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Sandra Savaglio durante la consegna di un premio

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IL suo nome è legato alla ricerca scientifica per eccellenza, passando dall’astronomia all’astrofisica. Quando Jole Santelli, presidente della Giunta regionale appena eletta, annunciò la sua nomina ad assessore fu una sorpresa per molti.

Ma Sandra Savaglio è abituata a sorprendere, come quando decise di tornare proprio nella sua terra per continuare la sua attività di ricerca nonostante avesse davanti a sé le porte dei migliori Atenei al mondo.

Per l’assessore calabrese all’Istruzione, Università, Ricerca scientifica e Innovazione a due mesi dalle elezioni è tempo di bilancio e sugli obiettivi raggiunti è subito netta: «Provengo dal mondo della scienza e quando si inizia un lavoro di ricerca scientifica è come un viaggio in un mondo nuovo: non sai cosa troverai, la scoperta spesso ti sorprende sconvolgendo i tuoi piani. Quando inizi, devi cercare di arrivare alla fine centrando più obiettivi possibili, magari non si raggiunge tutto quello che ci si prefigge, ma il risultato finale è sempre positivo. Avrei voluto fare di più, ma sono sicura che guardandomi indietro mi renderò conto di aver fatto tanto, in pochi mesi a disposizione e in una situazione difficile. Non ero lì per ordinaria amministrazione. Dovevo provare ad accendere la miccia e ho inteso farlo, tentare di aprire nuove frontiere da un ruolo importante come quella affidatami da Jole Santelli. Mi aveva chiesto di impegnarmi per uno sviluppo della ricerca scientifica in Calabria. C’è molto rammarico per averla persa, insieme con lei, una grandissima occasione per la Calabria». 

Quali erano le sue aspettative quando ha accettato la proposta di fare parte della Giunta regionale calabrese, nonostante il suo nome fosse legato a esperienze internazionali e ad ambienti molto diversi da quelli della politica? 

«Non è che avessi delle vere e proprie aspettative. Per me è stata la scoperta di un mondo completamente nuovo e che chiaramente non potevo immaginare. Il mio desiderio è sempre stato quello di fare qualcosa di utile per la regione dove sono nata e dove ho avviato la mia formazione. Un posto con non poche difficoltà. Ho cercato di aprire le porte del mondo delle Istituzioni (e della burocrazia!) che è sconosciuto a tanti, come lo era a me, e di avvicinarlo il più possibile per condividere idee e progetti». 

Pochi giorni fa è stato approvato dal suo dipartimento l’avviso “Esplorando lo spazio Celeste”. Si tratta di una novità assoluta rispetto alla tradizionale offerta turistico-culturale regionale. Qual è il suo obiettivo?  

 «Mettere insieme cultura scientifica, territorio, patrimonio storico, identitario e, allo stesso tempo, puntare a un livello alto di offerta turistica. Filosofi, scienziati, planetari e il cielo stellato delle vette calabresi sono anch’essi eccellenze culturali che possono essere strumento e stimolo per avvicinarsi agli studi scientifici. Tante grandi figure legate al cielo meritano di essere valorizzate e sostenute e svelate ai più giovani. Su tutte: Gioacchino da Fiore, intellettuale universalmente studiato e apprezzato e Luigi Lilio, ideatore del calendario gregoriano, utilizzato in quasi tutto il mondo». 

L’archeologia rappresenta in Calabria un patrimonio di inestimabile valore, ma troppe realtà rimangono nascoste, non valorizzate o finanche sepolte per la carenza di fondi. Crede possa esserci una svolta per questo settore culturale? Come?  

«È una nota dolente ed è una cosa di cui mi sono preoccupata fin dall’inizio del mio percorso di assessore. Ma è più complessa di quanto si pensi. C’è un patrimonio per lo più ancora da svelare e per il quale anche la Regione non riesce a fare molto. Penso che sia anzitutto un problema di competenze: la Regione spesso è individuata, nell’opinione pubblica, come un imbuto di responsabilità quando, invece, i centri di gestione sono in capo ad altri soggetti, ad esempio lo Stato attraverso le Sovrintendenze il Demanio e gli altri enti locali. Probabilmente spesso ci si dimentica di appartenere tutti a uno stesso territorio e per tanto occorrerebbe parlarsi di più e fare più squadra. Ho cercato di connettere il mondo della ricerca con i Comuni su cui ricadono i maggiori siti archeologici.  Ritengo che le università possano investire di più in percorsi formativi dedicati all’archeologia e al patrimonio. La strategia individuata è la stessa di quella seguita, ad esempio, per la depurazione delle acque.Il mio assessorato – dopo mesi di lavoro – ha stanziato 500mila euro per assegni di ricerca a supporto dei Comuni nella depurazione: scienziati a disposizione dei territori. Una crescita reciproca: la Regione dà strumenti alla ricerca e li amministratori locali ricevono supporto per le loro attività di pulizia delle acque, in cui ricadono, ovviamente, anche i mari».  

