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Luca Zaia

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Un quotidiano locale trevigiano ha già battezzato le ordinanze approvate dalle giunte regionali del Veneto e del Friuli-Venezia Giulia, come “la lotteria del prosecco”, una “pioggia d’oro” per i produttori del Nordest che nel vino con le bollicine hanno trovato un tesoro. Le due amministrazioni regionali, infatti, hanno accolto le richieste dei produttori destinando a un utilizzo supplementare il prodotto di più di 6mila ettari (di cui beneficeranno circa 5mila aziende), su cui già esistono i vigneti del vino base per preparare il prosecco. Solo per quest’anno, assicurano, e per far fronte a una carenza di produzione causata da gelate e meteo sfavorevole. È un modo per ovviare a un calo di produzione calcolato nel 20 per cento, ma siccome ci troviamo di fronte a un mercato imponente, i calcoli sono presto fatti.

La produzione riguarda il Prosecco doc (denominazione di origine controllata), che si trova su una vasta area delle due regioni. In Veneto l’Unesco ha riconosciuto il sito delle colline di Valdobbiadene e Conegliano (che producono soprattutto il prosecco docg). In complesso ogni anno vengono immesse sul mercato 500 milioni di bottiglie. Significa che quest’anno il prodotto è in grado di garantirne circa 400 mila. Contando poi che il mercato è in crescita, il fabbisogno sarebbe stato ancora maggiore. E così si farà ricorso a 6mila ettari con glera a terra che ha le stesse caratteristiche di quella usata per il Prosecco doc, ma che non rientra nel 24 mila ettari autorizzati. In termini economici si tratta di un apporto che vale 100 milioni di euro.

Qualche settimana fa il consigliere regionale del Pd, Andrea Zanoni, aveva denunciato: “La produzione di Prosecco è ormai fuori controllo e va di pari passo con l’aumento degli sprechi, inaccettabili visti i costi ambientali e paesaggistici di questa monocoltura, ampiamente foraggiata con soldi pubblici, 480 milioni in dieci anni”. La deroga consente il recupero dei vitigni piantati fino al 31 luglio 2018, quindi non quelli nuovi, ma è la prima così importante che si verifica da allora, salvo una precedente deroga più contenuta per far fronte ad accresciute esigenze di mercato.

“Alle parole del governatore Luca Zaia su mercato saturo e sostenibilità ormai non crede più nessuno – rincara Zanoni – Da anni denuncio una situazione gravissima: falde acquifere con residui chimici, fiumi contaminati da pesticidi, biodiversità minacciata, boschi cancellati dalle ruspe, smottamenti causati dai movimenti terra, taglio di alberi monumentali, derive di nubi tossiche nei paesi e nelle case, tonnellate di chimica di sintesi distribuite nell’aria”.

Il ricorso agli ettari di glera (che viene utilizzata assieme al pinot grigio e ad altri vitigni) è stato annunciato con un comunicato dalla giunta regionale del Veneto. In totale gli ettari sono 6.250, 5.400 in Veneto, gli altri in Friuli, ripartiti in quote non superiori ai 25 ettari per azienda. La glera vale sul mercato tra i 20 e i 30 centesimi al chilo, ma così si moltiplica di 4-5 volte, raggiungendo il valore di 1,10-1,20 euro al chilo. Ufficialmente si insiste sulla provvisorietà del provvedimento, ma verrebbe da dire che l’appetito vien bevendo, e quindi sarà interessante verificare cosa succederà tra un anno, anche perché le condizioni meteo sfavorevoli possono esserci sempre.

Il presidente del consorzio Doc, Stefano Zanette, ammette: “Da qui in avanti puntiamo a creare graduatorie con bandi all’insegna della sostenibilità, in vista di riserve di attingimento che dovessero rendersi necessarie: non possiamo permetterci di perdere posizioni di mercato e di non poter fronteggiare eventuali incrementi della domanda”. In una parola: nessuno vuole restringere il mercato, per questo si punta a creare graduatorie per aumentare in base alle esigenze i vigneti da cui attingere la glera.

Qualche limite è stato messo dalla Regione Veneto, oltre alla temporaneità del provvedimento: “Un vincolo di destinazione degli esuberi di produzione, delle uve della varietà Glera, stabiliti dal disciplinare di produzione e un vincolo a non generare eccedenze di cantina imponendo la resa massima di trasformazione di uva in vino al 75 per cento”. L’assessore leghista Federico Caner: “Il provvedimento vuole essere un intervento equilibratore, limitato esclusivamente alla vendemmia del 2021 e non autorizza il passaggio da Glera a Prosecco in nuove superfici coltivate,. Per il futuro è escluso qualsiasi tipo di automatismo”.


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