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Alcide De Gasperi

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In questo clima di politica che non riesce a trovare la pace di un lavoro comune, perché troppi hanno in mente solo la speculazione elettorale sulle tensioni che corrono nel Paese, Sergio Mattarella trova l’occasione di inviare a tutti un messaggio importante. Lo fa come sempre senza assumere la postura di chi si impanca a lanciare un monito alla politica e alla gente, convinto, speriamo a ragione, che le parole pronunciate senza inutili squilli di tromba siano le più adatte a spingere ad una riflessione.

L’occasione a cui il Presidente si aggancia per il suo intervento pedagogico non è di quelle che impongono la grande retorica. I 140 anni dalla nascita di Alcide De Gasperi sono un anniversario significativo, ma non certo di quelli su cui si suona la grancassa. A Mattarella offre l’opportunità di lanciare un messaggio che è tutto incentrato più che sulla celebrazione del passato, sulla attenzione a valori e a modi di agire che oggi sono altrettanto importanti di quelli del primo Capo dello Sato repubblicano (perché De Gasperi fu anche quello, per quanto “provvisorio”).

Partiamo dalla sottolineatura dei caratteri di 3 ricostruzione di cui fu artefice lo statista trentino: “morale, civile, economica, democratica”. Sono quattro caratteristiche di cui cogliamo non solo l’importanza, ma anche la successione in cui vengono collocate, a significare che per arrivare all’ultima bisogna partire dalla prima, passando attraverso la seconda e la terza. Non ci pare una sequenza che oggi venga tenuto nel debito conto.

Che De Gasperi abbia avuto il coraggio di fare scelte difficili è largamente riconosciuto, ma val la pena di soffermarsi su quelle che vengono citate. Innanzitutto la decisione di assumere la funzione di Capo dello Stato dopo i risultati del referendum del 2 giugno 1946 “ponendo fine ad ambigue esitazioni di parte monarchica e ponendo fine così a ogni incertezza insidiosa per la sopravvivenza stessa dello Stato italiano”. Non crediamo di forzare l’interpretazione delle parole se vediamo dietro ad esse il richiamo a fondare la politica in modo che non ci siano e non si costruiscano, come cercarono di fare i monarchici nel 1946, “incertezze insidiose”: un monito molto attuale.

Rientra magari di più nelle consapevolezze diffuse il ricordare come nella ricostruzione di un “ordinamento pienamente democratico” si ebbe “una politica orientata alla lotta alla miseria, all’analfabetismo, al superamento di fratture sociali impedimento alla crescita del Paese”.

Adattando le immagini ai tempi attuali si può dire che di miseria, di fratture sociali, ma anche di (nuovo) analfabetismo ce n’è ancora. Dove invece non c’è bisogno di sforzarsi a leggere troppo fra le righe è in questo passaggio: “ Riuscì a dare un nuovo fondamento all’idea di Patria, lontana dai nazionalismi regressivi che avevano gettato il Continente nella barbarie e lo fece anche aprendo le porte al risorgere dell’idea di Europa”. E, tanto per essere ancora più esplicito, Mattarella aggiunge che l’unità del Paese “trovava per De Gasperi una garanzia nella scelta occidentale e in quel progetto di unità europea, allora un ideale e oggi una straordinaria opportunità oltre che una responsabilità storica”.

Sono parole piuttosto chiare, pronunciate in un momento come questo in cui non mancano forze che non arretrano nel mettere in discussione queste conquiste, mentre altre ne fanno dei riferimenti retorici piuttosto vuoti di contenuti. Mattarella conclude affermando con nettezza che “nessuno può togliere ai giovani la speranza del futuro perché oscurerebbe il futuro dell’intera comunità”: è il compito che “accomuna quanti rivestono responsabilità pubbliche e tutti i cittadini”.
Questo intervento, che potrebbe passare per una nota di routine per un Presidente della Repubblica a cui spetta di sottolineare in qualche modo gli anniversari importanti, è in realtà un modo appropriato di far sentire la propria voce in un momento delicato della vita nazionale.

Non sfugga che Mattarella ha scelto di concentrarsi solo su un aspetto della lunga vita politica di Alcide De Gasperi, il suo ruolo nella ricostruzione dell’Italia “dopo la tragedia della guerra voluta dal fascismo”. E’ evidente che gli interessava più questo aspetto della “contemporaneità” dello statista trentino, che non, per esempio, il suo essere stato testimone di una lunga trasformazione che inizia agli inizi del ‘900, passa per la Prima Guerra Mondiale, per il travaglio dell’Italia che affonda nella dittatura fascista e infine riemerge dopo la frattura del 1943-45.

Era da tanti punti di vista sulla nuova ricostruzione a cui è chiamata oggi l’Italia che gli interessava chiamare a riflettere i cittadini ma anche “quanti rivestono responsabilità pubbliche” (categoria giustamente più ampia della normale classe politica che sta a Roma).

Il momento politico è molto delicato e non mancano segnali di assenza di consapevolezza della portata della situazione. Se si vuole salvare un futuro per i giovani non c’è spazio per i piccoli calcoli politici, quelli che sembrano anche farsi strada fra speculazioni sulle opportunità offerte dalla prossima apertura del semestre bianco, manovre interessate per leggi elettorali che favoriscano gli intrallazzi politici, fantasie su come approfittare dello sconcerto che gira nel Paese.

Mattarella lo ricorda muovendosi con discrezione nella rievocazione di uno statista come De Gasperi che dopo l’orgia dell’età dei dittatori riprese a rivolgersi ai cittadini con l’asciuttezza di chi ha fiducia nella politica come una forma della razionalità progettuale.


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