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Il governatore della Regione Campania Vincenzo De Luca

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È SLITTATO ad oggi, alle 16, l’incontro da remoto dei governatori del Sud sul Recovery fund promosso dal presidente della Campania, Vincenzo De Luca, al fine di elaborare una linea comune contro l’attuale previsione di riparto dei fondi e chiedere urgentemente un un incontro con Giuseppe Conte. Insomma, caro premier, se ci sei batti un colpo per il tuo Sud. È questo in sintesi l’appello dei presidenti.

La decisione del Governo di concedere al Sud solo il 34% dei 209 miliardi destinati al nostro Paese, contrariamente a quanto stabilito dalla Commissione Europea, cioè di assegnare il 70% delle risorse del Recovery fund, è l’ennesima mortificazione che riceve il Mezzogiorno. Da qui la sommossa istituzionale dei governatori che hanno abbracciato la battaglia che questo giornale sta conducendo da ottobre, avallata dalle principali istituzioni economiche, statistiche e contabili della Repubblica. Ieri, però, i presidenti, allo stesso orario, sono stati convocati dal governo al tavolo di discussione sulle misure anti Covid per le festività natalizie. Per questo motivo De Luca ha riformulato l’invito per oggi a Marco Marsilio (Abruzzo), Vito Bardi (Basilicata), Nino Spirlì (Calabria), Donato Toma (Molise), Michele Emiliano (Puglia), Christian Solinas (Sardegna) e Nello Musumeci (Sicilia).

La linea è chiara. E ieri De Luca l’ha ulteriormente ribadita. «Prenderemo una posizione forte e, intanto, chiederemo un incontro al presidente del Consiglio per avere un riequilibrio nelle percentuali di risorse che arrivano al Sud rispetto al Centro-Nord – ha detto – Se applicano le percentuali di distribuzione delle risorse con il 66% al Centro-Nord e il 34% al Sud consumeranno un furto sulla pelle del Mezzogiorno d’Italia di 40 miliardi di euro. Noi ci giochiamo il futuro di un’intera generazione di giovani meridionali. La cosa assurda è che l’Europa ha deciso di dare contributi a fondo perduto per tre motivi: la popolazione, ma soprattutto quantità di disoccupati e livello di reddito prodotto. Quindi i fondi europei sono destinati soprattutto a recuperare il divario tra Nord e Sud». Secondo De Luca «è quindi doppiamente vergognoso che il Governo proponga una suddivisione delle risorse di questo tipo, sarebbe un furto intollerabile ai danni del Sud». «Gli Stati membri potranno beneficiare di un contributo finanziario sotto forma di un sostegno non rimborsabile. L’importo massimo per Stato membro sarà stabilito in base a un criterio di ripartizione definito. Tali importi saranno calcolati in base alla popolazione, all’inverso del prodotto interno lordo (Pil) pro capite e al relativo tasso di disoccupazione di ciascuno Stato membro».

Alle pagine 8 e 9 della proposta di regolamento, il parlamento europeo è ampiamente chiaro e fissa i paletti sui criteri di ripartizione delle risorse a fondo perduto del Recovery Plan. Sono tre gli indicatori: popolazione, tasso di disoccupazione e Pil pro capite. Dovranno essere destinate maggiori risorse a quei territori con più residenti, con maggiore disoccupazione e prodotto interno lordo inferiore. Del resto, se l’Italia è la nazione a cui è destinata la maggiore quota di risorse è proprio perché comprende una consistente area, come il Mezzogiorno, con tali requisiti di debolezza. Seguendo i criteri Ue, il governo Conte deve investire per il Nord Italia il 21,20% dei 65,4 miliardi a fondo perduto previsti dal Piano nazionale ripresa e resilienza; il 12,81% deve andare al Centro e il 65,99% al Sud, ben oltre, quindi, il 34% previsto dal piano dell’Esecutivo nazionale. Quasi il doppio. Anziché 22,23 miliardi, quindi, al Sud dovrebbero andare 43,15 miliardi, una differenza di 20,9 miliardi; mentre al Centro-Nord, anziché 43,16 miliardi dovrebbero essere destinati 22,24 miliardi, secondo i criteri dell’Ue. Su questo terreno si gioca la partita vera dei governatori per il Sud. Ne è convinto anche il presidente della regione Sicilia.

«Pare che si voglia compiere un furto con destrezza ai danni del sud. Che adesso, in un momento di gravi difficoltà, si debba giocare con le furbizie mi sembra ingiustificabile – dice Nello Musumeci – Punteremo i piedi non per avere di più ma per avere quello che, in base alla popolazione e alle condizioni economiche, il Sud ha bisogno di avere». E c’è chi, come il deputato di Liberi e Uguali, Federico Conte, che chiede al Consiglio Europeo, a partire dal primo trimestre del 2021, di «riequilibrare verso Sud l’asse politico dell’Europa, finora sbilanciato verso est». «È necessario – spiega – che le politiche per il Mezzogiorno non siano solo una posta del Bilancio dello Stato, più o meno grande, né il solo finanziamento di progetti correnti, irrealizzati o da completare, imprimendo alle risorse il solito carattere sostitutivo e non aggiuntivo. Devono essere parte di una strategia primaria».


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