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Più soldi e terreni per l’agricoltura del Mezzogiorno che continua a macinare  buoni risultati.

Dagli ultimi dati sull’export delle regioni italiane, diffusi ieri dall’Istat, nel 1° trimestre 2021 spicca infatti l’andamento particolarmente positivo dell’agroalimentare nel Sud (+2,1%) e nelle Isole (+3,7%) che staccano il “blasonato” Nord est (-2%), ma anche Nord Ovest (+1,2%) e  Centro (+1,6%).

Un’area, dunque, che merita la massima attenzione. Ed è importante che il ministro delle Politiche agricole, Stefano Patuanelli, sia riuscito a trovare la quadra sulla ripartizione dei fondi per lo Sviluppo rurale salvando le regioni del Sud dai tagli.

Mentre l’Ismea ha messo sul mercato 16mila ettari di terreni agricoli, oltre il 70%  nel Sud.

L’APPEAL DEI TERRENI

Si sblocca dunque  la querelle sui fondi dello Sviluppo rurale.  Dall’impasse si uscirà grazie a un fondo da 92 milioni che consentirà di risarcire  Calabria, Basilicata, Campania, Puglia, Sicilia (a cui si è accodata l’Umbria)  penalizzate dai nuovi criteri di riparto.

Il superamento dei criteri storici, infatti, avrebbe penalizzato le regioni del Sud che hanno bloccato l’approvazione dell’assegnazione dei fondi 2021/2022, strategici per favorire investimenti, giovani e filiere.

«Il sostegno pubblico per le imprese agricole – dicono gli esponenti della Commissione agricoltura della Camera, Pignatone e Parentela – non vedrà alcuna riduzione in questo momento di estrema difficoltà». A questo punto, indipendentemente dalle modalità adottate per la ripartizione (90% criteri storici per il 2021 e 70% per il 2022) con le risorse di 92 milioni si potrà ristorare chi riceve meno.

Intanto, sempre dal fronte Mipaaf, si rilancia sui terreni che con il credito  costituiscono  il pilastro su cui ostruire la nuova agricoltura soprattutto formato giovani.

L’ultimo report del Notariato ha confermato che anche nell’anno del Covid  i terreni agricoli non hanno perso appeal. Certo, hanno risentito della flessione delle compravendite che ha segnato case e fabbricati strumentali, ma  hanno tenuto le posizioni rispetto alle aree edificabili. Il report del Notariato evidenzia che nel secondo trimestre dello scorso anno sono stati i terreni agricoli ad avere un maggior mercato rispetto a quelli  edificabili, con  133.890 operazioni relative ai primi (17%) e 31.218 per i secondi (3,97%), a fronte di un totale di 787.199 compravendite.

Le operazioni si concentrano nella fascia di prezzo sotto i 10mila euro per poi calare progressivamente all’aumentare del valore, ma si riprendono oltre i 100mila euro.

Insomma la terra interessa. Ma costa. Nonostante le quotazioni abbiano comunque registrato delle flessioni per effetto della pandemia, l’impegno finanziario per le imprese è  rilevante.

Secondo i dati del Crea,  infatti, il valore medio  di mercato per un ettaro è di 20mila euro, anche se con forti differenziazioni territoriali e  picchi in alcune aree, per esempio i territori del Brunello e del Prosecco, dove si può superare anche il milione.  Insomma le zolle restano d’oro. Soprattutto in una fase di liquidità scarsa.

L’OPERAZIONE ISMEA

E’ dunque è importante la nuova operazione Ismea  che  con il quarto bando  ha lanciato sul mercato oltre 16mila ettari di terra fertile. L’offerta è rivolta a tutti, ma per i giovani ci sono corsie preferenziali in termini di agevolazioni. 

Comunque tutta la misura è tarata sui giovani, poiché il ricavato delle vendite, valutato in  255 milioni,  andrà  a rimpolpare le risorse per le azioni in favore degli imprenditori agricoli under 40  gestite da Ismea.

Con questa nuova operazione della Banca nazionale delle terre agricole  (le domande si possono presentare  fino al 7 settembre) si punta a  mettere in campo  624 aziende agricole, e la parte del leone la fa il Sud. I terreni, infatti, come nei precedenti bandi, sono in prevalenza (74%)  nel meridione, in particolare Sicilia, Basilicata, Puglia.

Per il direttore generale di Ismea, Maria Chiara Zaganelli, proprio nella fase segnata dalla pandemia Covid che ha messo ancora più in evidenza il ruolo dell’agricoltura  e le sue capacità di resilienza, «la terra  assume ancor più il suo valore di asset strategico e motore di sviluppo per l’economia del Paese. Con la Banca delle Terre, l’Istituto continua a perseguire l’obiettivo di rimettere in circolo terreni produttivi, offrendo un’opportunità di investimento a nuovi operatori o di consolidamento per aziende già operative».

Nel 2014 era stata lanciata anche un’operazione, firmata Agenzia del Demanio, finalizzata a favorire l’acquisto o la locazione di terreni a costi competitivi. Ma  a sette anni dal varo si è rivelata un  quasi flop.

Eppure la disponibilità di aree coltivabili è fondamentale per sostenere il rilancio dell’attività agricola, soprattutto per i giovani che hanno in genere poche disponibilità economiche e difficile accesso ai mutui. Ma nonostante le difficoltà l’Italia mantiene saldo il primato di presenze di under 35 alla guida di aziende agricole. Sono oltre 55mila, infatti, le imprese giovanili,  con un aumento del 14% negli ultimi cinque anni, in controtendenza rispetto alla perdita di posti di lavoro  per effetto del Covid che ha penalizzato soprattutto giovani e donne.

La disponibilità di terra, dice uno studio di Coldiretti, è il principale ostacolo alla nascita di nuove imprese agricole condotte da giovani soprattutto perché la vera novità rispetto al passato  sono gli under 35 arrivati da altri settori o da diverse esperienze che non possono contare sul patrimonio fondiario familiare. Alla prova dei fatti, le imprese gestite dai giovani spiccano per risultati più soddisfacenti rispetto a quelle degli “over”, dal fatturato più elevato del 75% rispetto alla media agli occupati (il 50% in più).

INNOVAZIONE E SOSTENIBILITÀ

Ma è soprattutto sugli investimenti , l’innovazione  e la sostenibilità che  gli under 35 vincono la sfida. «Anche grazie alle nostre imprese  – dice Veronica  Barbati, responsabile dei giovani di Coldiretti – l’agricoltura italiana è oggi la più green in Europa e con una  presenza importante nel settore del biologico di oltre 80mila operatori».

E a favore dei giovani scattano anche le misure “rimodulate” della legge sull’autoimprenditorialità giovanile in agricoltura. Si tratta di un decreto, appena pubblicato sulla Gazzetta ufficiale, che tenendo conto  anche della crisi di liquidità aggravata dall’emergenza Covid  prevede, per favorire il subentro, oltre alla concessione di mutui agevolati a tasso zero della durata fino a15 anni, anche  contributi a fondo perduto fino al 35% della spesa per progetti di investimento.

Le agevolazioni si rivolgono a micro, piccole  e medie imprese  guidate da giovani da 18 a 41 anni, comprese le società operanti nella produzione, trasformazione, commercializzazione e attività connesse.

L’obiettivo è favorire il turn over nelle campagne  e l’ampliamento delle aziende con progetti  che prevedono investimenti non superiori a 1.500.000 euro.


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