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Il porto di Gioia Tauro

Tempo di lettura 4 Minuti

Sulla parità di genere è in corso una battaglia legittima importante nel nostro Paese. Nel Pd, che decide di avere un vicesegretario vicario e due capigruppo alla Camera ed al Senato.

Ne parla il Presidente del Consiglio, ed è presente in tutti i dibattiti sul Mezzogiorno. Alcune volte però si incrocia con le politiche per il Sud in modo improprio.

Sentiamo cosa dice in un recente intervento su un quotidiano nazionale la Chair del W20 Linda Laura Sabbadini: «No, non sprechiamo le risorse del bilancio pubblico per la decontribuzione, che crea una segmentazione del lavoro e produce lavori di bassa qualificazione.

 Si tratta di agevolazioni utilizzate spesso da imprese che avrebbero comunque assunto. Usiamo i soldi di bilancio per assumere personale che nei servizi sociali deve lavorare e non per la decontribuzione. L’incremento di occupazione sarebbe strutturale e cospicuo anche e soprattutto per il Sud».

Attenzione questa posizione mi sembra pericolosissima perché, tra verità parziali, elimina uno strumento importante per l’attrazione di investimenti dall’esterno dell’area.    Evidentemente la posizione di molti è contro la defiscalizzazione del cuneo fiscale voluta dal ministro Provenzano.

Ed anch’io come molti commentatori sono estremamente contrario all’estensione di tale strumento a tutto il Mezzogiorno. Ad una realtà di poco meno di 21 milioni di abitanti. Perché potrebbe far rimanere sul mercato aziende già decotte. 

Ma cosa diversa è dire concentriamo sulle Zes tale strumento o invece dire aboliamolo totalmente. 

Le Zes, pare finalmente stiano partendo, e sono state rifinanziate grazie a Mara Carfagna, ed hanno lo scopo di attrarre investimenti dall’esterno dell’area, in maniera da aumentare la base produttiva del Mezzogiorno. 

Quindi si tratta di porre le condizioni di base perché il territorio del Mezzogiorno diventi attrattivo. 

Poiché non è semplice che lo diventi tutto in breve tempo, allora si è pensato di realizzare delle zone economiche speciali, nelle quali le condizioni di attrattività possa essere più semplice che si verifichino.

Parlo del controllo della criminalità organizzata, dell’infrastrutturazione per cui tali aree siano raggiungibili facilmente. infatti sono collocate presso i porti. 

Parlo di una tassazione sugli utili più favorevole e di un cuneo fiscale o di una decontribuzione che porti il costo del lavoro a competere con quello delle regioni della Polonia piuttosto che dell’Ungheria.

Eliminare la decontribuzione in tali aree, come sembrerebbero proporre in tanti, sarebbe un errore grossolano. Che le realtà che si sposterebbero per localizzarsi nel Mezzogiorno possano portare lavoro a bassa qualificazione è un problema che riguarda le aziende che arrivano.

Poiché se così fosse sarà difficile, anche con un costo del lavoro più basso, che esse possano competere con le produzioni di Cina ed India quindi sarebbero destinate a sicuro fallimento e sarebbero eliminate dalla competizione.

Non bisogna perdere di vista che la problematica per il Sud è quella di creare 3 milioni di posti di lavoro per avere lo stesso rapporto esistente tra popolazione complessiva ed occupati, compreso sommerso, nelle realtà a sviluppo compiuto italiane, perché se dobbiamo arrivare al rapporto per esempio dell’Olanda ne avremmo bisogno di oltre 4 milioni.

Indagare il tipo di investimenti che arrivano è uno step del quale il Mezzogiorno può non occuparsi, in caso sarà il mercato ad eliminare coloro che avranno sbagliato l’intervento e che perderebbero i loro capitali.

Qui il problema è quello di attrarre investimenti ed il nuovo direttore della Agenzia delle politiche di coesione che sostituisce Massimo Sabatini, Paolo Esposito, dovrà occuparsi di evitare che la scelta sia tra il reddito di cittadinanza o l’emigrazione.

Usare poi queste risorse per assumere nei servizi sociali è un diverso modo di affrontare le problematiche che sono totalmente diverse: la decontribuzione serve ad accrescere la possibilità che vi sia un aumento della base produttiva quindi è uno strumento per la creazione di nuovi posti di lavoro, che si auto reggono nel senso che vengono finanziati con la creazione di reddito.

Quindi siamo nella fase della produzione del reddito. Assumere nei servizi sociali è un modo per aumentare il Welfare di una società, cosa fondamentale ed importante, ma siamo nella fase della distribuzione del reddito prodotto.

Ben venga l’aumento dei servizi sociali, degli asili nido, ai quali sarebbe bene fare riferimento con due dati quelli del centro Nord e quelli del Sud, per evitare che si utilizzi un dato medio che funzioni come il pollo di Trilussa, il dopo scuola esteso in tutta Italia, ed una mobilità possibile in tutte le realtà territoriali, ma come detto qui siamo nella fase della utilizzazione della ricchezza prodotta. Che prima bisogna produrre con investimenti produttivi.

Che poi “L’incremento di occupazione sarebbe strutturale e cospicuo anche e soprattutto per il Sud” ne sono convinto. Soprattutto perché é nel Sud che vi è maggiore carenza di una serie di servizi che portano il Paese ad essere tra gli ultimi in Europa, come quello degli asili nido, o quello del dopo scuola, ma non dobbiamo mai dimenticare che il nostro Paese ha bisogno di allargare la base produttiva e ha bisogno che il Sud produca reddito, perché se già oggi con tali servizi è al livello del terzo mondo contemporaneamente  il Nord si lamenta perché vi è un cosiddetto residuo fiscale regionale che vorrebbe si mantenesse nelle zone che lo produrrebbero, immaginiamo cosa potrebbe succedere se questa quantità di risorse da trasferire al Sud aumentasse enormemente, senza che vi fosse contemporaneamente un aumento della base produttiva per farsi che anche il reddito prodotto aumenti proporzionalmente.


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