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Renato Brunetta, ministro per la Pubblica amministrazione

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C’E’ UN tesoretto da 22 miliardi da utilizzare  l’anno prossimo per finanziare la crescita del Paese. È questa la novità più importante della Nadef approvata dal consiglio dei ministri. Si tratta di un cambio di passo rispetto al documento di aprile ma, soprattutto un salto di parametro rispetto a quanto accaduto negli ultimi anni. Per la prima volta il “pit-stop” di settembre annuncia un miglioramento rispetto ai dati precedenti e, soprattutto annuncia che ci sono risorse da spendere e non voci di spesa da tagliare. Poi toccherà al governo decidere l’allocazione degli interventi.

Resta il fatto che per la prima volta si parla in termini di crescita e non austerità. E non solo perché migliorano le stime di crescita da  +4,5% di aprile  a +6% ma soprattutto perché viene rimesso in carreggiata il percorso di risanamento delle finanze pubbliche: il rapporto  deficit/Pil scende da 11,8% a 9,4% e debito/Pil da 159,8% a 153,5%.  Questo miglioramento si rifletterà anche negli anni successivi migliorando l’andamento dell’economia italiana.

La crescita del prossimo anno è prevista al 4,7% ma il ministro Brunetta si dice certo che andremo oltre  il 5% e questo farebbe scendere il rapporto deficit/Pil  al 5,6% e il debito al 149,4%. Lo scostamento, come ha dichiarato il ministro Franco in conferenza stampa libererà risorse per 19 miliardi l’anni, pari all’1% del Pil. Al 2024 i numeri diventano, rispettivamente, +1,9%, -3,3% e 146,1%. Solo allora la crescita dovrebbe aver recuperato non solo la caduta precrisi (attesa a metà del 2022) ma anche la mancata crescita degli anni successivi e a quel punto l’attenzione ai conti sarà maggiore per riportare il livello del debito/Pil entro i parametri pre-Covid nel 2030.

Nel frattempo continuerà a calare il costo del debito: i titoli emessi quest’anno hanno offerto un rendimento medio dello 0,2%. Vuol dire che il servizio sul tutto il debito in circolazione tende a scendere vero il 2%. L’attenzione sarà, però, concentrata sulla spesa corrente e sul recupero dell’evasione fiscale, mentre continueranno gli investimenti in istruzione, ricerca e sviluppo.

Nella prossima legge di Bilancio, anticipa la Nadef, troveranno posto non solo il rifinanziamento delle così dette Politiche invariate, ovvero le spese indifferibili, ma anche il rifinanziamento del Superbonus 110%, del Fondo di garanzia per le Pmi, Transizione 4.0. Inoltre «si interverrà sugli ammortizzatori sociali e sull’alleggerimento del carico fiscale. L’assegno unico verrà messo a regime», si legge nella bozza del documento. Nella lista non figura  il salario minimo. «Le prospettive di ulteriore recupero del Pil nei prossimi trimestri sono legate in primo luogo all’evoluzione della pandemia e della domanda mondiale, ma saranno anche influenzate dalle carenze di materiali e componenti e dai forti aumenti dei prezzi dell’energia registrati negli ultimi mesi, fattori che impattano anche sui costi di produzione delle imprese e possono ostacolarne i piani di produzione», avvisa il ministro Franco. Che conferma come «la strategia di consolidamento della finanza pubblica si baserà principalmente sulla crescita del PIL stimolata dagli investimenti e dalle riforme previste dal Pnrr» mentre nel medio termine bisognerà conseguire adeguati avanzi primari puntando a “moderare” la spesa pubblica e a contrastare l’evasione, con le risorse recuperate che «verranno sempre più indirizzate verso gli investimenti e le spese per ricerca, innovazione e istruzione».

Invece «le entrate derivanti dalla revisione delle imposte ambientali e dei sussidi ambientalmente dannosi andranno utilizzate per ridurre altri oneri a carico dei settori produttivi». «L’obiettivo del governo è la crescita e come generare crescita», ha sottolineato il ministro dello Sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti, parlando all’assemblea di Confcommercio, sostenendo che la nota di aggiornamento al Def porta «notizie positive sulla ripresa economica in corso e sugli effetti che genera e genererà sui dati di finanza pubblica».

E valutando la disponibilità di un tesoretto per azioni di politica economica e sociale per l’anno prossimo, ha ricordato che «Draghi ha detto che dovremmo concentrare questo tipo d’interventi su tutto ciò che produce crescita».


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