmi in Europa vola al top da 24 anni e in Italia cresce ai ritmi più alti degli ultimi ventuno. Sono ai massimi storici i tre indicatori che compongono il paniere: ordini, esportazioni e acquisti. L’Italia si classifica al quarto posto (59,8) dietro Germania (66,6), Olanda (64,7), Austria (63,5) ma davanti alla Francia (59,3) che comunque segna il record da vent’anni e mezzo. Fanalino di coda la Grecia a 51,3 punti, comunque al di sopra della soglia dei 50 punti che separa le fasi di espansione da quelle di contrazione.

L’EFFETTO RIMBALZO

Tutto questo vuol dire che esiste una domanda potenziale di consumi molto elevata cui solamente la prosecuzione dei confinamenti impedisce di esplodere. Un effetto rimbalzo che, secondo le previsioni dispiegherà per intero la sua forza nel momento in cui i blocchi verranno tolti completamente grazie al successo della campagna vaccinazione. Questa lettura è confermata anche dal forte aumento dei depositi bancari. I conti correnti traboccano di liquidità visto che, secondo le indicazioni dell’Abi, nei conti correnti ci sono circa 1.600 miliardi. Una ricchezza pari al Pil dell’Italia che, appena possibile si indirizzano verso i consumi. Non solo prodotti industriali ma anche agricoli aiutando il recupero dell’industria della tavola. Lo conferma una indagine della Coldiretti da cui emerge l’exploit del made in Italy agroalimentare.

EXPORT RECORD PER L’AGROALIMENTARE

Nel 2020 infatti per la prima volta nella storia recente le esportazioni superano le importazioni facendo crescere le produzioni nazionali e abbattendo la dipendenza dall’estero. Le vendite sui mercati internazionali – sottolinea Coldiretti – hanno raggiunto il valore record di 46,1 miliardi con un aumento dell’1,7 per cento rispetto all’anno precedente. È avvenuto così lo storico sorpasso sulle importazioni che sono invece scese a 43 miliardi. Una svolta che offre grandi opportunità al made in Italy dopo che a causa di decenni di sottovalutazione il Paese ha accumulato un deficit pari al 25 per cento dei consumi a tavola, dalla carne al latte fino ai cereali e fatta eccezione solo per vino, frutta e carni bianche.

L’ottimismo elevato sostiene l’occupazione dopo i 450 mila posti di lavoro persi lo scorso anno. Si allontana così il pericolo che a luglio, con la fine del blocco dei licenziamenti si aprano buchi molto grossi nel mercato del lavoro. «I dati di marzo hanno evidenziato l’ennesima accelerazione del settore manifatturiero italiano – ha commentato Lewis Cooper, Economist di Ihs Markit, analizzando gli ultimi dati dell’indagine – sia la produzione che i nuovi ordini hanno registrato la maggiore espansione in oltre tre anni, e le aziende campione hanno riportato crescenti vendite e una migliore domanda da parte dei clienti. Di conseguenza, per far fronte alla maggiore mole di lavoro, le imprese manifatturiere hanno aggiunto ulteriore personale ed è rimasto elevato l’ottimismo».

Tuttavia, osserva, «le pressioni inflazionistiche continuano ad aumentare, i costi di acquisto hanno indicato il più veloce incremento in quasi dieci anni, causando un tasso di inflazione dei prezzi alla vendita quasi record in quanto le aziende hanno cercato di mantenere i loro margini. La causa dell’aumento dei costi citata principalmente è legata ai ritardi nella catena di fornitura, i tempi medi di consegna, infatti, si sono allungati al livello maggiore dal picco pandemico di aprile scorso».


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