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Il ministro Paola De Micheli

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BIANCA e rossa che pareva il tricolore è apparsa all’ora della canicola, lei. Il nostro idolo. La Principessa ex duchessina Paola De Micheli di Nonsisaperché, Signora delle Autostrade Infradito e Strutture, che manco Maria Teresa d’Austria, che pure era una imperadora di gran caschè. Dov’era? Alla Camera. Perché Question time, come diciamo noi per imitare gli inglesi che imitano il latino. Ma da noi il Question Time significa che un ministro si presenta davanti all’aula vuota per l’ora di pranzo e risponde a pappagallo alle interrogazioni. È una rottura di palle infernale che non serve a niente e in questo campo di gioco Paoletta è formidabile.

Un deputato chiede: piripì, parapà, perepé, poropò? E la ministra, o lu ministro, o er ministro o sciùr minister, secondo la prov, risponde tenendo in mano una smazzata di foglietti dell’ufficio stampa e dice in base all’articolo quinto del caciocavallo ministeriale annotato dalla quarta sezione del quinto piano, letti i racconti porno e considerate le attenuanti ambientali, si nota, si affoga, si ammette e sostiene e così via, orate fratres, scambiatevi un gesto di noia, amen.

La scena, se avete letto Italo Calvino del Cavaliere Inesistente, è quella di Carlo Magno che passa in rassegna i suoi cavalieri: “Ecchissietevòi, cavaliere di Francia?”. E quelli dicono nome cognome indirizzo, numero di armati, di cavalli, codice fiscale e navi da trasporto. L’hanno mandata ieri sul podio, che era bellissima. Non un filo di trucco, niente rossetto, naturalissima, salvo polso e braccio destro appesantiti da brelocchi, tondi, bracciali, esche luminescenti per trote. Al collo, un niente che grondava carati qua e là. Taglio di capelli, piddino classico: lunghezza da Anna Bolena prima della sfumatura ad ascia del boia, blusino setoso o sintetico color cielo crollato insieme alle illusioni, con grande scollatura a V che se non fosse stato per il caldo avremmo detto vertiginosa. Molti ci si sono persi, come gli automobilisti liguri che lei consuma per dieta quattro al giorno, prima o dopo la galleria. Per stretching se l’è vista con Simone Baldelli, imitatore di Forza Italia, che ce l’aveva con gli autovelox che tuttora schiantano vittime sulle autostrade con le loro imboscare carogna, anziché avere l’obiettivo di spingere i conducenti a guidare a velocità più bassa. Lei lo ha intortato dicendo piripì-perepé e lui ha ringraziato sentitamente confermando che però dall’ultima volta nulla è cambiato e che la strage continua ma è stato molto bello essersi visti e parlati, l’importante è esserci. 

Poi è la volta del fratello d’Italia Alessandro Butti che l’attacca sulla faccenda Benetton ricordando che col gioco delle tre carte in borsa la casamadre multicolore ha fatto un bel profitto e chissà – dice l’on – a quanti altri industriali sarebbe piaciuto essere puniti con la stessa maledizione del rialzo in borsa. La ministra però non doveva replicare perché queste troiate parlamentari che sputtanano la democrazia non prevedono alcuno scontro, per quello bisogna sintonizzarsi sulla BBC e stare un po’ alla Camera dei Comuni.

Signorilmente de coccio, come è la nostra arciduchessina principessa dell’ordine della giarrettiera e di Victoria Secret, non badò minimamente alle smanie del deputato perché non era prevista la replica in un Parlamento che si è auto-suicidato impedendo di fatto di parlare.  Vedete? Noi non diamo la colpa a lei, Paoletta nostra che è figlia del regime, figlia della storia e della geografia, figlia delle circostanze e invochiamo per lei tutte le attenuanti generiche e se occorresse anche l’incapacità, benché lei sia capacissima di tutto. Solo, è cocciuta come uno sceccu siciliano, che sarebbe il somaro, noto per la scarsa elasticità mentale. Però abbiamo avuto conferma, da questa esibizione parlamentare, della scala di valori, anche bracciali, fili di perle e dentari, postura, peso specifico e densità di questo ministro che ci sembra ogni giorno di più, semplicemente adorabile. 

L’abbiamo trovata ferrata come una ferrovia anche sul tema ferroviario della dorsale adriatica, che non tutti ci riescono. Lei, niente. Col suo mazzo di foglietti, recitava la Vispa Teresa senza fare una piega, neanche un plissé. Resta aperta la questione delle autostrade chiuse. Come riaprire la questione chiusa? Siamo sempre allo stesso punto e noi sappiamo che la ministra solida e rimbalzante – la sua più elastica qualità – non se ne darà per inteso: seguirà imperterrita le sue idee vuote per autostrade piene, ben sapendo che al Naza hanno già comprato le spezie per il pentolone, quando Zinga inarcherà l’organetto e comincerà il rito. Ma anche allora, noi saremo schierati al suo fianco, senza risparmio di lodi e di allori. La saga continua. Purtroppo, ma sapete il Covid com’è.

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