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SEMBRAVA scomparsa e invece, come l’Araba fenice l’inflazione  rinasce dalle ceneri. Eurostat ha comunicato che l’asticella è salita al 3,4% a settembre, in aumento rispetto al 3% di agosto. Un risultato, seppur di poco, superiore alle attese (3,3%). Si tratta, in ogni caso del dato peggiore dal 2008. A pesare sulla dinamica dei prezzi  sono i colli di bottiglia  nella filiera delle forniture: soprattutto l’energia (17,4%, rispetto al 15,4% di agosto) I tassi più elevati in Estonia (6,4) e Lituania (6,3). In Italia è stimata al 3 per cento : la variazione differisce da quella  Istat (2,6% comunicato ieri) perché calcolata in modo diverso. L

’Istat utilizza il «Nic» (Indice Nazionale dei prezzi al consumo per l’Intera Collettività). L.’Eurostat l’ «Ipca» (Indice dei Prezzi al Consumo Armonizzato per i paesi dell’Unione Europea). L’impennata dell’inflazione è provocata principalmente dagli effetti legati alla pandemia e alla progressiva riapertura del sistema produttivo. La Bce prevede un picco entro la fine dell’anno, prima di un rallentamento nel 2022. Tuttavia, la rigidità nella catena di approvvigionamento sta durando più a lungo di quanto ci si aspettasse e i sondaggi mostrano che le aziende iniziano a trasferire i costi sui clienti per proteggere i margini di profitto.

Preoccupa il rialzo dei prezzi dell’energia che potrebbe portare in inverno alla sospensione delle forniture di energia elettrica. Uno scenario che riporta alla memoria quello che accadde domenica 28 settembre 2003 quando per alcune ore tutto il Paese rimase al buio. Allora si trattò di un incidente che venne attribuito ad un albero che cadendo al confine della Svizzera  avrebbe interrotto i collegamenti provocando un incredibile effetto domino su tutta la rete. Una ricostruzione non da tutti condivisa. Resta il fatto che diciotto anni fa lo stop provocò danni limitati perché avvenne di domenica e fu riparato rapidamente. Stavolta il rischio è di un blocco di più lunga durata perché provocato dalle difficoltà delle forniture di idrocarburi.

Le fonti rinnovabili sono ancora poco affidabili per una effettiva sostituibilità: il vento può cadere da un momento all’altro e in inverno, quando più alta è la richiesta di energia per via dei riscaldamento domestico, il sole tende a non farsi vedere..

I ritardi stanno facendo sentire i loro effetti. Frena, infatti,  la crescita del settore manifatturiero in Eurozona, anche se resta sopra la soglia dei 50 punti che indicano comunque un’espansione dell’attività. In Italia, anche se ostacolato dai ritardi sulle forniture, il manifatturiero resta solido seppure leggermente in discesa a 59,7 punti. Per la zona euro l’indice è calato, lievemente, a 58,6 punti, dalla precedente stima flash di 58,7, ma il dato è notevolmente inferiore rispetto ai 61,4 punti di agosto, registrando il livello più basso da febbraio. Si tratta ora di vedere che cosa faranno le aziende di fronte al rialzo dell’inflazione: decideranno di assorbire gli aumenti riducendo i propri margini oppure li scaricheranno all’esterno alimentando la spirale dei prezzi che, alla lunga, potrebbero creare tensioni su sui salari? E’ l’interrogativo dei prossimi mesi cui i mercati al momento hanno dato una risposta negativa: Milano perde lo 0,3%, Francoforte lo 0,6%, Parigi lo 0,15%. C’è però una notizia positiva. L’inflazione che sale, aggiungendosi  alla vorticosa ripresa economica darà un contributo determinante al risanamento delle finanze pubbliche.

Come ha spiegato il ministro dell’Economia Daniele Franco il costo medio del debito pubblico italiano è pari al 2,4%. La tendenza è a scendere visto che il rendimento medio delle emissioni del 2021 è stato dello 0,2%. Vuol dire che se i tassi resteranno fermi e l’inflazione resterà stabile fra il 2 e il 3% per un po’ di tempo arriverà la svolta. Il debito pubblico, dopo tanti anni cesserà di essere un problema. I primi segnali si cominciano a vedere. 

A settembre il fabbisogno è stato di 15,3 miliardi , in miglioramento di circa 6,7 miliardi rispetto  al corrispondente mese dello scorso anno (-22 miliardi). Il saldo dei primi nove mesi è di 85.5  miliardi in miglioramento di circa 42.8 miliardi i rispetto a quello registrato nello stesso periodo del 2020 (128.310 milioni).


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