X
<
>

La nuova linea della metropolitana di Milano

Share
4 minuti per la lettura

È pronta, ma non apre. La linea 4 della metropolitana milanese sarebbe pronta a collegare l’aeroporto di Linate alla città, ma non verrà messa in funzione perché mancano passeggeri.

Lo ha spiegato il Comune di Milano in una nota: il numero di viaggiatori in transito da Linate è ancora il 30% di quello che era prima della pandemia di Coronavirus, quindi il numero di utenti della linea 4 non giustificherebbe il costo del servizio.

E allora Milano riesce a collezionare un altro record negativo in questo periodo di pandemia: ha una grande opera pronta a entrare in servizio, ma la lascia chiusa. Surreale per altre città come Roma dove una rete di ferrovie sotterranee sviluppata resta un miraggio, ma vero in una Lombardia che ha cambiato faccia dopo le violente ondate pandemiche.

D’altronde il bilancio del Comune di Milano è già pesantemente impegnato a causa dei grandi progetti degli ultimi anni, tanto che di fatto Area C e la gabella di sapore medievale che si porta dietro sono diventate l’unica fonte di denaro spendibile in progetti di varia natura. Per il resto vista la crisi è già tanto aver messo in sicurezza gli stipendi dei dipendenti.

Oggi però Palazzo Marino non ha le risorse per aprire, perché come è stato spiegato dall’assessore alla Mobilità Marco Granelli avviarla ora costerebbe 650mila euro al mese. E quindi si rinvia nonostante l’ultimo annuncio dell’Amministrazione avesse fissato a gennaio 2021 l’inaugurazione per i cittadini.

Ma la storia della linea 4, o Blu, è costellata di situazioni imbarazzanti. A partire dall’inizio: era stata annunciata la sua apertura per Expo 2015, una delle tante pagine rimaste da scrivere di un libro dei sogni costato molto alla città. Perché di grandi opere ne erano state annunciate tante, ma ne sono state realizzate poche e alcune sono ancora da finire.

La metro è una di queste e tra le più importanti: quando entrerà davvero in servizio, collegherà la città al suo aeroporto che è appena stato ampliato. Dunque Milano sarà una delle poche città al mondo in cui davvero si potrà raggiungere il centro città in una manciata di minuti dopo lo sbarco dall’aereo.

Ma per adesso è materia di annunci. Periodicamente infatti venivano rilanciati comunicati entusiastici sull’avanzamento dei lavori da parte del Comune, talvolta annunciando la prossima apertura della linea con una serie di però e ma. Anche la tratta pronta infatti costa di appena tre fermate sulle 21 previste. Sono quelle strettamente necessarie a raggiungere in treno la città, dunque le più importanti simbolicamente. Ma sempre tre restano. E la loro apertura al pubblico è stata annunciata con cadenza regolare negli ultimi 7 anni, quasi come in una commedia all’italiana dove i politici ripetono le stesse cose.

Nel mezzo ci sono state anche gaffes come la proposta di abbellimento lanciata dall’azienda a capo del progetto Linea Blu: la metro 4 doveva diventare una sorta di galleria d’arte con le stazioni abbellite da opere di decine di artisti. Peccato che i suddetti artisti abbiano poi scoperto che l’eventuale intervento sarebbe stato completamente a carico loro, senza nemmeno prevedere un rimborso spese per i materiali o altro. Un’impostazione che non è piaciuta e il progetto si è arenato.

Ora si torna a parlare di slittamento dell’apertura. Per l’ennesima volta. Forse se ne parlerà a settembre 2022, ma sempre per un avvio parziale perché se slitta una data, lo segue pure l’altra: per l’ultimo annuncio, l’intera linea doveva essere pronta per la fine del 2023, ma a questo punto sembra fantascienza. Perché oltre al Covid, ci si sono messi anche i ritrovamenti archeologici circa a metà della tratta: un problema a cui stanno cercando di far fronte i tecnici della M4, anche se tra rallentamenti, studi e quant’altro è quasi certo che si perderanno altri mesi. Dunque i milanesi sono certi che quest’opera che almeno potrebbero parzialmente usare, invece resterà di fatto solo un costo a causa del quale ci vorranno miracoli di bilancio per non tagliare i servizi.

L’esempio della metro 5, che per paradosso è stata finita prima della 4, insegna: per far abituare le persone a usare una nuova tratta ci vuole parecchio tempo. Dunque ci vogliono investimenti, cioè pagare un servizio in perdita per un po’ di mesi. Magari un anno. Però la cassa piange. Dunque c’è il rischio che una grande opera pronta a funzionare, magari entrerà in esercizio solo quando sarà già da ammodernare perché ormai sarà invecchiata.


La qualità dell'informazione è un bene assoluto, che richiede impegno, dedizione, sacrificio. Il Quotidiano del Sud è il prodotto di questo tipo di lavoro corale che ci assorbe ogni giorno con il massimo di passione e di competenza possibili.
Abbiamo un bene prezioso che difendiamo ogni giorno e che ogni giorno voi potete verificare. Questo bene prezioso si chiama libertà. Abbiamo una bandiera che non intendiamo ammainare. Questa bandiera è quella di un Mezzogiorno mai supino che reclama i diritti calpestati ma conosce e adempie ai suoi doveri.  
Contiamo su di voi per preservare questa voce libera che vuole essere la bandiera del Mezzogiorno. Che è la bandiera dell’Italia riunita.
ABBONATI AL QUOTIDIANO DEL SUD CLICCANDO QUI.

Share

COPYRIGHT
Il Quotidiano del Sud © - RIPRODUZIONE RISERVATA

Share
Share
EDICOLA DIGITALE