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L’AGENDA del presidente Draghi va avanti senza tener conto delle scadenze elettorali, come affermato dallo stesso anche recentemente. E il punto del programma per cui la Lega non si è presentata al Consiglio dei ministri, che doveva approvare una legge delega per la riforma fiscale, è un tassello importante che l’Unione europea chiede di affrontare, e dal quale fa dipendere l’erogazione delle altre tranche del Pnrr.

IL RISCHIO SOTTOVALUTAZIONE

Il campo è di quelli di estrema complessità e una sua regolamentazione, e soprattutto semplificazione, è fondamentale. Il tema riguarda il nostro Paese ma anche l’armonizzazione all’interno dell’Unione, come pure la tassazione degli utili d’impresa delle multinazionali, che tutti i Paesi del G20 e dell’Ocse, con l’adesione in extremis d’Irlanda, Estonia e Ungheria, hanno accettato di porre a un livello minimo comune, fissato a Parigi sul 15%, rendendo più complessa l’elusione fiscale.

Limitiamoci per ora alle riforme interne, anche se sappiamo perfettamente che esse non possono essere esaustive di un approccio che richiede che anche la normativa degli altri Paesi sia collegata, in modo da evitare i cosiddetti paradisi fiscali o che alcuni Paesi finiscano per fare concorrenza sleale. Ma il rischio che, affrontando il problema fiscale, si possano dimenticare, o non adeguatamente considerare, le esigenze del Mezzogiorno, è alto.

Non possiamo non ricordare che l’attrazione degli investimenti dall’esterno dell’area, approccio fondamentale per risolvere il problema/opportunità della mancanza di posti di lavoro nel Sud (quantificato, anche da Svimez in circa tre milioni di saldo occupazionale, se si vuole raggiungere lo stesso rapporto popolazione occupati, compresi i sommersi, che si ha nelle regioni più sviluppate del Paese) è quello dell’attrazione degli investimenti dall’esterno dell’area.

Posti di lavoro che dovrebbero arrivare dagli insediamenti manifatturieri esterni, oltre che attraverso l’utilizzo della piattaforma logistica che è lo stivale e la messa a regime dell’industria turistica del Mezzogiorno, oggi ancora a livello embrionale.

INFRASTRUTTURE E TASSAZIONE

Ma invece di chiedere interventi di singoli ministri, come si è fatto con Giorgetti perché, come nel caso della Intel, le aziende scelgano un territorio invece che un altro, possibilmente nelle aree che più hanno bisogno di occupazione, sarebbe meglio non dimenticare quali sono le condizioni perché un investimento si localizza in un’area piuttosto che in un altra.

Prioritariamente è necessario che le aree siano ben infrastrutturate e collegate al resto del Paese, che la criminalità organizzata non la faccia da padrona, che le richieste amministrative abbiano un corso privilegiato e veloce, ma anche che vi siano dei vantaggi fiscali, sia per quanto attiene al costo del lavoro (cioè un cuneo fiscale azzerato che consenta di avere un costo competitivo rispetto non solo ad altre aree del Paese, ma anche perlomeno al resto d’Europa), ma anche che la tassazione sugli utili societari sia fatta a livelli tali da essere competitiva, rispetto a quella praticata nei Paesi europei che hanno una tassazione più contenuta.

Se si pensa che in Ungheria è al 9%, in Irlanda al 12,5%, in Polonia al 19% come nel Regno Unito, in Estonia al 20%, in Svezia al 20,6, in Grecia al 24%, in Olanda e Spagna al 25% e addirittura pure negli Stati Uniti al 25,8%, mentre in Italia è al 27,8%, si capisce bene che in queste condizioni è difficile vincere la competizione dell’attrazione.

E il rischio che, in una riformulazione della tassazione complessiva del nostro Paese, si sottovaluti e si perda di vista l’esigenza che, in particolare nel Sud, si abbia una tassazione più favorevole è molto alto.

Anche perché le forze in campo, parlo delle Regioni a sviluppo compiuto, che hanno problemi di deindustrializzazione non lievi – vedasi per esempio il Piemonte e la Liguria – potrebbero pressare perché non vi siano condizioni più favorevoli per alcune parti, o che tali condizioni vengano estese ad aree sempre più ampie, rendendole praticamente ininfluenti.

INTERVENTI SISTEMICI

Attrarre investimenti è un’operazione complessa che prevede che tutte le condizioni necessarie, e peraltro alcune volte nemmeno sufficienti, si presentino contemporaneamente.

Se al contrario, come accade spesso, gli interventi invece che essere sistemici si limitano ad alcuni aspetti, come successo per il cuneo fiscale generalizzato, considerato che peraltro l’infrastrutturazione non potrà essere completata da un giorno all’altro e lo scarso interesse della classe politica dominante estrattiva del Sud rispetto alla stessa attrazione, non potrà che accadere che il meccanismo non andrà a regime e non produrrà gli effetti voluti.

E per un’azienda, se anche dovesse decidere di localizzarsi in Italia, sarà ininfluente andare in Piemonte piuttosto che in Sicilia, con soddisfazione da parte di chi a parole mette al centro il Mezzogiorno e nei fatti poi opera perché la situazione non cambi. Continuando a rimanere solo delle grida manzoniane le parole relative alla centralità dell’opportunità di mettere a regime il 40% del territorio nazionale che riguarda il 33% della popolazione .


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