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Con il quinto decreto Ristori potrebbe arrivare anche una nuova proroga del blocco dei licenziamenti: il confronto nel governo è in corso. Lo stop, introdotto con il decreto Cura Italia a marzo, poi “allungato” dai dl Rilancio e Agosto e ancora dalla legge di bilancio, ha il 31 marzo come data di scadenza, data che inaugurerebbe l’invio delle lettere di “congedo” da parte di tante aziende che fanno fatica ad andare avanti e mantenere i livelli occupazionali pre Covid. I sindacati sono tornati a sollecitare la proroga anche ieri, nel corso dell’incontro con il ministro del Lavoro, Nunzia Catalfo, chiedendo che la misura accompagni il prolungamento dello stato d’emergenza – previsto per ora fino al 30 aprile – ma che considerano destinato ad arrivare all’estate.

Il virus continua a correre, le restrizioni per arginarlo lo seguono e i loro effetti continuano ad alimentare il conto dei danni economici che il governo tenta di contenere con il nuovo scostamento di bilancio – approvato dal Consiglio dei ministri giovedì a tarda sera – che dai 24 miliardi previsti è arrivato a 32. Il 20 gennaio il Parlamento dovrà dare il via libera al nuovo extra deficit che finanzierà le misure previste nel nuovo decreto Ristori.

«La gestione della pandemia ha richiesto misure restrittive rigorose e ne richiede di nuove per un periodo di tempo necessariamente non breve, anche se l’Italia sta gestendo bene il piano vaccinale», ha affermato il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, argomentando l’espansione della manovra che porta il deficit Covid a 140 miliardi.

ALTRE 18 SETTIMANE DI CIG COVID

Il ministro aveva anticipato che nel nuovo provvedimento avrebbe trovato posto il rifinanziamento della cassa integrazione. E al tavolo con i sindacati sulla riforma degli ammortizzatori sociali, Catalfo ha confermato che il governo sta studiando l’estensione della cassa Covid per altre 18 settimane. «Stiamo facendo le stime», ha detto il ministro spiegando che si tratterebbe comunque di un primo intervento, cui potrebbero seguire nuove misure qualora se ne ravvisasse la necessità. La Cig sarebbe differenziata per settori, l’industria che ha meno difficoltà potrebbe uscire prima.

Nel “pacchetto lavoro” del dl – che dovrebbe valere circa 5 miliardi – dovrebbero rientrare, poi, un incremento per la Cig dei lavoratori di Ilva in amministrazione straordinaria e degli altri in Am, a seguito del nuovo piano industriale. Ma anche il rifinanziamento del fondo esonero autonomi, cui la legge di Bilancio destinava un miliardo, per allargarne la copertura, la proroga della Naspi e insieme a contratti di solidarietà difensiva anche il rifinanziamento dei fondi interprofessionali e del del fondo volo per consentire il proseguimento della cassa integrazione per i lavoratori del settore.

MINI STOP PER LE CARTELLE

Se un nuovo stop ai licenziamenti è dato, quindi, come probabile, è sicuro invece il congelamento della valanga di 50 milioni di atti, tra cui 35 milioni cartelle esattoriali, che sarebbe partita lunedì dall’Agenzia delle Entrate-Riscossione, mettendo tanti contribuenti con difficoltà economiche a causa della pandemia nell’impossibilità di regolarizzare la propria posizione con il fisco: accanto al via libera allo scostamento, il Cdm ha approvato un decreto “ponte“ per rinviare al 31 gennaio i termini per le notifiche di accertamenti e cartelle. Un modo per guadagnare il tempo necessario per mettere in campo, con il Ristori Quinquies, una rimodulazione dell’attività di riscossione. L’invio delle cartelle sarebbe quindi diluito, almeno per quanto riguarda quelle del 2020 e 2021, su 24-36 mesi. Dovrebbe essere comunque previsto l’allungamento dei termini di prescrizione. Nel “pacchetto fisco” dovrebbe poi rientrare la quarta rottamazione e un nuovo saldo e stralcio.

LE ALTRE MISURE

Sui ristori per le imprese il decreto dovrebbe impegnare tra i 4 e i 6 miliardi, sganciandoli dal codice Ateco, valutando il calo di fatturato su un arco semestrale o annuale e prevedendo una perequazione tra gli indennizzi riscossi e quelli previsti dalle nuove regole. Tra vaccini e altri interventi, alla sanità sarebbero destinati 4,5 miliardi; 1,2 al reddito di cittadinanza, 1,5 ai Comuni per rafforzare il trasporto locale.


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