Tra pochi giorni gli studenti ritorneranno tra i banchi di scuola, ma non mancano le perplessità sulla sicurezza per gli effetti della pandemia ancora in atto. Qual è il suo pensiero?  

«La pandemia ha sorpreso e veicolato le nostre azioni. Ogni proposito si è dovuto adattare alle esigenze che man mano sono emerse. Abbiamo favorito il dialogo tra le istituzioni, cercando sempre una stretta comunicazione con Sindaci e Presidenti di Provincia, Upi e Anci. Finalmente la Calabria è risultata presente ai tavoli nazionali sull’istruzione da cui latitava. Sono contenta soprattutto di aver aperto un canale di comunicazione e collaborazione con il Ministro Bianchi e il suo staff. Per la scuola, ci siamo innanzitutto preoccupati di fornire gli strumenti per la didattica a distanza dove necessario. In questo anno e mezzo ci siamo occupati di tutte quelle situazioni di disagio che si sono esasperate a causa del Covid. Sono particolarmente fiera di “A scuola di inclusione”, un intervento che destina 25milioni di euro per colmare i bisogni educativi speciali di tanti studenti, e per sostenere le fragilità psicologiche di famiglie dopo isolamenti forzati e drastici cambiamenti. Seguo costantemente il progredire del piano delle vaccinazioni e raccomando a tutto il personale scolastico e agli studenti, di vaccinarsi». 

Il mondo della ricerca rappresenta il suo ambiente ideale, eppure la Calabria non è mai riuscita ad affondare le sue radici in un settore che potrebbe portare nuova linfa. Cosa manca?  

«La questione è complessa, brevemente: la Calabria è una regione abbastanza chiusa e le università non fanno eccezione. I nostri Atenei hanno bisogno di crescere; possiedono competenze abbastanza forti su molti settori della ricerca scientifica ma non sono del tutto disposte al confronto.Quest’anno sono aumentate le iscrizioni di studenti stranieri, notizia che trovo particolarmente positiva perché bisogna essere sempre più attrattivi piuttosto a trattenere. Sento troppo spesso lamentare la “fuga dei cervelli”. Nella ricerca questo è un errore per definizione: chi fa ricerca scientifica deve andare in giro nel mondo per poter crescere e diventare “cervello”.Una delle azioni, tra le tante, che abbiamo portato avanti è investire 4,5 milioni per progetti dedicati alla salute che abbiano una forte connotazione internazionale. Generalmente, l’approccio favorito è quello di dividere i finanziamenti e fare tutti contenti, ma quando è così, nessun progetto può diventare realmente di punta. La mia idea si è realizzata solo a metà perché i laboratori che verranno finanziati sono solo in parte internazionali.   Io credo che sia importante investire su progetti unici, che fanno balzare in avanti il valore delle università e diventare attrattivi per studenti e ricercatori. Questo è quello che ho cercato di trasmettere».  

C’è un progetto che non è riuscita a realizzare in questo suo percorso, ma che ritiene fondamentale?  

«Il tempo è stato troppo breve per avere rimpianti o rammarichi. Mi piacerebbe non si interrompesse un percorso che ho avviato, ovvero fare della Calabria una Hydrogen Valley del Sud. Un’idea importante che ritengo fondamentale su energia pulita per i trasporti. Insieme con i colleghi della Giunta, abbiamo istituito un Tavolo Interdipartimentale per lavorare in questa direzione. Lo sviluppo dell’idrogeno come energia pulita, inoltre, lo abbiamo inserito nella prossima programmazione dei Fondi Comunitari 2021/2027. Spero che chi verrà, prosegua sul sentiero tracciato investendo sull’idrogeno come energia del futuro, al pari di altri paesi europei». 

Se dovesse scommettere su un settore specifico della cultura calabrese per attrarre turismo e investitori su cosa punterebbe?  

«La nostra Giunta regionale ha investito sul turismo di qualità. Si è puntato molto su borghi, parchi, ciclovie, fiumi, e io aggiungo i mulini e i ruderi storici, e le montagne che sono ancora in parte inesplorate. Si è investito molto sul settore agroalimentare, patrimonio incredibile di identità e tradizioni che rischiano di perdersi, sapori e ricette che ricordano i tempi antichi e per cui i turisti vanno matti. Grazie al mio ruolo, viaggiando tanto in Calabria, ho apprezzato le radici profonde dei luoghi. Non c’è industria, abbiamo meno di due milioni di abitanti e tanti luoghi incontaminati e un patrimonio da svelare. Tanta ricchezza dell’arte antica ancora aspetta di riemergere dagli scavi o dal fondo del mare. I turisti sono attratti da sport naturalistici anche estremi, in Calabria è tutto possibile: dalle arrampicate alle ciaspolate, dalla vela al kytesurf. Anche l’audiovisivo è un buon attrattore di turismo di qualità e su questo trovo molto interessante il progetto di Giovanni Minoli che guida la Calabria Film Commission. Last but not least, continuerei a puntare sul grande cielo stellato sopra la Calabria».  


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