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Dal 2 al 5 giugno si terrà a Trento il festival dell’economia. Leggendo il programma si evince che anche per l’edizione del 2022 è previsto un ricco palinsesto di incontri, eventi a cui prenderanno parte opinion leader di rilevanza nazionale e internazionale e personalità di spicco tra scienziati e ricercatori, rappresentanti della società civile e delle istituzioni, economisti, imprenditori, manager e rappresentanti delle più importanti realtà accademiche in Italia e nel mondo.

In realtà durante la quattro giorni di giugno Trento e il suo Festival diventeranno il centro del dibattito economico e sociale a livello internazionale.

LA VERIFICA

Un palinsesto dinamico e innovativo che, accanto agli appuntamenti tradizionali del Festival, proporrà una nutrita agenda di iniziative rivolte anche ai giovani e alle famiglie: il “Fuori Festival” con contenuti speciali, culturali, didattici, ma anche trasversali e di intrattenimento, e con il coinvolgimento di talent, creator e influencer.

Ma la vera occasione penso sia essenzialmente lo stato di attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Insisto, sto parlando dello “stato di attuazione” e non degli “avanzamenti procedurali mirati all’attuazione del Pnrr”; perché in un festival dell’economia penso conti essenzialmente, almeno per il comparto delle infrastrutture, quale sia la diretta correlazione tra progettualità disegnata e progettualità concretamente avviata a realizzazione.

In realtà il festival sarà una vera prova generale di quello che fra otto – dieci mesi (nei primi mesi del 2023) sarà il tagliando che l’Unione europea effettuerà in modo formale sul reale stato di attuazione del Pnrr. E allora vediamo, come primo atto, quali dovrebbero essere le aree tematiche soggette a una verifica in tale occasione. Il Pnrr, infatti, nel 2022 dovrebbe:

1) Portare a compimento le principali riforme, come quella della concorrenza, degli appalti, della delega fiscale.

2) Centrare i cento target e i milestone fissati dall’Unione europea per giugno e dicembre 2022.

3) Avviare, in modo robusto, la spesa per investimenti che prevede, sempre per il 2022, un obiettivo complessivo di 27,5 miliardi spalmati su 167 progetti.

Questo non facile approccio, purtroppo, penso porrà la parola fine alla serie di rassicurazioni e di ottimistiche dichiarazioni prodotte, in modo sistematico, non tanto sui primi due punti quanto sul terzo punto.

In una mia precedente nota ho ricordato che l’obiettivo della spesa di risorse autorizzate dal Pnrr per il 2021 doveva essere di 13,7 miliardi di euro e invece, secondo una verifica del ministro dell’Economia e delle Finanze, si è attestato su un importo di 5,3 miliardi di euro. Addirittura, nelle mie considerazioni formulate pochi giorni fa, ho anche ricordato che, siccome il valore di 5,3 miliardi tiene conto anche di risorse assegnate con precedenti stanziamenti, l’importo delle risorse spese provenienti dal Pnrr si attestava intorno a un valore di 1,3 miliardi di euro.

LA CAPACITÀ DI SPESA

In fondo la forza e l’importanza del punto 3, cioè della capacità della spesa, sta nel fatto che una ripresa degli investimenti genera automaticamente un accrescimento congiunturale e strutturale del Prodotto interno lordo, una ripresa della produttività e il successo in partite chiave come quella della digitalizzazione del Paese e dell’economa, della transizione ecologica, del superamento del gap infrastrutturale, della inclusione sociale, del riscatto del Mezzogiorno.

Questa occasione di Trento metterà sicuramente in luce questo paradossale dato legato da un lato alla capacità di spesa e dall’altro alla giusta esigenza dell’Unione europea di concreto utilizzo delle risorse, anche perché la non facile emissione di eurobond comunitari è senza dubbio attenta al reale utilizzo delle risorse assegnate.

Ma il mese di giugno contiene un’ulteriore data fondamentale per il governo: mi riferisco alla legge di assestamento del Bilancio dello Stato: quel disegno di legge che viene presentato a metà dell’esercizio finanziario (entro il 30 giugno) per variare gli stanziamenti di entrata e di spesa iscritti nel bilancio dello Stato, recependo altresì le variazioni già apportate agli stanziamenti stessi mediante atti amministrativi nella prima parte dell’anno. Con tale legge si definisce anche l’effettiva consistenza dei residui attivi e passivi, accertata in sede di rendiconto relativo all’esercizio finanziario precedente, rendiconto che viene presentato contestualmente.

Quindi la prima, quella di Trento, è un’occasione in cui si continueranno anche a fornire informazioni ottimistiche e rassicuranti, la seconda, quella legata alla legge di assestamento di bilancio, entrambe metteranno in evidenza tutte le discrasie e tutte le inadempienze legate essenzialmente alla mancata spesa. Nel secondo caso, quello relativo alla serie di informazioni della spesa 2021 e semestre 2022, non sono più le mie supposizioni, le mie preoccupazioni a incidere sul reale avanzamento del Pnrr ma i freddi e oggettivi dati forniti dalla Ragioneria generale dello Stato.

ITALIA FERMA AL 2014

Sarà necessario, quindi, prendere una decisione e penso si dovrà scegliere tra due possibili scenari:

• Quello già avanzato dal ministro Daniele Franco a Cernobbio un mese fa, in cui si potrà dividere il Pnrr in due distinti comparti, uno con le opere da attuare concretamente nel breve temine e uno nel medio termine. In tal modo eviteremmo di perdere risorse dell’Unione europea dando priorità agli interventi capaci di produrre Stati di avanzamento lavori.

• Chiedere all’Unione europea uno slittamento del quadro temporale del Pnrr dal 31 dicembre del 2026 al 31 dicembre del 2030. Uno slittamento motivato dal lockdown generato dal Covid e dalla guerra in Ucraina

Penso che il governo preferirà ricorrere alla seconda ipotesi perché la prima porterebbe la quota di interventi nel Sud a una soglia non superiore al 20%. Ma questa seconda ipotesi solleverà automaticamente un interrogativo: perché il ponte sullo Stretto no?

Il mese di giugno, quindi, toglie spazio alle improvvisazioni e alla conferma di prossime aperture di cantiere e finalmente denuncia che la macchina dello Stato, purtroppo, è ferma, per quanto concerne la capacità della spesa, al 2014.


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